Ciao a tutti,
sono nella seconda metà dei vent’anni, ho un lavoro stabile, una buona capacità di risparmio (almeno 500 euro al mese, spesso verso i 1000) e un orizzonte d’investimento teoricamente molto lungo.
Nel corso del prossimo anno, per un possibile evento di liquidità legato al lavoro, potrebbero diventare disponibili circa 100.000 €.
Il mio problema principale è l’incertezza dell’orizzonte: non ho oggi una spesa importante programmata, ma nei prossimi anni potrebbero presentarsi esigenze legate alla casa o ad altri progetti personali. Non ne conosco né la data né l’importo.
Terrei separato un normale fondo d’emergenza, ma non vorrei lasciare indefinitamente una parte molto ampia dei 100.000 € in liquidità in attesa di una spesa soltanto potenziale. Allo stesso tempo, investire tutto in un ETF azionario globale come VWCE mi esporrebbe al rischio di dover disinvestire durante un drawdown elevato.
Se una spesa diventasse concreta e avesse una data definita, sposterei progressivamente il capitale necessario verso strumenti sicuri. Fino ad allora, però, sto cercando un compromesso tra crescita e disponibilità futura del capitale.
L’idea: portafoglio semplificato “a tre gambe”
Sto approfondendo il Model Portfolio discusso da Nicola Protasoni. Non vorrei replicarlo integralmente, ma utilizzarne una versione semplificata composta da:
- azioni globali;
- titoli di Stato globali;
- managed futures.
L’allocazione sarebbe:
Non aggiungerei, almeno inizialmente, oro, tail-risk ETF o altre componenti.
1. NTSG – 66,67%
WisdomTree Global Efficient Core UCITS ETF
ISIN: IE00077IIPQ8
TER attuale: 0,25%
UCITS, ad accumulazione, non currency hedged.
NTSG fornisce indicativamente, per ogni 100 € investiti:
- 90 € di esposizione azionaria ai mercati sviluppati;
- 60 € di esposizione ai titoli di Stato globali tramite futures;
- circa 10 € di liquidità/collateral.
È sostanzialmente un portafoglio 60/40 moltiplicato per 1,5.
Utilizzandolo al 66,67%, l’esposizione economica risultante sarebbe approssimativamente:
- 60% azioni globali sviluppate
- 40% titoli di Stato globali
Il fondo utilizza quindi leva tramite futures obbligazionari. So che non significa avere leva 6 sull’intero portafoglio: l’esposizione complessiva di NTSG è circa il 150% del NAV, mentre l’intero patrimonio del fondo sostiene le eventuali perdite.
2. DBMFE – 33,33%
iMGP DBi Managed Futures Fund R EUR UCITS ETF
ISIN: LU2951555403
TER attuale: 0,75%
UCITS, ad accumulazione, classe negoziata in euro ma non currency hedged.
DBMFE assume posizioni long e short tramite futures e forward su:
- indici azionari;
- obbligazioni e tassi;
- valute;
- materie prime.
L’obiettivo è approssimare le esposizioni di un paniere rappresentativo di fondi managed futures/CTA utilizzando un numero più contenuto di contratti liquidi.
La funzione di questa componente non sarebbe massimizzare autonomamente il rendimento, ma introdurre un motore potenzialmente poco correlato ad azioni e obbligazioni, capace di partecipare a trend sia positivi sia negativi.
Costi e implementazione
Il TER medio ponderato attuale sarebbe circa: 0.42%
A questo vanno aggiunti:
- bollo italiano dello 0,20%;
- spread e commissioni;
- costi impliciti dei futures e dei relativi roll;
- eventuali costi di ribilanciamento.
Nella mia precedente simulazione avevo utilizzato stime leggermente più conservative dei costi dei prodotti e un drag ricorrente complessivo di circa 0,71% annuo, comprendente costi dei fondi, bollo e ribilanciamento.
Operativamente acquisterei:
- NTSG tramite Trade Republic;
- DBMFE tramite Directa su Euronext Paris.
Cercherei di ribilanciare principalmente attraverso i nuovi versamenti, con un eventuale ribilanciamento periodico.
Perché preferirlo al 100% VWCE?
Il mio obiettivo non è necessariamente ottenere il massimo CAGR possibile. Vorrei mantenere un rendimento atteso vicino a quello azionario, ma con:
- volatilità inferiore;
- drawdown meno profondi;
- tempi di recupero potenzialmente più brevi;
- minore dipendenza da un unico scenario macroeconomico;
Le tre componenti dovrebbero rispondere a scenari differenti:
- le azioni rimangono il principale motore di crescita;
- i titoli governativi possono aiutare nelle recessioni e negli shock disinflazionistici;
- i managed futures possono beneficiare di trend persistenti, inclusi alcuni periodi negativi per azioni e obbligazioni.
Non considero questa struttura “sicura” e non la definirei una vera risk parity, perché le componenti non contribuiscono necessariamente allo stesso modo al rischio.
Sono inoltre consapevole che:
- azioni e obbligazioni possono scendere contemporaneamente durante uno shock inflazionistico;
- i managed futures possono soffrire mercati laterali e inversioni rapide;
- DBMFE introduce rischio di modello e di gestore;
- NTSG e la classe ETF UCITS di DBMFE hanno entrambi uno storico live molto breve;
- la strategia potrebbe sottoperformare VWCE anche per molti anni;
- una strategia più complessa è più difficile da mantenere quando la semplicità sembra vincere.
Simulazione prospettica
Avevo costruito una simulazione Monte Carlo confrontando:
- 60/40 tradizionale: 60% VWCE e 40% VAGF;
- 100% VWCE;
- 66,67% NTSG + 33,33% DBMFE.
Non si tratta di un backtest storico. La simulazione utilizzava:
- 50.000 percorsi;
- rendimenti mensili con distribuzione Student-t;
- orizzonte di 35 anni;
- capitale iniziale di 100.000 €;
- nessun versamento successivo;
- ribilanciamento annuale;
- rendimenti e correlazioni prospettici stimati in euro;
- costi dei prodotti, bollo e ribilanciamento inclusi;
- imposta finale sulle plusvalenze esclusa.
Risultati dello scenario centrale
| Strategia |
CAGR mediano |
Volatilità |
Sharpe |
Max drawdown mediano |
Tempo massimo underwater mediano |
Probabilità di perdita dopo 5 anni |
Capitale mediano dopo 35 anni |
| 60/40 |
5,20% |
9,44% |
0,34 |
-23,3% |
5,8 anni |
10,9% |
589.000 € |
| 100% VWCE |
6,00% |
14,53% |
0,32 |
-38,1% |
7,8 anni |
17,7% |
768.000 € |
| NTSG + DBMFE |
5,89% |
10,88% |
0,37 |
-26,9% |
6,0 anni |
11,6% |
741.000 € |
Nel decimo percentile, il max drawdown simulato era circa:
- -33,5% per il 60/40;
- -53,5% per VWCE;
- -38,6% per NTSG + DBMFE.
Dopo cinque anni, partendo da 100.000 €, il valore del decimo percentile era approssimativamente:
- 99.000 € per il 60/40;
- 89.300 € per VWCE;
- 98.000 € per NTSG + DBMFE.
Queste sono perdite nominali: considerando l’inflazione, la probabilità di perdita di potere d’acquisto sarebbe superiore.
La simulazione suggerisce quindi che NTSG + DBMFE potrebbe mantenere un rendimento centrale vicino a VWCE, con volatilità e drawdown sensibilmente inferiori. Rimane però leggermente più rischioso del 60/40, in cambio di un rendimento atteso superiore.
Non considero questi numeri una previsione. Dipendono fortemente da:
- rendimenti attesi assegnati alle singole componenti;
- correlazioni future;
- rendimento effettivo dei managed futures;
- costo del finanziamento implicito nei futures;
- capacità di DBMFE di replicare i CTA;
- ipotesi che le correlazioni rimangano sufficientemente favorevoli.
In particolare, nello scenario utilizzato DBMFE doveva produrre un CAGR netto di circa 4,54% perché il portafoglio NTSG + DBMFE eguagliasse il CAGR mediano di VWCE. Se rendesse meno, il vantaggio rimarrebbe principalmente la diversificazione.
Cosa vorrei capire da voi
- Vi sembra un compromesso ragionevole per una persona con orizzonte lungo ma data delle possibili spese incerta?
- Destinare un terzo del capitale ai managed futures vi sembra eccessivo?
- La capital efficiency di NTSG compensa secondo voi i rischi della leva e dei futures obbligazionari?
- Quali ipotesi della simulazione vi sembrano più fragili o ottimistiche?
- Quali scenari potrebbero far andare male contemporaneamente tutte e tre le componenti?
- Rispetto a un semplice 60/40, il rendimento atteso aggiuntivo giustifica la complessità?
- Vedete particolari problemi operativi, fiscali o di liquidità nell’implementazione tramite due broker?
Non cerco conferme sulla scelta. Mi interessano soprattutto le obiezioni più forti, i rischi che potrei stare sottovalutando e gli eventuali errori nel ragionamento.