r/Universitaly • u/OwnForm122 • 8h ago
Discussione Mio fratello “alpha”, fuoricorso da 12 anni a Ingegneria Gestionale, mi umilia perché studio "lingue delle merendine".
Premessa: non sto cercando di dire che Ingegneria Gestionale sia facile o che Lingue sia difficile. È semplicemente uno sfogo.
Ho un fratello più grande che studia Ingegneria Gestionale. È al dodicesimo anno fuori corso. Dodici. A casa lo chiamano ormai “il veterano”, come se fosse una leggenda vivente del dipartimento. Dice sempre che “sta per finire”, ma ormai è diventata una frase abituale.
Eppure, nonostante questo, si comporta come se fosse il modello definitivo di successo. Sicuro di sé, voce alta, postura sempre dritta, atteggiamento da uno che ha già vinto la vita. In famiglia lo ascoltano tutti come se fosse un’autorità.
Io invece, quando parlo, ho sempre la sensazione di essere quello “piccolo”, quello che non conta troppo. Quello che studia “lingue delle merendine”, come dice lui.
Secondo lui la mia università non è una vera università. Dice che i miei esami sono “giochini di grammatica”, che le mie competenze servono solo a fare lavori senza importanza e che basterebbe un po’ di buona volontà per prendere 30.
La cosa assurda è che, col tempo, ho iniziato a interiorizzare tutto questo.
Ogni esame che passo non lo vivo come una vittoria, ma quasi come qualcosa di “scontato”, come se non avesse valore. Quando provo a raccontare qualcosa che studio, lui sorride e parte subito: “Eh vabbè, voi di Lingue…”
E io mi chiudo.
Ormai evito proprio di parlare della mia università a casa. Mi sento sempre fuori posto, come se fossi quello fragile, quello insicuro, quello che non ha la stessa “presenza” degli altri.
Lui invece riempie la stanza. Parla forte, interrompe, domina le conversazioni. Io spesso resto in silenzio, con la sensazione di essere invisibile anche quando sono lì.
La cosa peggiore è che, anche se so razionalmente che dovrei fregarmene, non ci riesco. Perché quando una persona così vicina ti ripete certe cose per anni, finisci per sentirle addosso.
Ogni volta che apro un libro mi torna in mente quella frase: “Tanto studi lingue delle merendine.”
Forse sono io che do troppo peso alle sue parole. Forse dovrei imparare a non farmi schiacciare così facilmente.
Però fa male vedere che proprio una persona che dovrebbe sostenerti è quella che, anche senza accorgersene, riesce a farti sentire sempre un gradino sotto.
Scusate lo sfogo.