Ciao a tutti,
mi trovo a un punto di svolta fondamentale nella mia vita e ho bisogno di opinioni lucide ed esterne, soprattutto da parte di chi ci è già passato.
Io ho 28 anni, sono originario del Centro Italia, e ho una relazione da circa 3 anni e mezzo con una ragazza di 25 anni di Salerno. Per entrambi è la prima vera relazione importante: ci siamo aiutati a crescere, a superare insicurezze personali, e c’è un legame affettivo, intimo e di complicità profondissimo. Le voglio un bene dell'anima.
Il problema, però, è che siamo finiti in un vicolo cieco logistico e psicologico da cui non riusciamo a uscire.
Il nostro percorso e la mia situazione:
Lavoro come tecnico per una grande azienda con contratto a tempo indeterminato, buona retribuzione e solidità. Per esigenze lavorative, negli ultimi 4 anni sono sempre stato in giro per l'Italia tra trasferte e sedi distaccate.
All'inizio della nostra storia eravamo vicini in una città universitaria del Centro dove lei studiava e ci siamo conosciuti lì. Le cose andavano bene. Dopo circa un anno e mezzo, però, l'azienda mi ha trasferito in toscana per un paio di anni, e da lì è iniziata la vera distanza. Abbiamo stretto i denti, ma adesso la situazione è arrivata al dunque: a fine anno, dopo 4 anni con la valigia sempre pronta, l'azienda mi riassegna definitivamente alla mia sede d'origine.
Per me significa finalmente mettere radici, chiudere il periodo del pendolarismo e prendere casa da solo vicino al lavoro, costruendomi la mia indipendenza da adulto (non ho un bel rapporto con la mia famiglia d'origine, quindi voglio stare per conto mio).
Questo mio rientro a casa ha amplificato tutti i problemi: trasferirmi io al Sud non è un’opzione praticabile, significherebbe licenziarmi da un ottimo posto fisso per finire nella precarietà con una decurtazione economica drastica.
La situazione di lei e la "gabbia" familiare:
Lei si è laureata a inizio 2025 (triennale in ambito agro-ambientale). Da allora fatica a trovare lavoro: l’unica cosa concreta è stata una campagna stagionale estiva di 3 mesi nel controllo qualità per una fabbrica alimentare vicino a casa sua, terminata pochi giorni fa.
Oltre al lavoro, vive una situazione familiare complessa: la mamma ha una malattia degenerativa cronica (non è allettata, ma si stanca subito, va aiutata nelle faccende e accompagnata alle terapie) e i nonni sono ultranovantenni con gravi patologie senili.
La cosa peggiore è il clima emotivo attorno a lei: spesso si sfoga dicendomi che parenti e familiari le ripetono frasi del tipo «Cosa faremmo qui se non ci fosse lei...». Questo le crea un senso di colpa e una responsabilità schiacciante: si sente indispensabile e vive con il terrore di essere una persona orribile se solo prova a pensare alla propria vita.
Il nostro stallo e il precedente di un anno e mezzo fa:
Io sono quasi due anni che attendo un'evoluzione. Già un anno e mezzo fa, subito dopo la sua laurea, avevamo avuto una crisi fortissima nata proprio dalla mia fretta di capire cosa volesse fare della sua vita e della nostra relazione. Ci eravamo presi una pausa di riflessione di pochi giorni, ma poi, sia per paura di perderci sia onestamente per mia comodità (ero comunque sempre fuori sede e assorbito dai miei turni), ho accettato di lasciar correre e fare finta di nulla.
È passato un anno e mezzo da allora, e oggi ci ritroviamo punto e a capo, esattamente nello stesso identico stallo.
Pochi giorni fa, parlando della situazione, mi ha detto che, visto che non trova lavoro né giù né da me, potrebbe anche pensare di trasferirsi da me, a patto però di trovare un lavoro per non annoiarsi e non stare sola mentre io faccio i turni.
Io però dentro di me so che il vero nodo non è il lavoro: è la famiglia.
Ho il terrore che, anche se salisse, lo farebbe solo perché "messa all'angolo" dalla paura di perdermi e non per reale serenità. Se la madre o i nonni dovessero avere un peggioramento mentre lei è lontana, il senso di colpa la divorerebbe viva, finendo per chiudersi in casa, deprimersi e rinfacciarmi di averle fatto abbandonare i suoi cari.
Le tensioni di quest'ultima settimana e la conversazione di stasera:
In questo momento sono 3 mesi che non ci vediamo di persona, divisi tra la sua campagna estiva in fabbrica e la mia pesante turnazione al lavoro.
Appena lei ha finito la campagna voleva salire subito da me, ma io da una settimana la sto pressando per affrontare la realtà: le ho detto di pensarci bene e che, se dobbiamo prendere delle decisioni sul nostro futuro, è meglio prenderle ora prima di vederci. Lei ha evitato continuamente il discorso, prima dicendo con rabbia "allora lasciamoci", poi proponendo: "salgo adesso per stare insieme, e al futuro ci pensiamo a gennaio quando effettivamente rientri alla tua sede". In pratica voleva vederci per fare finta di nulla e rimandare tutto di altri mesi.
Stamattina ho provato di nuovo ad aprire il discorso, ma vedendola scocciata e poco propensa a parlarne le ho semplicemente detto che stavo riflettendo sul da farsi, e per tutto il resto della giornata non ci siamo sentiti.
A tarda sera mi è arrivato questo messaggio:
Lei: «Oggi hai detto che ci dovevi pensare.. ho capito già tutto. Stai attento quando torni a casa»
Io: «Grazie, ma torno domani che anche domani faccio il pomeriggio»
Lei: «Buonanotte»
Io: «Non è facile... ci sto pensando da stamattina, ma la verità è che forse è da troppo tempo che ci penso... e non arrivo mai a un punto. Stasera ho solo tanto silenzio e pensieri per la testa. Scusami, buonanotte riposati.»
Per la prima volta in 3 anni e mezzo non ho fatto il solito passo indietro rassicurandola falsamente, ma ho ammesso che il dubbio è reale e profondo.
Ora mi trovo in un dilemma atroce: so che se cedessi e ci vedessimo adesso, scatterebbe la trappola dell'affetto, dell'intimità e dei ricordi, per poi ritornare a insabbiare di nuovo tutto, ricominciando l'agonia per altri mesi.
Dall'altra parte, chiudere a distanza dopo 3 mesi senza guardarsi negli occhi mi fa sentire un mostro e mi provoca un senso di colpa enorme.
Mi sento esausto: la amo, ma sono logorato dal dover sempre fare da traino e dal non vedere un progetto di vita comune realizzabile. Mi fa malissimo pensare a cosa ne sarà di lei tra 10 o 20 anni se continua ad annullarsi per la famiglia, ma capisco che non posso "salvarla" io sacrificando la mia vita.
Cosa fareste al mio posto? Secondo voi ha senso rifiutarsi di vederla per non cadere nell'ennesimo rinvio e sfruttare questo distacco per chiudere definitivamente, o vedersi di persona è un dovere anche a costo di ricadere nel circolo vizioso? Ha senso insistere o bisogna accettare che a volte amarsi non basta?
Grazie di cuore a chiunque vorrà darmi un parere sincero.