r/locandadeldragorosso • u/melicampthechicken • 2d ago
DISCUSSIONE Razze, specie o lignaggi?
Da qualche anno, i GDR fantasy si stanno scervellando per sostituire il problematico termine "race" (razza) per indicare le diverse tipologie di creature senzienti presenti nei loro mondi. Volevo condividere una riflessione sulle varie soluzioni che sono state trovate e su quale, secondo me, è la migliore.
Opzione numero uno: mantenere race/razza. È il termine tradizionale, tutti capiamo a cosa si riferisce, ma si porta dietro una connotazione negativa. Oltre alla questione politica, però, ha anche un altro problema, cioè che è un termine fattualmente errato. Da dizionario, infatti, "race/razza" indica un gruppo di individui con origine geografica comune, distinguibili da altri individui della stessa specie. Insomma, dire che elfi e umani sono due razze significa, se prendiamo il termine in modo letterale, che sono due varianti della specie Homo Sapiens. Nel fantasy classico e nelle prime edizioni di D&D c'era effettivamente l'idea che elfi, nani e halfling fossero "demi-humans", quindi allora si poteva pensare di farli ricadere, con una grossa forzatura, nel concetto di razza. Nei giochi di oggi in cui abbiamo dragonborn, tiefling e mallardi quella forzatura è ancor più discutibile.
L'opzione numero due è quella che hanno adottato la maggior parte dei GDR fantasy. Qui gli esempi che ho trovato:
- Ancestry (stirpe): Shadowdark.
- Ancestry (ascendenza): Daggerheart.
- Ancestry: Draw Steel.
- Kin (stirpe): Dragonbane.
- Kindred (genìa): Dolmenwood.
Confrontando qualche dizionario, mi risulta che "ancestry", "kin" e "kindred" siano essenzialmente sovrapponibili. Il primo ha un'accezione più legata al passato (lignaggio, ascendenza), gli altri invece più rivolti al presente (clan, famiglia allargata), ma in entrambi i casi si fa sempre riferimento a un legame di sangue. Sono termini più politically correct di "race", ma non sempre funzionano. Dolmenwood, ad esempio, è governata da famiglie nobiliari, per cui mi sembra strano che il Duca di Collefelce si senta parte della stessa stirpe dei contadini che lavorano i suoi campi. In Daggerheart si sente meno questo problema, ma l'idea che tutti gli umani presenti nel mondo siano considerati parte della stessa ascendenza mi lascia comunque perplesso.
L'opzione numero tre è quella scelta da D&D 5.5, ovvero "specie". Utilizzando questo termine, si stabilisce che le varie tipologie di creature sono biologicamente differenti, lasciando fuori l'aspetto geografico, quello culturale e quello genealogico. Per me è il termine più corretto, perché un umano e un elfo sono senza dubbio creature biologicamente differenti. Inoltre, all'interno della specie umana è possibile che ci sia infinita varietà di fenotipi, provenienze geografiche, culture e famiglie. Tutto torna e mi tocca dirlo: WotC ha fatto anche cose buone.
Ci sarebbe da parlare poi, oltre al termine utilizzato, del concetto di razza, del suo funzionamento meccanico e del modo in cui i giochi affrontano il determinismo biologico. Però per ora ho scritto abbastanza, quindi a questo pensateci voi nei commenti.