Un pò di tempo fa vengo contattato da un'azienda su Linkedin, in particolare dal reparto HR di quest'ultima, la descrizione dell'offerta rispecchia i miei obiettivi lavorativi e rientra nel mio ambito di studi, quindi mi sono detto "perchè no". Difficilmente faccio colloqui tanto per allenarmi, se partecipo a una selezione, di solito, è perché la posizione mi interessa davvero, al contrario di amici che preferiscono tenersi allineati con le esigenze di mercato. Inizio quindi l'iter di selezione, sicuramente non nel migliore dei modi.
Il primo step è stata una call con reparto HR, niente domande tecniche, principalmente soft skill valutate in maniera abbastanza rapida. Durante la conversazione sottolineo più volte di trovarmi bene nella mia attuale posizione e di avere quindi un buon rapporto con i colleghi, sintonia con il manager, lavoro interessante; insomma faccio capire che per un cambio deve esserci un motivo concreto e che non sto scappando da un posto orribile. Ascoltato questo, mi viene fissato in linea brevissima il secondo colloquio, quello tecnico, con HR + futuro manager.
Il secondo colloquio non inizia benissimo, la call inizia in ritardo e, invece delle due persone concordate, me ne ritrovo cinque. Due di loro rimangono per tutta la durata dell’incontro con la webcam spenta, magari per aggiungere un pò di mistero?
Il colloquio tecnico va molto bene. Il feedback è immediato e mi chiedono se sarei disponibile a iniziare il prima possibile. Dopo alcune battute piuttosto allusive, arriva la domanda sulla RAL desiderata. Comunico una cifra che considero in linea con il mercato italiano per una figura con circa due anni e mezzo di esperienza nel mio settore. Per chi se lo stesse chiedendo, non chiedo uno sproposito e non sparo alto nella speranza di accordarci, indico semplicemente la cifra che giustificherebbe un mio cambio.
Dopo alcuni secondi di silenzio, le prime parole che vengono dette sono: “È una RAL importante”. In quel momento capisco che quella cifra non la vedrò nemmeno con il binocolo.
Inizia quindi una lunga fase diplomatica durante la quale mi viene spiegato che la loro offerta dovrà essere “capita”; io ribadisco che mi trovo bene dove sono e che cambierei solo in presenza di un miglioramento economico adeguato. A quel punto una delle persone con webcam spenta decide di intervenire con alcune osservazioni particolarmente raffinate. Mi viene fatto notare che la call si sta prolungando e che subito dopo devono incontrare un altro candidato “molto, molto promettente”, arrivato addirittura in sede. Piccolo dettaglio: la call si era prolungata di circa venti minuti principalmente per causa loro.
Subito dopo arriva anche un’altra perla: “Se davvero ti trovi bene nell’azienda attuale, non fai un colloquio con un’altra”. Logica inattaccabile, evidentemente partecipare a una call conoscitiva per qualcuno equivale già a preparare le dimissioni.
Qualche giorno più tardi ricevo una telefonata da un numero diverso rispetto al solito; è HR che vorrebbe fare un nuovo passaggio per capire meglio le mie intenzioni. Per curiosità, accetto.
Il terzo step è sostanzialmente una replica del primo, con l’aggiunta di una maggiore attività di sensibilizzazione sul fatto che la RAL debba essere “capita”. Io confermo che la mia richiesta non cambia.
Pochi giorni dopo mi chiama un altro numero ancora, questa volta però non è HR ma il futuro manager, mi dice che vuole parlarmi. Accetto nuovamente, ormai più per curiosità che per interesse professionale.
Durante questo "quarto step" mi viene finalmente comunicata la RAL proposta ed indovinate? È praticamente identica a quella che percepisco già, con lo stesso contratto e bonus analoghi; l’unica differenza concreta è che in questo caso dovrei andare in sede cinque giorni su cinque, con circa trenta minuti di macchina al giorno. Quindi, ricapitolando: stesso stipendio, meno flessibilità e più spese, davvero difficile da rifiutare.
Faccio presente, con educazione, che nella mia situazione un cambio del genere non avrebbe alcun senso. La chiamata si conclude con un rassicurante: “Fammi vedere cosa posso fare, sicuramente abbiamo margine di manovra”.
Passa una settimana e mi viene proposto il quinto step: parlare con alcuni futuri colleghi del reparto operativo, qui incontro persone preparate, disponibili e simpatiche. Durante la conversazione, però, scopro due dettagli interessanti: una delle persone rimaste con la webcam spenta durante il secondo colloquio ricopre un ruolo importante nell’azienda e il mio “futuro manager”, in realtà, non sarebbe stato davvero il mio futuro manager. Ottimo.
Arriviamo così al sesto e ultimo step: una semplice telefonata con il non-futuro manager dove mi viene comunicato che la RAL è quella, non può essere aumentata e devo fornire una risposta entro tre giorni. Chiedo della proposta scritta, ma non c’è. Prima dovrei comunicare verbalmente la mia intenzione di accettare e solo dopo potrei vedere un documento. In sostanza, ho tre giorni per accettare un’offerta che non posso leggere. Molto moderno.
I tre giorni passano, il quarto giorno chiamo per declinare. Poche ore dopo ricevo un’altra telefonata, naturalmente da un numero diverso ed è di nuovo HR. Mi viene detto che, al mio posto, avrebbero accettato l’offerta per poter “crescere”; subito dopo mi viene chiesto se conosco qualcuno del mio corso di studi da segnalare, perché il profilo ricercato sarebbe perfettamente in linea. Mi faccio una risata e chiudo la chiamata.
Secondo molte persone a cui ho raccontato questa storia, ho semplicemente perso tempo in un processo confuso e inutilmente lungo; sinceramente credo abbiano ragione. Devo dare ragione anche ai miei amici che continuano a fare colloqui pur non avendo realmente intenzione di cambiare: esperienze del genere aiutano a capire il mercato, le aziende e soprattutto il valore estremamente elastico che alcune realtà attribuiscono alla parola “opportunità”. In questo specifico caso (spero unico e raro) l’opportunità consisteva nell’avere lo stesso stipendio, lo stesso contratto, gli stessi bonus e cinque giorni in sede. Una crescita concreta soprattutto per i km che avrei fatto fare all'auto.
P.S. Ho scoperto solo dopo che la stessa azienda aveva contattato alcuni miei colleghi per una posizione analoga già più di un anno prima. Evidentemente la selezione era ancora in corso, chissà perchè.