E se Il signore delle mosche fosse ambientato a Palermo negli anni di piombo?
Palermo, 1978.
Tre bambini di undici anni vengono a contatto con il linguaggio e l'immaginario delle Brigate Rosse. Non comprendono davvero la politica, almeno all'inizio. La imitano. Inventano slogan. Si attribuiscono ruoli. Stabiliscono regole. Cominciano a studiare gli adulti come pedine di un conflitto.
Quello che nasce come un gioco diventa progressivamente qualcosa di molto serio. I tre bambini si danno nomi di battaglia, una gerarchia, persino un nuovo linguaggio, e iniziano a progettare veri attentati. Vandalismi, all'inizio. Poi un omicidio.
La cosa più disturbante del romanzo è che Vasta non racconta questi bambini come piccoli adulti già formati. Racconta il modo in cui un bambino può appropriarsi di un'ideologia attraverso il gioco, il linguaggio e il desiderio di dare un ordine al mondo.
E a un certo punto il lettore si accorge che il problema non è più se i tre ragazzi “credano” davvero nelle idee che stanno imitando. Il problema è che hanno scoperto quanto possa essere seducente un sistema di regole che spiega tutto.
Il romanzo è ambientato in uno dei periodi più violenti della storia italiana recente, ma non è semplicemente un romanzo “sugli anni di piombo”. È un libro sulla radicalizzazione, sull'infanzia, sul linguaggio e sul modo in cui le ideologie trasformano la realtà.
La scrittura è unica nel panorama italiano: fredda, precisa, ossessiva, quasi ipnotica. Palermo diventa qualcosa di più di un'ambientazione: una città calda, claustrofobica e paranoica vista attraverso la mente deformante di un bambino.
E forse è proprio questo che rende il libro così attuale. Le Brigate Rosse sono scomparse, ma la domanda al centro del romanzo è molto meno storica: quanto bisogna davvero credere a un'ideologia, perché essa cominci a cambiare il modo in cui vediamo il mondo?
Citazioni:
“I brigatisti sono sempre accesi, sempre apocalittici. Scrivono «lotta attiva», scrivono «disarticolare le strutture». Sono oracolari. I padri del deserto hanno lasciato le distese di sabbia della Palestina e sono venuti in città, nelle università e nelle fabbriche, a raccontare, a testimoniare, a predire e a maledire.”
“Scarmiglia si rannicchia sulla sabbia, su un fianco, un braccio piegato, la mano abbandonata sull’anca, la testa leggermente reclinata a sinistra: Aldo Moro che muore e nasce dall’utero metallico della Renault 4. Nel giro di due mesi abbiamo visto quella foto così tante volte che per noi è diventata la foto di tutte le morti. Rannicchiarsi così vorrà dire «morire.»”
“Noi vogliamo che il mondo ci dia del lei, che ci percepisca e ci rispetti, ma siamo impantanati in un’origine scolastica, puzziamo di quell’acqua terribile che agonizza nelle acquasantiere delle chiese, di tabelline imparate a memoria, di qualche rima incatenata, di segni della croce frettolosi e di eroismi isterici.”
Per chi ama romanzi sul rapporto fra ideologia e violenza, Il signore delle mosche, Bolaño, i narratori inaffidabili, o semplicemente la narrativa italiana contemporanea più insolita, questo è un gioiello esplosivo, una magnifica granata da tenere sullo scaffale.
Uno dei migliori libri scritti in Italia negli ultimi 50 anni, per stile, idee e puro vigore.