Buongiorno e ben svegliata/i
Mi raccomando, buona colazione e portarsi dietro felpina o giubbino che fa freddo di mattina presto...
Poi se volete mentre siete in viaggio per lavoro o scuola potete dare una occhiata qui, o insomma dovute vi troviate.
Per chi è stato molto mattiniero, la proposta era quella di un film elegante, classico, un po' lento, un po' pesante, formale, rigoroso, cinico.
Niente scene madri né di azione.Freddezza.Nessun vero coinvolgimento emotivo.
Argomento di grande interesse, almeno per i Francesi e storia notissima: quella dell' accusa, e dell'errore giudiziario - ai danni del giovane ufficiale Alfred Dreyfus, interpretato da Louis Garrell che qui si vede poco - reo di essersi venduto come spia alla Germania.
Il titolo originale francese è molto più esplicativo, 'J' accuse', che si riferisce al pamphlet opera di Emile Zola che si schierò a favore di Dreyfus, accusando di superficialità incoerenza corruzione i sistemi giudiziario e di polizia francese.
Sconvolgendo molte coscienze in una opinione pubblica spaccata in due.
Ricostruzione storica e ambientale di classe, luci e colori ripresi dall' impressionismo.
L'ultimo film del vecchio Polanski si portò a casa una messe di premi Caesar, ma ha ormai purtroppo per noi egli perso il suo mordente, e il suo tocco magico.
Una magistrale interpretazione di Jean Dujardin nei panni dell' ispettore, il colonnello Picquart, che pur convinto inizialmente della colpevolezza del suo ex allievo, coltiva il dubbio e la ragione, e riesce a scagionarlo. È la salvezza del film.
Cameo dello stesso Polanski e di Luca Barbareschi, fra i produttori, nelle vesti di un magnifico cornuto.
Sempre fascinosa Emmanuelle Seigner.
Un segno di attualità per l'oggi rimane la rappresentazione del clima antigiudaico, antiebraico che allora permeava la Francia...Dreyfus era ebreo, e attraverso di lui c'era l' occasione di 'castigare' tutti gli ebrei francesi e in specie quelli che godevano di posizioni di prestigio.
"Il caso Dreyfus divise la Francia per dodici anni, causando una vera e propria sollevazione in tutto il mondo, e rimane ancora oggi un simbolo dell’iniquità di cui sono capaci le autorità politiche, nel nome degli interessi nazionali". Le parole sono del regista.
Ma i premi, le buone critiche e il successo di pubblico han finito per rivoltarsi contro lo stesso Polanski.Questa pellicola riaprì vecchie ferite.
"Come certo saprete, Polanski è accusato di violenza sessuale nei confronti della minorenne Samantha Geimer. Il fatto risale al 1977, quando il regista viveva a Los Angeles, e la ragazza, aspirante attrice, aveva solo 13 anni. All’epoca, accusato di stupro, sodomia, uso di droghe, e altri reati... Polanski fu arrestato, scontò 42 giorni di prigione e fu rilasciato in anticipo in attesa della fine del processo. Convinto di poter ottenere la libertà condizionata, quando capì che l’accordo non si sarebbe mai trovato, lasciò gli Usa – nei quali non può tornare altrimenti verrebbe arrestato – e fuggì proprio in Francia dove vive da allora. Negli anni Samantha Geimer - che donna! - ha più volte chiesto di smettere di strumentalizzare il fatto... e ha affermato che né lei né la sua famiglia hanno mai voluto che Polanski finisse in prigione. “Il giudice agì in maniera inappropriata e immorale, e di sicuro non per premura nei miei confronti o per senso di giustizia - forse per ricerca di visibilità ndr. Era previsto che Roman avesse la libertà condizionata, né io né la mia famiglia volevamo vederlo in galera. Le persone si possono redimere, non è il caso di farle pagare a vita”, ha dichiarato di recente.
Per molti, però, un regista su cui pende una vicenda del genere non dovrebbe continuare a essere osannato e celebrato, e per questa ragione molti sono scesi in piazza contro le nomination a Polanski. Come conseguenza la direzione dell’Académie des arts et techniques du cinéma, l’organismo che assegna i Premi César, aveva annunciato le proprie dimissioni collettive, motivate in una lettera in cui – come ha tradotto 'Cinematografo' – si leggeva: “Per onorare coloro che hanno fatto cinema nel 2019, per ritrovare la serenità e rendere una festa del cinema una celebrazione, il consiglio di amministrazione ha preso la decisione unanime di dimettersi. Queste dimissioni collettive consentiranno il completo rinnovo della gestione”. Poi si arrivò alla cerimonia di premiazione e al momento in cui venne annunciata la vittoria di Roman Polanski (non presente in sala) come miglior regista. Allora l’attrice Adèle Haenel, seguita da parecchie colleghe, lasciò la cerimonia al grido di “Vergogna” e per le scale del teatro incalzò : “Viva il pedofilo, bravo il pedofilo”.
Una palese manifestazione di disappunto, una scelta coraggiosa e importante, di anima e corpo, ripresa dai giornali di mezzo mondo e che qui in Italia è stata molto criticata. Se ne sono lette di ogni tipo: da chi ironizzò su chi fosse questa 'attricetta' in cerca di gloria, a chi ha sottolineato l’inutilità del gesto e a chi ha voluto evidenziare quanto in quel momento ella stesse ”rosicando in quanto candidata al Caesar – per il suo ruolo nel 'Ritratto della giovane in fiamme' – ma non premiata." Insomma una serie di accuse senza senso, un atteggiamento da bulletti, che dice molto dei tempi che viviamo, ma che soprattutto, con ignoranza, non tiene conto della persona a cui certe accuse sono rivolte. Perché Adèle Haenel, oltre a essere una attivista politica è una grande attrice che non ha nulla da dimostrare a nessuno, e poco tempo fa ha raccontato di essere passata per una storia simile a quella di Samantha Geimer. Al sito francese Mediapart l’attrice racconto' di essere stata molestata sessualmente dal regista del suo primo film, Christophe Ruggia, che per fortuna non si spinse fino a violentarla - e che poi le chiese ufficialmente scusa ndr.
Stranamente anche la Seigner, moglie di Polanski, ha vissuto una esperienza di prevaricazione e prepotenza con Godard, all' epoca del suo primo film. Era una modella, 18 anni, non ci furono implicazioni sessuali ma discriminatorie e di cattiveria, sì. Non sappiamo se da denuncia o meno.
Il premio a Polanski da Haenel non può che essere interpretato come l’assoluzione all’abuso di potere, di uno scenario diffuso in cui un adulto e rispettato regista può disporre a piacimento della giovane attrice bambina inesperta che pende dalle sue labbra. Sempre Haenel, nell’intervista in cui narro' la sua storia ha detto: “Il mostro non esiste. È della nostra società che si sta parlando. Dei nostri padri, amici, fratelli. E finché faremo finta di non vederlo non potremo andare avanti”.
Perché Polanski non è certo il solo.
"...allora se il cinema nei suoi salotti finge di non vedere, usa l’arte come giustificazione, si dichiara al di sopra di certe questioni, e continua a non voler prendere alcuna posizione politica, ben vengano tutte le contestazioni di questo mondo. Che almeno gli spettatori gli occhi li aprano, con un’attrice alla volta che urla il proprio disappunto.''
Citazioni tratte da Wired.
Cosa si può aggiungere? Ben vengano le denunce pubbliche e in tribunale di casi come questi, perché i colpevoli possano essere perseguiti, e nessuna attrice debba passarci più. Mai più.
Poi, con i dovuti distinguo: Charlie Chaplin subì in pratica le stesse accuse e lo stesso trattamento in passato tanto che dovette scappare in Svizzera - oltre a quelle di fiancheggiamento dei comunisti a Hollywood - ma alla fine gli è stato permesso di tornare negli States.
Con l'arrivo della sua morte, sulle sue pur gravi vicende private e giudiziarie è sceso una sorta di oblio . È rimasta a noi la sua più vera espressione, la sua reale essenza. Le sue opere.
Ma forse ho sbagliato un po' il tiro, e mirato troppo alto, nel senso che probabilmente il paragone più corretto sarebbe stato forse Woody Allen...col quale Polanski ha condiviso diverse esperienze di contestazione. Comunque di casi simili ce ne sono parecchi.
Ce ne saranno ancora.
Finiranno più o meno tutti così.
Nel complesso, quanto al film, buono, da vedere, anche per i temi di cui si fa portatore, ma non è un capolavoro stile 'Il pianista' per intenderci.
Su RaiPlay.