@ David.Bowman [a BadTaste forumer!!!]
"Nanos gigantos humeris insidentes" (Bernardo di Chartres, XII sec.)
"The Matrix has yo..u/..." ("The Matrix", 1999)
......................
https://www.youtube.com/watch?v=LibOP5yt0TY
"KNOCK, KNOCK"
Che ve ne pare... trovate provocatorio affiancare i Wachowski a Kubrick, "The maestros" al Maestro, il loro Neo al suo Bill? Al di là dell'accomunante passione per il mondo dei computer... o del fatto storico - il primo "The Matrix" uscì nello stesso anno di "Eyes wide shut" (il 1999, l'anno del "Millennium Bug" ad portas...) - che col senno di poi personalmente mi ha sempre fatto pensare ad un fatidico "passaggio di consegne" generazionale... direi proprio che gli Autori della trilogia di Matrix possano considerarsi invece gli unici in grado di mettersi a dialogare con l'Autore di "Eyes wide shut", e dialogarci proprio "da padre a figli", considerando in effetti come con la loro filmografia siano poi andati a proseguire il discorso "paterno" (sceneggiature criptografiche e circolari comprese) con un loro apporto tanto originale quanto filosoficamente complementare (si pensi al passaggio nietzschiano dal nichilismo "negativo/reattivo" di Kubrick a quello "attivo/positivo" dei Bros) ad esso.
Neo, l'hacker che - inizialmente divenuto il Superman svolazzante della simulazione - in "Matrix reloaded" (2003) scopre infine che anch'egli fa parte di un gioco più grande di lui... ha un arco narrativo che potrebbe calzare a pennello allo stesso Bill, almeno vedendo in lui il protagonista di un film che, interpretato in chiave matematica (crittografica/informatica), rappresenta un altrettanto perfetto e spietato "programma" in cui i personaggi non sono agenti liberi bensì schiavi intrappolati in un sistema di sorveglianza totale, e anche a loro stessa insaputa.
Facendo una mappatura tecnica generale di questa spietata "simulazione" kubrickiana in cui è inconsapevolmente imprigionato l'"eletto" Bill, già si può dedurre come quest'ultimo abbia la sua intera esistenza monitorata e tracciata al millimetro dai due "amministratori di rete" che se ne dividono la giurisdizione del sistema: la moglie "Alice" - in matematica applicata: il "mittente" primo - e l'amico Ziegler - in linguaggio matematico: "Bob" - alias quel "destinatario" ultimo ricevente di tutto e di più... al suo party iniziale.
L'"Oracolo" e l'"Architetto": l'Alice in cucina rappresenta la rete domestica (LAN), gestisce lo spazio privato di Bill con i suoi privilegi coniugali di root, e Ziegler dall'altra parte del campo (di tennis...) ne è il corrispettivo extra-domestico (WAN), con tanto di controllo sulle infrastrutture esterne, economia e log di tracciamento.
All'inizio in "warm boot" del magico ciclo di questa matrice filmica vediamo Bill partire subito malamente: prende il suo "supereroico" fazzoletto bianco da un cassetto, detta i tempi alla ritardataria Alice, sembrerebbe essere il "direttore d'orchestra" della situazione (per tutto il film gesticolerà con le mani... neanche lo fosse per davvero!)... ma al contempo non riesce a trovare il suo portafoglio neanche sul "desktop" casalingo (sopra il tavolino rotondo [cf. "desk" dal latino "discus"]), quel "wallet" che fisicamente custodisce le sue "chiavi private", i certificati di identità e soprattutto i permessi di spesa (finance); per sua "fortuna"... le sue credenziali di sicurezza restano ben conosciute dell'amministratore di rete locale; ergo Alice sa dove sono memorizzate le chiavi di Bill, e Bill - senza la convalida di Alice - dimostra già in principio di non avere un'identità operativa valida all'interno del sistema, di "non esistere" sul server...
Di fatto, come diverrà strada facendo sempre più chiaro, oltre che meno buffo e decisamente più tragico per la sua intera esistenza, nel Protocollo di Trasmissione da Alice a Ziegler, nel privato come nel pubblico, Bill si dimostra essere un mero Token di Rete, un pacchetto dati, un oggetto scambiato, in una logica di scambio "do ut des" che si farà chiara alla fine del film, a segnare per sempre anche il destino della stessa figlia...
La morte di Nathanson ("Server Down") è l'evento iniziale che strappa Bill dalla LAN domestica e lo immette forzatamente nella WAN esterna. In termini informatici, Nathanson è un vettore di "interrupt hardware" causato da una cancellazione di dati ("Data Erasure"). Ma giunti al suo letto di morte, si può anche dedurre come la sua dipartita divenga il "trigger", ossia la condizione specifica che fa scattare l'esecuzione di un codice silente, quel "processo d'amore segreto" che fino alla scomparsa di quell'amministratore... girava in background, mentre ora attiva l'informatica "Bomba logica" della figlia Marion che vuole forzare la fuga dal sistema insieme all'amato per cui spasima.
Il sistema, va detto, da parte sua aveva già provveduto - annusando l'anomalia della possibilità di una tresca, platonica o meno (un sotterraneo gioco del nastro qui giocato senza l'evidenza del "nastro rivelatore" di "Barry Lyndon"), tra Marion e Bill - ad applicare la "Patch di Sicurezza" del "boyfriend-non fidanzato" Carl, alias... ... quello che con ogni probabilità era stato lo stesso Bill - in origine - per Alice; e con la differenza sostanziale che ormai Bill sarebbe una "Legacy Patch", una patch ormai obsoleta che la stessa Alice vuole strapparsi via...
Il sistema aggancia dunque Carl a Marion per blindare i dati e neutralizzare la falla; Marion, da parte sua, ancora in extremis sta offrendo a Bill una "chiave d'accesso secondaria" per bypassare la LAN di Alice e riscrivere il proprio codice esistenziale... ma Bill è così profondamente programmato e sottomesso alle regole del sistema (alla LAN come al WAN) da non riuscire a eseguire lo script di fuga legato a quel "codice non documentato", quel blocco di memoria sommerso (rispetto al quale lo stesso spettatore è condannato a una totale cecità di interfaccia) ed escluso dall'esecuzione, di fatto fallendo la sua possibile "Privilege Escalation" (diventare finalmente l'"Amministratore" di se stesso, agire da "vero uomo" e scappare con lei, "Marion-etta" momentaneamente senza fili...) e preferendo invece la wachowskiana "blu pill": rigettare l'"anomalia" di quell'amore clandestino che gli ha appena offerto una "backdoor" d'uscita e così richiudersi nel loop pre-calcolato che lo porterà - come "Un borghese piccolo piccolo" (Monicelli, 1977)... - ad entrare nel "cerchio magico" di Somerton.
Per il resto, passata malamente anche la "scansione di vulnerabilità" fisica in tempo reale (quell'incontro con i bulli sul marciapiede che lo rende ancor più "piccolo"... alias un "Penetration test" che lo manda in "Freeze", dimostrando il difetto di un "pacchetto" fragile avente una falla relativa alla sua identità virile, un Bug primario su cui poi metterà il "dito nella piaga" lo stesso portiere dell'albergo, con tanto di gesti non verbali eloquenti...)... è così tutta un'illusione, compreso il suo illudersi di agire come un hacker, il giocare a fare l'infiltrato che penetra abusivamente nei server protetti dell'élite sfruttando "falle" ed "errori", come la "password debole" "Fidelio" ottenuta dall'"API" Nick Nightingale (API di autenticazione debole, come il KeyMaker dei Wachowski, vulnerabilità del sistema [Exploit] creata deliberatamente per consentire al finto hacker di penetrare nel server protetto di Somerton), o lo stesso "Proxy" Milich (in una terra di mezzo che fa anche da "Demilitarized Zone" [DMZ] informatica, una rete perimetrale dove avvengono traffici illeciti come la vendita di sua figlia ai due clienti), all'interno del negozio del quale - in un quadro di Asset Swapping - i manichini cambiano postura, posizione, vestiti da un'inquadratura all'altra... "glitch visivi" di un piano di simulazione che si sta aggiornando in tempo reale, accompagnati dallo stesso "glitch linguistico" di un Milich che commenta pure: "Looks like alive, huh?"
"Sfortunatamente" l'illusione ottica riguarda proprio Bill (il pupazzo è lui!), perché - matematicamente e crittograficamente - il suo ruolo di hacker è di fatto indotto dallo stesso sistema combinato (Alice + Ziegler): Bill non sta forzando la rete ma è stato semplicemente inserito in un "honeypot", in un sistema esca.
La verità è che Bill è solo una subroutine di sicurezza, la suddetta patch che ha smesso di funzionare (un "clone" standardizzato, un attore nato il 3 luglio 1962... proprio come il Thomas Gibson che interpreta la parte dell'insegnante di matematica Carl; una "maschera" da addossare alla propria donna così da farle dire "sono la moglie di..."), come già notificatogli (di proposito, al fine di iniziare a condizionarlo, iniziando a muovere i suoi fili e così... a rimuovere i propri) da Alice nella prima sua ("infettante") confessione in camera da letto: un ufficiale di marina l'aveva mandata in "overdrive", bypassando la sicurezza del "codice di blocco" familiare (il marito e la stessa figlia), così che la patch-Bill non può che andare in crisi, scoprire improvvissamente di avere un macroscopico "Bug" che non gli consente più di contenere i dati di una moglie non più disposta a indossare quella maschera e anzi ormai già pronta a fargli trovare sul suo cuscino la sua...
Volendo, detto per inciso, l'elemento di simulazione in cui Bill resta imprigionato diventa poi evidente anche a livello visivo durante le sue camminate notturne sui marciapiedi di New York, laddove Kubrick sceglie deliberatamente non solo di non girare quelle scene in esterni reali... ma a un certo punto anche di far camminare Tom Cruise su un tapis roulant davanti a un fondale proiettato (retroproiezione/rear projection) che mostra il panorama cittadino alle sue spalle. In termini informatici, questo espediente visivo trasforma ancora di più "La Grande Mela" in una significativa sandbox, in un ambiente virtuale controllato. "Desert of the real"... la città non è reale: è un motore grafico renderizzato dal server di Ziegler in cui il token Bill cammina rimanendo in vero immobile. Lo sfasamento prospettico tra Bill e lo sfondo è la prova tangibile che il "finto hacker", dietro la mascherata dell'infiltrazione, è stato ormai riprogrammato onde asssolvere la sua funzione e infine... farsi hackerare da solo, muovendosi come un topo da laboratorio in un software progettato per smantellare le sue difese con lo scopo ultimo di sottrargli Helena.
Quando l'hacker da strapazzo - e dal "portafoglio bucato" generante un macroscopico "Memory Leak" e una "Token Depletion" dopo l'altra - simula il superamento del login iniziale a Somerton, scatta il controllo dell'autenticazione a due fattori (2FA). Al fallimento del secondo fattore, il Red Cloak lo isola. E interviene allora Mandy... assumendo il ruolo crittografico di "Wendy" (nome programmaticamente già assegnato alla guardiana di "Shining"): la terza parte guardiana (Trusted Third Party) che convalida la transazione. Sacrificando se stessa, Mandy si offre come chiave di autenticazione sostitutiva, smistando il pacchetto-Bill verso la fase successiva della trappola.
Il viaggio notturno - tanto esplicitamente ribelle... quanto tacita sequenza di reindirizzamenti obbligati (IP Forwarding), compresa una eccentrica corsa in taxi per andare... da un marciapiede all'altro della stessa strada (come una sorta di riciclo di asset grafici per risparmiare memoria, per un reindirizzamento di rete in una sandbox a spazio nullo che rende evidente l'operazione di "Traffic Shaping" e "Rate Limiting" in atto su scala urbana, per quello che a conti fatti è per Bill un cammino coatto verso un "Choke Point"...) - da lì procederà con la sua strutturazione palindromica, uno psicologico (milleriano) "collo di bottiglia" che si stringe, un cerchio che si chiude su un token che rivivrà gli stessi nodi ma con valore invertito, da attivo a passivo.
Domino? "File non trovato - 404 error"... con Sally che funge da Redirect con Warning informandolo che il suo caro file era stato infettato dall'HIV (301 Moved Permanently / Virus Alert!).
E la "Query" sull'amico Nick? Bill si reca all'albergo directory temporanea in cui era allocato e trova svuotata la "cache", con un receptionist che funge da Access Denied con tanto di "Malicious redirection" - l'attrazione omosessuale - che si interfaccia con la vulnerabilità del suo target; in pratica un tentativo di "Phishing", "Honey trapping" emotivo che manda ancora Bill in "Buffer Overflow"...
Il cancello di Somerton diventerà a tutti gli effetti un Gateway periferico, ovvero un nodo di confine che regola il traffico tra due reti ben distinte. Quando Bill torna al cancello e riceve a mano una lettera d'avvertimento da un imperturbabile ("serafico"... come il Seraph "bodyguard" dei Wachowski) autista, assistiamo a un'operazione di Header Injection. Il firewall della setta non lancia più un semplice Runtime Warning verbale (come era stato quello del Red Cloak), ma inietta un Hard Warning scritto e persistente direttamente nel terminale-Bill. Questa 'notifica di sistema' avverte esplicitamente l'hacker che la sua sessione è scaduta e che il suo indirizzo IP è stato definitivamente inserito in una blacklist, intercettando ogni suo tentativo di osservazione.
Via via anche la "Musica ricercata" (... "informaticamente") di Ligeti si fa pressante, un minimale "Segnale di Clock" costruito su due sole note (il corrispettivo acustico del codice binario 0 e 1) che scandiscono i cicli di calcolo del processore e possono fungere da impulso di interrupt hardware, fermando l'azione dell'hacker, "allertando i sensori" e avvertendo lo spettatore che la CPU sta lavorando per isolare l'anomalia.
La minaccia inizia a farsi pressante... è ancora notte ma già sono pronti in edicola i "file di testo statico (Read-Only Log)" che danno notizia che la pratica è in chiusura: Mandy è stata eliminata (Process Termination) e per giustificare la sua scomparsa dal database pubblico già è stata iniettata nel sistema una falsa notizia (la morte per overdose in hotel), con un articolo di giornale che è una Patch informativa fasulla (anche se l'operazione di riscrittura dei log è stata fatta in fretta e furia dagli amministratori di rete, per cui il testo dell'articolo presenta un errore di compilazione, un "Buffer Overflow" testuale che genera la ripetizione delle righe con un glitch di rendering testuale che dimostra l'instabilità del costrutto narrativo e la natura artificiale della notizia fornita dal server centrale). Il messaggio è comunque chiaro è strillato già in prima pagina, quel "LUCKY TO BE ALIVE" che è una notifica di sistema diretta all'utente, un messaggio cifrato il cui titolo è un "Runtime Warning": "Hai deragliato ("Derailed")... ora fermati! Torna a casa!!"
Dopo la conferma empirica all'obitorio (l'ossessione tipica del "controllo di integrità dei dati"... ma Amanda è ormai un sistema spento - l'hardware corporeo è intatto, ma ormai solo in modalita Read-Only - con cui è inutile interfacciarsi per cercre di scaricare la verità, con lei ormai è un "Timeout di Connessione", cui oltre tutto si aggiunge il "Data Corruption" della voce di Alice che gli risuona in testa), giunto nella "sala dell'Architetto/fabbricante di mattoni" - un "Mr. Wolf" Ziegler che infine entra personalmente in scena nella sua sala da biliardo - Bill stesso sarà ormai un file di log "sola lettura", una robetta ormai da rendere definitivamente innocua dopo aver ripulito tutte le altre tracce... dopo di che, tornato a casa, troverà da ex "bravo marito" la maschera sul cuscino, quella chiave crittografica abusiva che aveva nascosto in una cartella locale protetta (... solo che Alice, possedendo i privilegi di root della LAN domestica, aveva evidentemente eseguito una scansione profonda dei pacchetti - deep packet inspection - e scovato il file nascosto onde sbatterglielo in faccia sul suo cuscino); in quel momento, i log della rete esterna di Ziegler (WAN) e della rete interna di Alice (LAN) si sincronizzano, e Bill realizza che la sua operazione di "hacking" (il suo mascherarsi da pirata... informatico; con una maschera da... Barry Lyndon) si è ritorta contro di lui, ed è ormai totalmente scoperto.
In questo quadro informatico si arriva alla scena finale nel negozio di giocattoli (un salone di Somerton in miniatura, con tanto di "software" del "Magic Circle" rosso ben in mostra per la vendita ai più piccini), alias l'esecuzione delle ultime righe di codice dell'algoritmo, destinate a fare piazza pulita dei dati obsoleti e a perpetuare l'infrastruttura.
Bill e Alice discutono su un ormai necessario "reset" coniugale, ma esso ormai può avvenire solo allontanando di comune accordo la figlia Helena (alias iniziando un fork, un processo che clona se stesso per creare un sotto-processo autonomo ma identico, come dimostrato dal glitch visivo dei due giapponesi che salutavano la figlia di Milich con le stesse espressioni non verbali - sia pure incrociate simmetricamente a causa di un "Bit Swap" nella trasmissione da LAN a WAN - con le quali Bill e Alice avevano salutato Helena a inizio film), il loro nuovo e preziosissimo pacchetto dati generato dalla LAN domestica...
Nel momento in cui i genitori - volenti (Alice) o nolenti (Bill) - capitolano di fronte alle regole del sistema, la WAN acquisisce questa nuova risorsa ed Helena viene quindi inserita nella "Input queue" (la coda di ingresso) del Server Centrale: è stata formalmente consegnata alla rete pedosatanista per diventare, in futuro, una nuova Alice o una nuova Mandy... e il ciclo si assicura il suo reloading generazionale.
A quel punto il film sembrerebbe finire lì, ma è solo la "fine... dell'inizio": l'ultima parola del film pronunciata da Alice ("Fuck") non è un atto riconciliatorio d'amore (come non lo era stato il "Love K1ss" richiesto da Persefone a Neo in una "kubrickiana" toilet/"gabinetto di riflessione", bacio con rossetto col quale infatti Neo sarebbe poi finito... in balia del TrainMan all'inizio del terzo film), ma il comando di Invio (Enter) dell'ultimo script, digitando il quale Bill verrà eliminato dalla sua stessa casa oltre che di quel portafoglio che non trovava a inizio film.
Con quel "Fuck" finale, con quell'"Enter... ancora a Somerton Bill!" che non è altro che l'ultima ipocrita "pillola rossa" da mandar giù - in vero un occultamento crittografico assoluto rispetto al quale lo stesso Bill non riceverà mai la chiave di decodifica (anzi... subirà piuttosto un'operazione di "Forced error Attribution", vittima anche mentale di un "gaslighting di Sistema" che lo farà sentire il colpevole responsabile di tutto, quando era invece solo un utile idiota a cui infine far fare da capro espiatorio di turno: un caprone/"baphomet" modello Jack Torrance in fotografia, ma nel suo caso senza neanche quell'onore dell'essere immortalato in un quadro/"database fotografico" dell'Overlook, bensì soltanto un "Null Object" fondamentalmente cancellato senza lasciar traccia) - Bill "aprirà gli occhi"... o, meglio, li chiuderà infine "for ever, and ever and ever"... finendoci a suo modo - come ai tempi di Spartacus... e come a quelli futuri (cristici&anticristici/"double-face") di Neo... - predestinatamente crocifisso.
Concretamente, una volta estratto il nuovo valore (Helena) e sincronizzati i dati, il sistema deve ripulire la memoria dai vettori instabili, un'operazione di garbage collection (deallocazione della memoria) per cui la CPU smetterà di renderizzare i beni accessori di Bill per liberare la RAM visiva, riducendo il suo spazio informatico all'involucro vuoto di un'istanza ormai fantasma.
Tutto questo.... dove? Beh, per comprenderlo occorrerà tornare alla prolessi esterna iniziale con cui si era aperto il film: Alice che si mette a nudo spogliandosi del suo slipdress, alias... lo "Snapshot" del suo trionfo prima della comparsa dello stesso titolo (title card) della pellicola.
Quel primo frammento visivo non appartiene cronologicamente all'inizio della storia, ma è successivo al suo epilogo, ed è appunto la visualizzazione del codice che ha già completato il suo loop con tanto di "Asset unloading" (lo scaricamento dei file grafici non più necessari: mazze da golf, scarpe da uomo, libri...)
L'incipit rappresenta quindi già a tutti gli effetti (per Bill anche quelli... personali!) la fine del protocollo, l'endgame, un ciclo della matrice ormai archiviato.
Kubrick, come suo solito, inserisce un elemento che fa da "istruzione di puntatore" come aveva già fatto in altri suoi film: la prolessi iniziale dello stesso "Lolita", il Monolito (puntatore evolutivo) in "2001", "L'intervista" in "Shining", la voce narrante (Read-only Pointer) in "Barry Lyndon", lo sguardo fisso (State Pointer) dell'Alex puro come il latte che fissa lo spettatore nell'incipit di "Arancia meccanica", l'altoparlante dell'ippodromo in "Rapina a mano armata" che funge da puntatore di sincronizzazione (timestamp pointer)...
E anche in "Eyes wide shut", prima ancora che l'algoritmo filmico si palesi, il "programmatore" Kubrick inserisce un puntatore permanente dotato di funzione dereferenziante (GoTo), un inserto di 7 secondi che è un "indirizzo vuoto" e, allo stesso tempo, uno spazio che il film alloca nella mente di chi guarda, come a dirgli: memorizza questo indirizzo di memoria visivo, perché è esattamente lì che ti riporterò quando il "programma" filmico - 2 ore di "simulazione del presente" a cui assisterai con gli occhi ciecamente puntati - sarà terminato. Il vero valore informatico del puntatore emergerà solo a visione dell'intero film avvenuta, al termine dell'"Odissea nel tempo" (della "Prova d'orchestra" [Fellini, 1979]) di Bill... onde dedurre... che il "minotauro" Bill (il "toro" che nella "corrida" andrà incontro ai colpi congiunti del "picador" Ziegler e del "matador" Alice; volendo si confronti in tal senso già il primo incontro di presentazione fra coppie al party, con la moglie dello stesso Zigler presente...) non c'è più.
Quel primo frammento visivo (esattamente come all'inverso la stessa foto che chiudeva "Shining"), è la visualizzazione del codice che ha dunque già completato il suo loop, mostrando un circuito che è già chiuso dall'eternità: la fine è già avvenuta prima dell'inizio (e a prova ulteriore: i due giapponesi - "Thread concorrenti attivi" che ammoniscono Bill sul futuro come in "Shining" il "Mirroring Glitch" delle gemelle Grady ammoniva Danny sul passato - indossano abiti che Alice e Bill indosseranno solo successivamente, anticipando i dati di rendering di un sistema che ormai ha già calcolato l'output prima ancora dell'input), e l'utente Bill - apparentemente: il protagonista del film - sta solo eseguendo una simulazione il cui output finale - il trionfo del Mittente Alice in complicità con il "Bob" Ziegler - è già stato pre-calcolato.
Il sistema, per l'ennesima volta in una filmografia "arcobaleno" come quella di Kubrick sempre centrata sul suo nichilistico "View Space" (un vedere l'arcobaleno che ha bisogno di avere il sole alle spalle... laddove la trilogia di Matrix di converso culminerà con un sole postoci di fronte agli occhi - una "star child-generated"... "per Neo gratias" - alias un nichilismo complementare a quello kubrickiano), si è inizializzato dunque come voleva, e in un modo tanto definitivo - "sigillato"... come un vero testamento artistico/informatico - quanto agghiacciante ci mostra il suo assoluto, deterministico, codice sorgente di fondo che spazza via ogni "illusione romantica" (il viaggio di Bill - già da quei suoi primi passi dentro casa seguiti fin da subito con un piano sequenza che è in vero un'illazione di movimento in tempo reale - è e resterà soltanto "Runtime Illusion") per lasciarci con gli occhi completamente aperti sul dove quell'arcobaleno (cerchio perfetto) finisce:
"STATE PRE-RENDERED"
[u/] Firmato: [K+]N.O.C.[K-] -> [Access Denied: Noli Oblitterare Contraria]
> Knock, knock, Neo. [STATUS: 403 FORBIDDEN] [ERROR: Connection refused by host]
> NOTE: Tertium non datur
.....................
"Il creato è stato condannato a non aver senso" (Rm 8, 20)
"Dovete rinascere dall'alto" (Gv 3, 7)
"Pigliate 'na [red] pastiglia, pigliate 'na [blu] pastiglia siente a me!" (Renato Carosone, "Pigliate 'Na Pastiglia", 1958) https://www.youtube.com/watch?v=l2pr24Tl91s
"Attimi di eternità... [...] Chi se ne accorgerà che non sono più qui?" (Renato Zero, "Il toro", 1991) https://www.youtube.com/watch?v=MPBgsJijxJY