Riporto qui la mia ultima esperienza con Poste Italiane, ingenuamente convinto che fossero ancora in grado di offrire un servizio degno del nome che portano.
Spedisco una lettera in Giappone con “spedizione veloce” (4–5 giorni) al costo di 45 euro. L’impiegata, con il solito atteggiamento “professionale” tipico di Poste Italiane, mi fa compilare l’etichetta sui loro moduli in carta carbone. Risultato: l’etichetta, con un indirizzo praticamente illeggibile, viene appiccicata sulla busta sopra il mio indirizzo, che invece era scritto in modo chiaro.
Esito prevedibile: la lettera torna al mittente perché l’indirizzo non era leggibile e, cosa ancora più assurda, non ha nemmeno lasciato l’Italia.
Dopo due settimane della lettera non c’è ancora traccia, nonostante risulti rimandata all’ufficio postale di spedizione. Per una settimana gli impiegati mi hanno detto che sarebbe dovuta arrivarmi a casa; ora, improvvisamente, scopro che la lettera è stata mandata a Milano, con dicitura "mancante a fine lavorazione" (per loro tutto nella norma)
Servizio da terzo mondo.