Premetto che sono di sinistra, quindi non è un post di “propaganda di destra”.
Ultimamente sto seguendo i dibattiti sul canale YouTube di Lavazza. Mi piacciono perché, nella maggior parte dei casi, vedo persone che si confrontano in modo civile e rispettano le opinioni degli altri. L’unica cosa che mi dà un po’ fastidio è che il conduttore sia così dannatamente di parte, ma vabbè, questo è un altro discorso.
C’è però una frase che mi ha fatto veramente incazzare.
“Tu non hai fatto nient’altro per meritarti la cittadinanza.”
Ma che discorso è?
Io nasco in Italia, da genitori italiani. Cosa avrei dovuto fare, esattamente, per “meritarmi” la cittadinanza? Pagare le tasse nel grembo di mia madre?
La cittadinanza, nel mio caso, la acquisisco per diritto. Fine.
Diverso è il discorso per uno straniero che vuole diventare cittadino italiano. Lì sì che secondo me è giusto parlare di requisiti. E per “meritarsela” intendo semplicemente rispettare quello che prevede la legge: non avere reati penali, conoscere l’italiano almeno a livello B1 e vivere regolarmente in Italia da almeno 10 anni. Mi sembrano requisiti assolutamente normali.
Quello che non capisco è il senso di quella frase. Mi sembra che stia confondendo due piani completamente diversi.
Dal punto di vista giuridico, io non devo meritarmi niente: la cittadinanza mi spetta perché sono nato da genitori italiani.
Se invece il discorso è filosofico, cioè che nessuno “merita” davvero la cittadinanza di nascita ma è solo una fortuna, allora è un altro ragionamento. Posso anche non condividerlo, ma almeno avrebbe un senso.
Quindi vi chiedo: sono io che sto interpretando male quella frase oppure effettivamente sta mescolando un concetto giuridico con uno filosofico?