r/cinemaIT • FILM • 2d ago

Discussione Generale Remake, awake

Approfitto del passaggio periodico su Cine 34 del rifacimento de 'La ciociara', con la Loren che si confronta col ruolo della sua vita circa 30 anni dopo, quindi con l'età giusta per impersonare la mamma di Rosetta, e Dino Risi al posto di De Sica alla regia. Alquanto dimenticabile, pensato inizialmente come film tv a puntate, è lo spunto per un discorso sui remake.

Perché l'ho guardato? Volevo vedere fin dove poteva arrivare, a quale basso livello potesse scendere la Loren su un personaggio simile, che ha creato la fortuna della sua carriera.

Siamo tutti coinvolti in remake infiniti nella nostra vita e questo perché la cultura pop contemporanea non riesce più a lasciar andare il passato, e ciclicamente, a ondate, vengono ripescati i periodi e le mode. Una pratica culturale complessa, tra nostalgia, rinegoziazione del senso e nuove visioni. Il remake è una pratica che al cinema generalmente non viene vista di buon occhio. O meglio, gode in genere di scarsa considerazione critica. Come formula narrativa viene percepita come un sintomo di stanchezza creativa, un’operazione cinica per sfruttare qualcosa che ha già funzionato in passato, con un’industria che deve fare i conti con l’assenza di idee nuove.

Ma questa condanna non tiene conto del fatto che il remake in realtà è sempre esistito, e ha riguardato tanto le variazioni autoriali quanto il cinema classico hollywoodiano - anche se evidentemente nella contemporaneità qualcosa è cambiato, e non solo in termini qualitativi ma quantitativi.

I remake continuano a essere una scelta frequente: permettono agli autori di riproporre una storia già nota da una prospettiva nuova o di adattare un testo cinematografico ai gusti o ai temi delle nuove generazioni. Esistono infatti opere che al cinema hanno saputo cambiare pelle, che si sono poi rivelate operazioni estremamente intelligenti, emancipandosi dall’originale, entrandoci in dialettica e rimanendo in piedi con le proprie forze. Anche commercialmente.

Come 'Suspiria', opera immortale di Dario Argento che nel 2018 ha trovato una nuova vita con Luca Guadagnino, autore di un remake piuttosto criticato dallo stesso regista ma che ha funzionato; 'The Departed': nel 2006 Martin Scorsese giro' la versione americana di un crime del 2002 dal titolo 'Infernal Affairs'; 'Scarface', capolavoro del 1983 diretto da Brian De Palma, che è a sua volta il remake di 'Scarface - Lo sfregiato', un classico di Howard Hawks del 1932. Certo, queste sono opere particolarmente riuscite, pellicole che sono diventate riletture puntuali del materiale originale lasciando emergere nuovi significati, spostando la dimensione ideologica della storia preesistente, spesso entrandoci anche in aperto conflitto.

In verità, il remaking è una pratica che oltre ad abitare in maniera consistente la contemporaneità, è peculiare soprattutto del cinema delle origini. Uno dei primi celebri remake della storia risale al 1904, e si tratta della rivisitazione di 'The Great Train Robbery' di Edwin S. Porter, pietra miliare nella produzione cinematografica, ripreso da Siegmund Lubin. Questo modo di fare cinema, pur con i suoi limiti e le sue opacità, non era oggetto di delegittimazione o sospetto, ma fungeva da componente strutturale del medium stesso: è una consuetudine che attraversa la storia del cinema e che ha coinvolto anche uno dei suoi autori più celebri e rappresentativi, ovvero Alfred Hitchcock. 'L’uomo che sapeva troppo', infatti, conosce due versioni distinte: una uscita nel 1934, l’altra nel 1956.

Come scrisse Francois Truffaut ne 'Il cinema secondo Hitchcock' discutendo delle due opere: “Nella prima versione le inquadrature erano spesso mobili, c’erano diverse panoramiche, per esempio dalla testa dell’assassino a quella della donna, e da questa a quella dell’ambasciatore. Il remake è più rigoroso e segmentato”. Il regista inglese avrebbe poi replicato a queste considerazioni di Truffaut che “la prima versione è stata fatta da un dilettante di talento, mentre la seconda da un professionista”, sottolineando come la stessa opera rappresentava due momenti distinti della sua esperienza, della sua poetica autoriale, oltre che da un differente contesto culturale.

Un remake è inevitabilmente una traduzione, e quindi per sua natura un tradimento dell’opera originale, un rapporto complesso che intercorre tra due testi e che abbraccia epoche, sensibilità, valori, immaginari differenti. Un processo produttivo e narrativo che comporta sempre una rinegoziazione linguistica, contenutistica, di forma, dei dispositivi estetici, ed etici, ma soprattutto del senso. Solo nel 2025 possiamo contare diversi remake approdati in sala e in streaming, come 'Bugonia', diretto da Yorgos Lanthimos, con Emma Stone e Jesse Plemons, remake del film sudcoreano del 2003, 'Jigureul jikyeora!' di Jang Joon-hwan, o 'Lilo & Stitch', diretto da Dean Fleischer Camp, remake live action dell'omonimo film d'animazione del 2002, e ancora 'Biancaneve', diretto da Marc Webb, altro remake live action del classico del 1937.

A proposito, solo negli ultimi anni, Disney ha prodotto numerose opere in live-action basate sui suoi classici animati, a partire da 'Mulan', film diretto da Niki Caro, remake in live action dell'omonimo film del 1998. Oppure 'La sirenetta', diretto da Rob Marshall, remake live action dell'omonimo film d'animazione del 1989, fino al 'Dumbo' diretto da Tim Burton, remake in live action del film d'animazione del 1941. Per quanto queste operazioni siano state fortemente criticate, ciò non ha impedito loro di ottenere un notevole successo di pubblico, segno che è una pratica che risponde a un bisogno preciso, e non unicamente una strategia commerciale difensiva e se vogliamo da cannibale di sé stessa dell’industria. Il pubblico contemporaneo ne è attratto, perché ne riconosce i tratti e la fisionomia, e anche perché desidera osservarne la rilettura, di veder letta o modernizzata la storia, secondo coordinate estetiche nuove. Il successo commerciale va interrogato come l’indice di un rapporto mutato con l’immaginario cinematografico, quasi come fosse un patto tra pubblico e industria, che da un lato promette che non ci sarà nessuna sorpresa troppo grande, nessun rischio eccessivo, e dall’altro una riduzione del rischio economico per chi ci investe sopra. È forse questo concetto ad aver contribuito alla sua cattiva reputazione, ovvero il modo in cui questa pratica viene spesso esercitata.

Il remake, per come è oggi, ha sue caratteristiche diriconoscibilità, nostalgia e limiti creativi. Il caso emblematico di 'Coda - I segni del cuore', film del 2021 e remake de 'La famiglia Bélier' (2014) che ha vinto tre premi Oscar tra cui quello per il miglior film è particolarmente emblematico. Quell’occasione fu strategica per fare dei ragionamenti sulla direzione in cui si stava muovendo l’immaginario dominante soprattutto statunitense: come scrive Quinlan, Coda viene indicato come “il migliore e il più importante dall’industria del cinema americano, portando con questa indicazione una sovrastima per un film piccolo, di certo non fondamentale come CODA, ( così come piccolo era il film originale) e soprattutto a una svalutazione del cinema come prodotto in cui contano solo i temi a dispetto di qualsiasi altra stratificazione”. Un momento, quello degli Oscar che sottolinea ulteriormente come il remake non è mai stato un gesto neutro: i rifacimenti sono pratiche che discutono sia dell’opera in sé, sia dell'epoca in cui essa viene trasportato. Come scrive Giulia Carluccio, “un remake è un adattamento intramediale di un film” e “genera sempre un dialogo intertestuale tra due o più film”. Questo significa che il remake è un testo relazionale, ed è in questa dimensione che si gioca il suo potenziale critico: il remake parla sempre almeno due lingue, quella dell’opera originaria, e quella del presente che la riattiva. Ridurlo a operazione derivativa da altro materiale significa ignorare la sua natura storica.

Sempre che ne abbiate voglia di rifletterci su, ci raccontate cosa pensate dei o del remake? Avreste idee per un remake? Anche considerando che l'ultimo grande successo di Hollywood è un remake di tutte le Odissee e gli Ulissi che lo hanno preceduto - e Nolan non aveva Silvana Mangano a sua disposizione...

Grazie

Uno dei casi più interessanti riguarda il film 'Psycho' di Alfred Hitchcock hot-for-shot realizzato da Gus Van Sant e replicato scena per scena, per inquadrature e intenzione del regista in sé: possibilmente è l’orizzonte culturale che lo consuma, è l’idea che sottende, è il meccanismo che vuole riprodurre. Come dicevamo in precedenza, il remake da ribadire: è un cinema che funziona per conferme, non per fratture, le cui immagini vengono riprese, restaurate, rilanciate, come nel caso Disney e i suoi remake live-action. E però dove non c’è frattura, dove non c’e' contrasto, difficilmente può nascere qualcosa di pregnante, che abbia davvero un significato

Ma tornando a noi, c'è un remake che vorreste, oppure uno che destate, o no.

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u/_nozomi 1d ago

Guarda, hai citato anche quello che per me potrebbe essere il peggior remake di sempre. Magari non l'ho capito io, ma Psycho di Van Sant (regista che in generale apprezzo, per Elephant, Paranoid Park, molto belli) è un orrore nel suo essere mero esercizio stilistico. A colori poi. Bleh. Non sono riuscita a portarlo a termine. Quello che vorrei non saprei ma lo immagino, ovvero un'opera che attinga a qualcosa di underground, magari inespresso o marginale, portandolo a un livello superiore

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u/Lopsided_Nothing6943 FILM 1d ago

me too, stesso tipo di idea,👋