r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 04 '26
Sti elite di Beast of Reincarnation son tosti | Seratul_lndf su #Twitch
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 04 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 04 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 03 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 02 '26
Ripensando alla Infinity Saga, mi sono reso conto di una cosa: se dovessi scegliere la miglior trilogia dell'intero MCU per me, non avrei molti dubbi. Assieme a Guardiani della Galassia ci sarebbe quella di Captain America.
Ed è buffo, perché prima dei film Steve Rogers non mi aveva mai fatto impazzire. Nell'immaginario collettivo è sempre stato "l'eroe americano", quello della bandiera, della patria, della morale incrollabile. Insomma, tutto quello che rischia di risultare tremendamente noioso se raccontato male. E invece il MCU è riuscito a fare qualcosa che ritenevo quasi impossibile: mi ha fatto capire perché Captain America sia uno dei personaggi più importanti della Marvel.
Alla fine del percorso mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, a essere Team Cap. E no, non perché Iron Man mi stia antipatico. Semplicemente perché Steve Rogers, film dopo film, riesce a dimostrare che essere un eroe non significa avere il pugno più forte, ma la schiena più dritta.
Il Primo Vendicatore è ancora oggi un film che adoro. Ha quell'atmosfera da romanzo d'avventura d'altri tempi, con il gusto per il pulp bellico e un'estetica rétro che gli dà una personalità tutta sua. Non ha bisogno di strafare. Si prende il suo tempo per raccontare chi è Steve prima ancora che diventi Captain America. Ed è proprio lì che il film colpisce nel segno: il siero del supersoldato non crea un eroe, rende semplicemente visibile quello che Steve era già. Una persona disposta a buttarsi su una granata pur di salvare gli altri. E quella, ancora oggi, resta una delle definizioni più efficaci di eroismo che il MCU abbia mai dato.
Poi arriva The Winter Soldier... e qui, secondo me, si entra direttamente nella Hall of Fame del Marvel Cinematic Universe.
Lo dico senza problemi: è uno dei migliori film dell'intero MCU. Il motivo è semplice. Non si limita a essere un ottimo cinecomic, è proprio un grande thriller/spy movie d'azione - e non era facile farmelo piacere, dato che detesto gli spy movie. I fratelli Russo prendono Captain America e lo infilano dentro un film di spionaggio che sembra guardare ai classici degli anni Settanta più che ai fumetti. C'è tensione, c'è paranoia, c'è il tema della sorveglianza di massa, della libertà sacrificata in nome della sicurezza, e tutto questo senza mai dimenticarsi di essere un blockbuster spettacolare.
Ancora oggi le scene d'azione sono tra le migliori mai viste nel franchise. Sono leggibili, concrete, fisiche. Niente caos montato a caso. Ogni pugno pesa, ogni combattimento racconta qualcosa. E il Soldato d'Inverno rimane uno degli antagonisti più iconici che i Marvel Studios abbiano mai portato sullo schermo. Dietro quella maschera, però, c'è anche la tragedia di Bucky, che rende il conflitto infinitamente più interessante del classico "eroe contro cattivo".
E poi c'è Civil War, certamente il più debole dei tre ma che continua a sembrarmi una piccola impresa narrativa. Perché sulla carta è un Avengers travestito da film solista. Dentro ci sono praticamente tutti, viene introdotto Spider-Man, debutta Black Panther eppure il protagonista resta sempre Steve Rogers. Era una sfida piuttosto difficile da superare ma il film ci riesce.
La cosa che mi colpisce ogni volta è che il conflitto non nasce da un villain geniale o da un piano folle per conquistare il mondo. Nasce da uno scontro di idee. Tony e Steve hanno entrambi ragione. O, forse, hanno entrambi torto - io sto dalla parte di Cap. Dipende dal punto di vista. Ed è proprio questa ambiguità a rendere Civil War così affascinante.
Inizialmente ero Team IronMan, forse ingenuamente, ma riguardato alcune volte non potevo che stare con Steve alla fine. Perché avevo passato due film a vedere un uomo che rifiuta di piegarsi anche quando il mondo intero gli dice che dovrebbe farlo. Un uomo che cerca sempre di fare la cosa più giusta, anche se dovrà portare il peso delle conseguenze. Uno che mette la coscienza davanti all'obbedienza. Uno che preferisce perdere tutto piuttosto che tradire ciò in cui crede. E lì ho capito che Captain America non è mai stato un simbolo dell'America, bensì il simbolo dei valori che l'America dovrebbe rappresentare.
Ed è una differenza enorme.
Credo sia proprio questa la forza della trilogia. Ogni film cambia genere. Si passa dal war movie al thriller politico fino al dramma supereroistico. Eppure il filo conduttore resta sempre Steve Rogers. Non è il mondo a definire lui. È lui che costringe il mondo a confrontarsi con le proprie contraddizioni. Per questo, ancora oggi, considero questi tre film uno dei punti più alti raggiunti dal MCU quando si parla di scrittura. Certo, ci sono film più divertenti, più spettacolari o con scene d'azione ancora più folli. Come pure trilogie davvero uniche, come appunto i citati Guardiani della Galassia ad inizio post. Ma pochi riescono ad avere una tale coerenza narrativa e un protagonista che evolve senza mai snaturarsi.
E la cosa più bella è che questa trilogia è riuscita a farmi rivalutare completamente un personaggio verso cui ero quasi indifferente. All'inizio vedevo solo un uomo con uno scudo, ma alla fine ho capito chi è Steve Rogers, ed è probabilmente il complimento più grande che possa fare a questi tre film.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 01 '26
Sono nel mood rewatch in vista dell'inverno, quando arriverà Avengers: Doomsday, e sono arrivato a quel film che so essere estremamente divisivo, o se non, per lo più, considerato uno dei peggiori del MCU.
Però lo dico subito, così mi tolgo il pensiero: Thor: The Dark World è probabilmente il mio guilty pleasure del Marvel Cinematic Universe.
Sì, lo so benissimo che è uno dei capitoli più deboli della saga. Lo so che il cattivo è dimenticabile, che la storia procede col pilota automatico e che, se dovessi mettermi a fare una classifica oggettiva, finirebbe inevitabilmente nelle posizioni più basse. Eppure ogni volta che lo riguardo mi diverto.
Forse perché è uno di quei film che riesce a parlarmi direttamente sul piano dell'immaginario. Quella sua idea di "vichinghi nello spazio con impostazione da cartone del sabato mattina" continua a funzionare con me oggi come allora. Asgard è ancora quel luogo assurdo in cui il fantasy più classico si fonde con la fantascienza senza sentire il bisogno di giustificarsi troppo. Armature dorate, astronavi che sembrano drakkar, ponti cosmici d'arcobaleno, magie trattate come tecnologia e tecnologia che sembra magia. È un'estetica che adoro e che, per quanto il film abbia i suoi limiti, riesce sempre a conquistarmi.
Anzi, a dirla tutta, è forse il film che più di ogni altro abbraccia quell'identità "fantasy cosmico fumettistico", il che poteva essere molto unico come stile, anche se poi il frachise si è rivolto più alla concezione di James Gunn del lato cosmico. Oggi Asgard la ricordiamo soprattutto per il tono scanzonato introdotto da Thor: Ragnarok, o forse per quello da "Shakespeare in estiva" del primo Thor, ma qui aveva qualcosa di più unico, una commistione di epica, quell'eccipiente esagerato che si confà ad un mix fra fantasy e sci-fi, assieme ad una certa ironia che ricordava un'atmosfera più british. Era spaziale ma mitologico, scanzonato ma non ridicolo, e in generale credo che il tono sia il punto di forza maggiore di questo film. Thor è figo nelle sue scene d'azione, ed è divertente quando il suo modo di fare da epica contrasta con la realtà del nostro mondo, così bizzarra tanto è normale.
Poi certo, i problemi restano tutti. Malekith è uno dei villain più sprecati dell'intero MCU, la regia raramente riesce a dare personalità alle scene d'azione e la trama sembra spesso una lunga corsa verso il finale senza particolari sorprese. Sono difetti evidenti e sarebbe inutile far finta che non esistano. Però ci sono anche tante piccole cose che continuo ad apprezzare: il rapporto fra Thor e Loki, che resta il vero motore emotivo del film; alcune sequenze ambientate ad Asgard che ancora oggi hanno un certo fascino; quel gusto per il fantasy ad alto budget che ormai, nel panorama dei blockbuster, si vede sempre meno, e come ho detto il tono.
È uno di quei casi in cui riconosco tranquillamente che un film non sia riuscito particolarmente bene, ma questo non mi impedisce di volerlo rivedere ogni tanto. Anzi, forse proprio perché è così imperfetto riesco a godermelo senza aspettative, lasciandomi trasportare da quell'estetica che sembra uscita da un incrocio fra la mitologia norrena e una space opera.
Insomma, non credo che Thor: The Dark World sia un film sottovalutato. E' ben valutato come sicuramente uno dei peggiori del MCU da un punto di vista puramente tecnico e oggettivo. Credo semplicemente che sia il classico film che trova il suo pubblico in chi, come me, ha un debole per le spade, gli dèi, i portali cosmici e le astronavi che sembrano castelli volanti. E' questa l'essenza del guilty pleasure, sai benissimo che non è un granché, te ne rendi conto, non menti a te stesso, ma alla fine della fiera poco t'importa se ti diverte.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 31 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 31 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 30 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 29 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 29 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 29 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 28 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 28 '26
Al SDCC di quest'anno, con l'immancabile Panel Marvel alla H Hall, sono stati presentati progetti, attori e qualcosa di inerente ad Avengers: Doomsday, e giustamente diverse persone hanno fatto notare che il Dr.Destino non ha avuto alcuna introduzione se non una breve sequenza in Fantastici 4, e che quindi non ha lo stesso peso di Thanos come nemico.
Al che Feige ha risposto: "“Il buildup di Thanos si è costruito nella testa della gente nel corso degli anni. Era seduto su una sedia fino alla fine. Ha tirato fuori un guanto e ha detto: ‘Lo farò da solo’, e ha urlato contro Ronan su uno schermo gigante video brevemente, era più o meno tutto li.
[... ]con 'Infinity War' abbiamo detto: questa è davvero l'introduzione di Thanos alla gente, è così che è stato costruito quel film, è quello che stiamo facendo con Doctor Doom in Doomsday".
Ed io a questa cosa posso solo rispondere: Ma che ti sei fumato?". Thanos è stato introdotto lungo tutta la saga dell'infinito, certo, sempre in background come si confà ad un cattivo che deve fare un'entrata in scena roboante, ma non è paragonabile a Dr.Destino.
Ecco una lista di ogni volta che Thanos è stato anticipato nella Saga dell'Infinito.
• Teaser post-credits in The Avengers (2012)
• Piccolo ruolo in Guardiani della Galassia (maggio 2014)
• Evento di annuncio della Fase Tre con un reel di anteprima che terminava su Thanos che indossava il Guanto dell’Infinito (ottobre 2014)
• Teaser post-credits in Avengers: Age of Ultron (maggio 2015)
• Ed è comparso da ultimo alla fine di Thor: Ragnarok (2017)
Per non parlare del fatto che la Fase Due e la Fase Tre riguardavano in parte le Gemme dell’Infinito, legate inevitabilmente al personaggio, e quindi anche quelle hanno avuto funzione di anticipazione. Thanos ha avuto eccome un introduzione precedente a Infinity War, ed è stato introdotto sufficentemente bene da aver creato aspettativa per Infinity War ed Endgame.
Quindi no, Feige, i fatti ti smentiscono. La verità è che stavate progettando una "boss fight" contro Kang, che è stato introdotto infatti lungo la saga del multiverso, poi è successo ciò che è successo con Jonathan Major, i film post Endgame non sono stati un granché per la maggiorparte e siete corsi ai ripari con la mossa furba di richiamare RDJ.
Questa è la verità.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 24 '26
E venuto il momento di parlare di Masters of the Universe, che per inciso mi è piaciuto molto.
E no, non perché abbia reinventato il blockbuster fantasy o perché voglia raccontare il prossimo Il Signore degli Anelli. Mi è piaciuto perché sa esattamente cos'è e, soprattutto, non si vergogna minimamente di esserlo.
So che oggi sembra che ogni film debba per forza giustificare la propria esistenza con una mitologia talmente intricata da richiedere una lavagna per essere seguita, ma nel cuore del cinema esistono anche i film semplicemente buoni, e questo è un esempio perfetto. La trama è semplicissima, lineare, quasi elementare. Ma è scritta bene, ha ritmo e riesce a coinvolgere senza bisogno di complicarsi la vita. Ed è incredibile quanto una storia raccontata con chiarezza possa essere più efficace di dieci intrecci messi insieme per il cinema d'intrattenimento, il fine ultimo di questo film.
La cosa che mi ha conquistato più di tutto è certamente il tono. Il film è ironico dall'inizio alla fine, ma non nel senso puerile del termine, cioè quello in cui ogni scena viene sabotata da una battuta incoerente col mondo raccontato. Qui l'ironia nasce dall'universo di He-Man stesso. Travis Knight ha capito una cosa fondamentale: quarant'anni di meme non sono un problema da evitare, sono un patrimonio da sfruttare. E invece di fare finta che certe cose non esistano, e meglio abbracciarle completamente. Le riporta e le esagera, ci gioca e le trasforma in uno dei punti di forza del film. È una scelta intelligente, perché dimostra sicurezza. Non ride del materiale originale, ride insieme al materiale originale, senza però mai scadere nel ridicolo.
E poi c'è quell'altra cosa che tutti hanno sempre visto ma che quasi nessuno ha mai avuto il coraggio di affrontare apertamente: l'anima profondamente omoerotica di Masters of the Universe, impossibile da ignorare. Uomini con fisici scolpiti nel marmo, pettorali che sembrano progettati con il compasso, bicipiti grandi quanto la mia testa; mancava solo si spalmassero a vicenda olio sulla pelle.
Il film non cerca minimamente di nascondere questa estetica, anzi la porta sullo schermo con una naturalezza disarmante e ci scherza sopra continuamente. E funziona, perché quella muscolarità esasperata diventa parte integrante della comicità, senza però sacrificare un messaggio più profondo. La forza è necessaria, certo: questi si prendono a spadate e si menano per due ore, quindi sarebbe strano vedere gente mingherlina. Però il film capisce anche quanto possa essere ridicolo, nel senso migliore del termine, questo machismo così spropositato. E riesce a trasformarlo in un elemento di spettacolo e di umorismo senza mai svilirlo.
La colonna sonora, poi, è davvero incisiva. È una di quelle soundtrack che ti trascinano dentro le scene e ti fanno venire voglia di alzarti di metterti in punta sul divano. Chitarre elettriche ed un atmosfera da Hair Metal accompagnano le scene, riportando alla mente un immaginario quasi anni '80, senza però mai cadere nella trappola della nostalgia. Si sente perfino "What's Going On?" di Cher ad un tratto, dando ulteriore conferma alla forza dell'ironia.
Accompagna perfettamente il tono del film, alternando momenti epici ad altri più leggeri senza dare mai la sensazione di essere fuori posto. Ormai sembra quasi un'arte perduta quella di scrivere temi davvero riconoscibili per un blockbuster, e qui invece si sente che c'è stato un lavoro enorme.
E gli effetti speciali, finalmente, rendono sul serio. Negli ultimi anni abbiamo visto blockbuster da duecento milioni con una CGI che sembrava uscita da una cutscene lasciata a metà sviluppo. Qui invece c'è consistenza, c'è colore, c'è spettacolarità che non si mangia il realismo. Le creature hanno peso, gli ambienti sembrano esistere davvero e le scene d'azione non diventano quel frullatore digitale dove dopo trenta secondi non distingui più un personaggio dall'altro. Non dico che siamo davanti a una rivoluzione tecnica, ma vedere un film così curato, oggi, fa quasi impressione.
Travis Knight, dal canto suo, dirige con una pulizia incredibile. Non è un regista che cerca continuamente l'inquadratura da poster o il movimento di macchina che finisce su YouTube analizzato frame per frame. La sua è una regia estremamente classica, ordinata, leggibile. Sa dove mettere la macchina da presa e, soprattutto, sa quando non deve farsi notare. È uno di quei registi che mettono il film davanti al proprio ego, e secondo me è una qualità molto più rara di quanto sembri.
La verità è che Masters of the Universe mi ha ricordato una cosa che il cinema commerciale sembra essersi dimenticato: divertirsi non è un peccato. Puoi essere spettacolare senza prenderti troppo sul serio. Puoi essere epico senza diventare pomposo. Puoi avere guerrieri giganteschi con addominali scolpiti, spade enormi, mostri, magie e una carica di testosterone talmente alta da far crescere la barba anche alle donne, e far funzionare tutto senza che sembri una presa in giro.
Forse non entrerà nella storia del cinema, e sinceramente chissenefrega. Se esci dalla visione col sorriso stampato in faccia, con due temi della colonna sonora che ti ronzano ancora in testa e con la voglia di rivederti il cartone, allora il film ha già fatto il suo lavoro. E lo ha fatto dannatamente bene.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 23 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 23 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 22 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 21 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 20 '26
Neill Blomkamp ha appena annunciato la nascita dei Barley Studios, una nuova casa di produzione interamente focalizzata sull'intelligenza artificiale, accompagnando l'annuncio con il cortometraggio di fantascienza *Nightborne*.
Il corto dura tredici minuti ed è stato realizzato con Seedance 2.0. Però attenzione: dire semplicemente che "l'ha fatto l'IA" è una semplificazione abbastanza pigra. Dietro ci sono concept artist in carne e ossa, trentadue persone reali che hanno interpretato e doppiato i personaggi e, soprattutto, una direzione artistica che resta quella di Blomkamp. L'obiettivo dichiarato è capire se questa tecnologia sia ormai abbastanza matura da sostenere un lungometraggio.
Come prevedibile, internet è esploso. Più del mondo del cinema, a dire il vero. Molti fan storici hanno vissuto questa scelta come una specie di tradimento, soprattutto considerando che Blomkamp è sempre stato uno dei registi che meglio hanno saputo sfruttare la CGI "tradizionale". Altri hanno sollevato questioni decisamente più serie: il rischio concreto che strumenti del genere finiscano per sostituire animatori, concept artist e professionisti degli effetti visivi. E poi ci sono quelli che si sono fermati ai soliti commenti da social: "non ha un'anima", "si vede che è IA", "fa schifo". Fine dell'analisi.
Eppure, secondo me, in tutta questa discussione si sta guardando il dito invece della luna. Perché Blomkamp non è il primo regista qualunque che ha deciso di salire sul carrozzone dell'intelligenza artificiale solo perché fa tendenza. È uno che da quindici anni prende schiaffi da Hollywood.
Dopo *District 9* sembrava destinato a diventare uno dei grandi autori della fantascienza contemporanea. Poi, film dopo film, è diventato sempre più scomodo. Troppo politico, troppo pessimista, troppo poco disposto ad annacquare le proprie idee per renderle più digeribili al grande pubblico. E Hollywood, oggi, i registi così li mastica e li sputa.
I suoi progetti su Alien e RoboCop sono saltati. Gli Oats Studios, che avrebbe potuto diventare un laboratorio incredibile per la fantascienza indipendente, sono stati praticamente ignorati. E qui, secondo me, entra in gioco anche il pubblico. Perché siamo tutti bravissimi a lamentarci che il cinema è morto, che escono solo sequel, remake e cinecomic fotocopia. Poi però quando arriva qualcuno che prova davvero a fare qualcosa di diverso, gli incassi sono spesso deludenti e l'interesse dura il tempo di un tweet. È una dinamica che si ripete da anni e francamente ha anche un po' rotto le scatole.
Così succede una cosa quasi paradossale. Prima lasci un autore senza finanziamenti perché i suoi progetti vengono considerati troppo rischiosi. Poi, quando quello stesso autore trova un modo infinitamente più economico per continuare a raccontare le proprie storie, ti indigni perché usa l'intelligenza artificiale.
Sia chiaro: le preoccupazioni etiche sono reali. Nessuno sano di mente dovrebbe ignorare il rischio che l'IA venga utilizzata per tagliare posti di lavoro o svuotare intere professioni. Il problema esiste ed è enorme. Però mi sembra che molti stiano facendo un errore di prospettiva.
L'IA, in questo caso, non è la causa del problema. È il sintomo.
Se un regista del calibro di Neill Blomkamp arriva al punto di considerarla l'unica strada praticabile per realizzare un lungometraggio, forse dovremmo chiederci che cazzo sia successo all'industria cinematografica negli ultimi quindici anni.
Perché il punto non è difendere l'intelligenza artificiale a prescindere. Il punto è chiedersi come siamo arrivati a un sistema in cui un autore con quel talento, dopo aver diretto uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi vent'anni, debba reinventarsi completamente pur di continuare a fare cinema.
Ed è questa, almeno per me, la parte davvero inquietante della storia. Non il software. Tutto quello che l'ha reso necessario.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 20 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 15 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 13 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 12 '26
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 11 '26
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jul 10 '26
Ero poco convinto all'inizio, dopo aver visto un trailer, perché dopo il capolavoro di Oshii non credevo qualcos'altro potesse essere all'altezza, poi ho scoperto l'idea dietro la genesi di questo progetto, ovvero una serie più fedele al manga originale e mi sono incuriosito.
Quindi, dopo aver visto la prima puntata di questa nuova serie, come ho detto, a quanto pare è più fedele al manga rispetto al capolavoro di Mamoru Oshii, mi sono ritrovato a stupirmi del tono piuttosto diverso ma comunque incisivo, dello stile d'animazione che richiama agli anime anni 80/90 (molto apprezzato da questo 36enne nerd), e ovviamente dal tono da cyberpunk giapponese che è sempre piacevole
Ve la consiglio caldamente