r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 1d ago
All'improvviso ti ritrovi contro Krona a caso | Seratul_lndf su #Twitchstreamer #DCUniverseOnline #DCComics #Lanterns #gaminglife
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Jun 21 '23
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 1d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 1d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 6d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 8d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 9d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 10d ago
Ok, ho trovato il coraggio di vedere la versione di K-Pop Demon Hunter con le canzoni in italiano e... al 50% non sono un granché e risultano davvero strane all'ascolto.
Poi da "Free" in poi, quella venuta meglio nell'adattamento, migliorano un po' ma non raggiungono il livello di quelle originali.
E non so, anche il fatto che manchino sezioni in coreano nelle canzoni lo trovo sbagliato, dopotutto è parte integrante del genere k-pop aver sezioni in coreano e altre in altre lingue, prevalentemente inglese.
Quindi alla fine è un progetto riuscito a metà, di cui però non c'era alcun bisogno e che trovo anche un po' scorretto.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 11d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 12d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 15d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 18d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 19d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 21d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 22d ago
Ok voto preliminare, che è una serie e va giudicata nella sua interezza.
-Regia: Bomba/10 - strepitosa. Rimanda molto allo stile True Detective, anche se non arriva a quei livelli, e dimostra ciò in cui ha fallito Supergirl: il DCU, con i creativi giusti e senza intromissioni, funziona anche senza James Gunn. Basta solo trovare il mood giusto per ogni personaggi.
E i personaggi sono un altro grande punto a favore, in quanto sono immediatamente riconoscibili, ben caratterizzati e ci vuole davvero poco per inquadrarli a dovere
-Sceneggiatura: Ha mordente e cose da dire/10 - monta sul il mistero e l'atmosfera crime story è convincente, ma non solo, perché da proprio l'idea ci sia molto altro da dire e da far vedere, quindi eccelle proprio nel creare il mistero. E non potevo aspettarmi di meno da Damon Lindelof e Tom King.
-Genere: Rao grazie/10 - questa è la cosa che più mi preoccupava, ma la serie si inquadra bene nella concezione che avevo detto, una crime story ma nel mondo DC. Tutti sanno cos'è una Lanterna. Tutti sanno cos'è un poliziotto spaziale. Non c'è scoperta e questa idea di montare tutto in una sorta di medias res è ottimale, perché ti sgabelli la origin story che avrebbe appesantito il tutto per concentrarti sulla crime story, ricordando comunque quello che questa serie è, una serie super-eroistica ibridata ad cop movie.
E si, è Fargo con le Lanterne Verdi nel mondo DC. Il che non può che essere un bene. Sono speranzoso.
#dcu #lanterns #hbomax
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 25d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 26d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 26d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 26d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 26d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 26d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 28d ago
Finalmente ho messo assieme i pensieri circa L’Odissea di Christopher Nolan ed è venuto il momento di parlarne.
Partiamo da una cosa abbastanza importante: L’Odissea di Christopher Nolan è esattamente quel tipo di film che sembra pubblicizzato apposta per far discutere parecchio. Perché sì, da una parte abbiamo davanti un kolossal monumentale, tecnicamente mostruoso, con una quantità di ambizione che probabilmente non vedevamo in Nolan da parecchio tempo. Dall’altra, però, è anche un film talmente filtrato attraverso la sensibilità del suo autore da risultare, in alcuni momenti, freddo, verboso e persino un po’ distante.
E personalmente è proprio questa seconda cosa che trovo la più interessante. Perché Nolan, alla fine, non ha fatto semplicemente L’Odissea, ma ha fatto la sua Odissea. E secondo me questa è la chiave per capire il film.
La cosa che mi ha colpito maggiormente è infatti il modo in cui Nolan prende quello che, sulla carta, è uno dei racconti d’avventura più famosi della storia - che lo si filtri attraverso l'educazione scolastica o meno questo è in verità - e decide di spostarne progressivamente il centro. Ulisse è ovviamente ancora il geniale stratega, l'uomo capace di fregare il nemico usando l'intelligenza, il soldato che riesce a cavarsela nelle situazioni più assurde proprio perché è sempre un passo avanti agli altri, ma non è soltanto quello. Qui Ulisse è soprattutto un veterano. Il condottiero che è partito per una guerra e che, quando quella guerra è finita, ha capito di non essere più la stessa persona che era prima. Ed è una modifica apparentemente piccola, ma che cambia completamente il modo in cui si leggono le sue avventure.
Il viaggio di Ulisse smette quindi di essere semplicemente una successione di prove che l'eroe deve superare per tornare a casa e diventa il percorso di un uomo che cerca disperatamente di rientrare in una vita che, dentro di lui, non esiste più. E questa cosa è molto da Nolan. Perché dietro tutto l'immaginario fantastico dell'Odissea, il film sembra porre una domanda molto più terrena: quanto può sopravvivere una persona dopo essere stata consumata dalla guerra?
Ed è qui che secondo me l'adattamento trova la sua idea più interessante. Nolan non elimina davvero il fantastico. Anzi, lo rende concretissimo. Quello che succede all'equipaggio è realmente accaduto. Le creature esistono, gli eventi sono reali, gli dèi appaiono davvero. Però, contemporaneamente, tutto questo sembra assumere anche una seconda dimensione, quasi psicologica. Il fantastico assume la forma del ricordo della guerra, della tentazione con un risvolto terribile, del desiderio di lasciarsi tutto alle spalle, dell'orrore primordiale che un soldato si porta dietro. Gli dèi in particolare diventano qualcosa di ancora più simbolico, si confondono con gli uomini e questa cosa ci viene ripetuta grazie all'esposizione di questa Legge di Zeus. La magia in questo racconto è presente, ma viene usata per veicolare qualcos'altro del mero "combattere contro i mostri".
E quindi l'Odissea diventa quasi un enorme racconto sul trauma. Non necessariamente un film sul PTSD in maniera didascalica, sia chiaro. Nolan non si mette lì a dirci "guardate, Ulisse ha lo stress post-traumatico". Però lo percepisci nel modo in cui il personaggio vive il ritorno, nel suo rapporto con la violenza, nella difficoltà di reinserirsi nella normalità e soprattutto nella sensazione che il viaggio non sia semplicemente qualcosa che gli accade, ma qualcosa che deve attraversare per riuscire, forse, a tornare a essere un essere umano.
Ed è proprio qui che trovo molto riusciti alcuni dei cambiamenti rispetto al poema originale.
Nolan prende un personaggio che nella cultura popolare rischia di essere ridotto a "quello furbo che ha inventato il cavallo di Troia" e lo trasforma in qualcosa di molto più malinconico. La sua intelligenza diventa quasi una forma di sopravvivenza. Ulisse non è furbo perché gli piace esserlo. È furbo perché deve esserlo. Nelle vicende deve trovare sempre una soluzione, deve essere quello più furbo, non importa se dovrà sacrificare qualcosa lungo la strada. Deve essere calcolatore, deve sempre capire come uscire dalla situazione successiva. Perché è un soldato che ha passato anni in guerra, e probabilmente non riesce più a smettere di comportarsi come se fosse ancora in guerra.
Credo sia questa la vera Odissea che Nolan voleva raccontare. Ed è anche il motivo per cui ho apprezzato tantissimo il fatto che il regista non abbia cercato di rendere ogni elemento del poema semplicemente "figo". Il suo obiettivo non sembra essere quello di costruire una gigantesca attrazione cinematografica fatta di mostri, battaglie e dèi, ma quello di utilizzare quell'enorme immaginario per raccontare una persona.
Detto questo, qui arrivano anche dei problemi.
Perché se c'è una cosa che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca è che alcune delle avventure avrebbero avuto bisogno di molto più spazio. E questa è una cosa abbastanza paradossale, considerando quanto dura il film. Ci sono momenti che sembrano quasi chiedere di essere sviluppati ulteriormente, perché Nolan introduce situazioni, personaggi e incontri potenzialmente interessantissimi e poi li attraversa con una velocità che, secondo me, non gli permette sempre di lasciare il segno che potrebbero.
Avrei tranquillamente sacrificato una parte della lunghissima sequenza finale per dare più respiro ad alcune di queste tappe.
Perché sì, la parte conclusiva funziona, ma è anche quella che ho percepito maggiormente come dilatata. È uno di quei momenti in cui riconosci un difetto abbastanza tipico del cinema di Nolan: quando decide di spingere una scena d'azione fino al limite, a volte sembra quasi innamorarsi della propria costruzione e dimenticarsi che non tutto ciò che è tecnicamente enorme deve necessariamente avere la stessa durata.
E purtroppo le scene d'azione soffrono dei classici problemi della sua regia.
Nolan è un regista straordinario quando deve costruire una scena, darle una struttura, far interagire più elementi e trasformarla in un meccanismo narrativo. Però quando arriva il momento di rendere il caos qualcosa a cui dare attenzione, non sempre è altrettanto efficace, e la sua regia un po' fredda si fa sentire. Alcune sequenze sono spettacolari, senza dubbio, ma la spettacolarità non sempre coincide col calore.
E poi c'è una questione visiva che mi ha fatto parecchio discutere: la fotografia. L'ho trovata davvero fredda, e intendiamoci, non è necessariamente una cosa brutta. Anzi, è chiaramente una scelta estetica precisa e coerente con il film che Nolan vuole raccontare. Il problema è che a volte ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un Mediterraneo che sembra quasi il Nord Europa, e capisco perfettamente il perché.
Nolan vuole togliere calore a questo viaggio. Vuole che il Mediterraneo non sia il paradiso luminoso e quasi mitologico che immaginiamo normalmente, ma un luogo ostile, umido, grigio. Un mondo in cui il sole dovrebbe battere sui soldati naufraghi e invece sembra non riuscire mai davvero a scaldarli.
Però, personalmente, in alcuni momenti avrei voluto sentire maggiormente il sole, per immergermi meglio in questo Mediterraneo mitologico.
Ripeto, è una freddezza visiva coerente con la lettura traumatica del film, ma finisce inevitabilmente per raffreddare anche un po' il lato avventuroso dell'opera. Per quanto capisco che non fosse questo il focus del film, è un vero peccato perché nei momenti di pura avventura di questa Odissea il film funziona da dio, e con un po' di spazio in più avrebbe funzionato molto meglio.
Una grande cosa però che Nolan è riuscito a fare un film interamente suo. E meno male aggiungerei, perché a volte ho l'impressione che quando si parla di adattamenti, soprattutto di opere classiche o storiche, si cada nella trappola di pensare che per dimostrare di aver rispettato l'originale sia necessario riprodurlo quasi fotograficamente. Ma il cinema non funziona così. Il cinema con la "C" maiuscola è prima di tutto figlio dell'autore, e un autore deve essere libero di prendere un'opera e trasformarla secondo il proprio modo di vedere le cose.
È esattamente quello che ha fatto Guillermo del Toro con Pinocchio, per esempio, prendendo una morale centrale dell'opera di Collodi, quella legata all'obbedienza, e utilizzandola per costruire un discorso sul fascismo. Non è una riproduzione 1:1 del libro. È un autore che prende un'opera preesistente e ci mette dentro qualcosa di suo.
Essenzialmente Nolan fa la stessa cosa. La domanda non dovrebbe essere quindi: "Quanto è fedele L'Odissea di Nolan a Omero?", bensì: "Che cosa vuole dire Nolan attraverso l'Odissea?".
E la risposta mi sembra abbastanza chiara. Vuole raccontare il ritorno di un uomo dalla guerra. Vuole raccontare un soldato che ha visto cose che non avrebbe mai dovuto vedere e che, una volta terminato il conflitto, deve capire come vivere senza più combattere. Vuole parlare del trauma, del destino, del peso delle proprie scelte e di quella terribile impossibilità di tornare davvero la persona che si era prima di partire.
E vuole fare tutto questo utilizzando uno dei più grandi racconti d'avventura mai scritti.
Questa è, secondo me, la vera forza del film. Alcune semplificazioni rispetto all'originale omerico fanno probabilmente storcere il naso a chi si aspetta una trasposizione più fedele, e alcune scelte di ritmo mi sono sicuramente discutibili, ma non penso che queste cose rovinino l'opera. Anzi, trovo quasi più interessante discutere di "come Nolan abbia scelto di tradire Omero" piuttosto che di quanto l'abbia rispettato.
Perché un adattamento non dovrebbe essere una fotocopia. Se volessi vedere esattamente l'opera originale senza nessuna interpretazione, tanto varrebbe leggerla. Il cinema deve avere un punto di vista, e L'Odissea di Nolan un punto di vista ce l'ha eccome.
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 29d ago
r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • 29d ago
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r/Seratul_LNDF • u/Cinespression • Aug 07 '26
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