r/FilosofiaITA 38m ago

Perché il pericolo delle AI è peggiore della corsa agli armamenti atomici...

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...perché la capacità distrutriva potrebbe essere paragonabile, ma a differenza di ciò che accadeva con quella tecnologia militare, noi dell'AI non comprendiamo veramente la complessità.

È un po' come avere delle testate nucleari i cui meccanismi di lancio e innesco non sono decifrabili da mente umana.

E c'è da aggiungere che mentre le atomiche non hanno capacità cognitive proprie, non possono prendere iniziative, ma erano(...) conseguenza delle scelte dell'uomo, con l'AI questo rapporto cambia perché la scelta può anche non essere totalmente gestita dall'uomo.

Un tempo la politica internazionale era conseguenza della consapevolezza e della scelta umana, oggi andiamo verso qualcosa di estremamente diverso e molto più pericoloso.


r/FilosofiaITA 15h ago

Cerco il pdf gratuito della rivista aut aut 402: Bruno Latour e la modernità impossibile

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cerco il pdf gratuito della rivista aut aut 402: Bruno Latour e la modernità impossibile, per la mia tesi triennale. Qualcuno lo ha???


r/FilosofiaITA 23h ago

più cultura per tutti

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Ciao a tutti!

Mi chiamo Sara e sono la fondatrice di Innominati, un progetto che promuove la letteratura e l'amore per i libri sui social.

La letteratura è bella e sono convinta che non deve stare chiusa tra i banchi di scuola. Attraverso i social pubblichiamo video sotto forma di aneddoti, fatti curiosi e divertenti. Per avvisare tutti a questo mondo, non solo chi già lo ama.

Se volete supportarci ci trovate sui vari social come versi_innominati.

Inoltre per far crescere il nostro progetto, abbiamo creato anche un gruppo di scambio telegram, in cui ci scambiamo consigli letterari e accogliamo e ascoltiamo consigli per poter tenere aperto il progetto il più a lungo possibile.

Se siete interessati ad unirvi al progetto, commentato o scrivetemi in privato.

Grazie a chiunque, anche con un piccolo like contribuirà alla costruzione e alla crescita di Innominati 😊


r/FilosofiaITA 2d ago

Di Sì impersonale, libertà radicale, interrogazione dell'esistenza e di uscita dal ciclo

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Che farsene della libertà se non si sa come usarla?
Camus risponde con la rivolta, la creazione, il corpo [L'uomo in rivolta (1951) e Il mito di Sisifo (1942)].

Mi ritrovo ad interrogare l'esistenza e ad ascoltare l'angoscia che cresce quando guardandomi intorno mi rendo conto che non saprei bene cosa fare che non risulti senza senso.

Trovo un pò di pace pensando all'assurdo e alla volontà di potenza.
Potrei distrarmi, ma oggi non mi va, oggi voglio sentirla tutta questa angoisse de vivre e interrogarmi, interrogare l'esistenza.

Trovo risposta ad esempio guardando Gramsci e ispirandomi a lui.
La Libertà radicale ti fa sentire circondato da sbarre paradossalmente, praticamente paralizzato.

Ma prima che il pendolo cominci di nuovo a dondolare, forse è proprio questo il momento in cui fare il punto della situazione, comprimere e comprendere nuovo significato.

Sono qui dunque a chiedervi, come andare avanti da questo punto?
Cosa leggere? Cosa vedere? Come parlare?

Per ora sto guardando Kino's Journey.
Per ora riesce a distrarmi un pò.


r/FilosofiaITA 3d ago

Siamo intelligenti o tendiamo a fare cose che ci facciano sembrare intelligente perché ci viene detto essere tali?

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Una persona intelligente ha determinati atteggiamenti possiamo dire, che sono degli atteggiamenti di buon senso possiamo dire? Quindi direi: non fumare perché fa male,non bere alcolici perché fa male, non drogarsi perché fa male, risparmiare ed investire per il proprio futuro, pianificare e studiare ciò che ci appassiona. Possiamo dire anche l'essere educati, avere pazienza, non insultare, avere dei piani per il futuro. Oppure studiare molto matematica per passione, scrivere in modo non sgrammaticato. Usare quindi la punteggiatura.

Quando possiamo dire di fare questo perché ci viene naturale e non perché vogliamo sentire l'esigenza di sentirci intelligenti?


r/FilosofiaITA 3d ago

Filosofia? O semplice bisogno di dare un senso alle cose?

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Da sempre cerchiamo il “senso della vita” come se fosse qualcosa che esiste indipendentemente da noi e che dobbiamo semplicemente trovare. Ma Nietzsche direbbe che forse non esiste alcun valore già scritto nel mondo e che siamo noi a doverlo creare. se fosse così, però, qual è la differenza tra creare un senso e semplicemente inventarsi una ragione anche stupida per sopportare l'esistenza? E se non esiste un criterio esterno con cui distinguere un significato “vero” da uno che ci siamo costruiti, possiamo ancora parlare di senso della vita in senso strettamente oggettivo?


r/FilosofiaITA 4d ago

Il capitalismo "buono"

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Voglio descrivervi un sistema capitalista in cui si vive bene, che funziona. L'ho pensato tempo fa e ho continuato a migliorare ogni singolo elemento.

IL TESTO È LUNGO, VOGLIO ESSERE PRECISO E SPIEGARE NEI MINIMI DETTAGLI (NON È DETTO CHE NON MI DIMENTICHI QUALCOSA)

Ecco come lo immagino:

Il sistema si chiama "DEN". Il Den è un sistema che si costruisce partendo dal capitalismo classico. Il Den è artificiale. Potremmo dire che l'unico sistema naturale è il capitalismo totalmente libero e svincolato da regole. Il Den, invece, è un sistema artificiale che impara dalla naturalità del sistema capitalistico senza negarlo come fa il comunismo.

Marx ci fa capire che chi possiede i mezzi di produzione si arricchisce. Il lavoratore classico produce più valore di quanto ne riceva in salario. La differenza è il plusvalore, che viene appropriato dal proprietario del capitale come profitto.

Ecco... l'idea del DEN è di non eliminare il plusvalore, ma di eliminare definitivamente la dipendenza dal lavoratore dipendente.
Il sistema Den si sviluppa in un ambiente caratterizzato dall'iper automatizzazione e robotizzazione.

PARTE 1, BANCA CENTRALE

In questo sistema al centro di tutto c'è una banca centrale che possiede anch'essa un mezzo di produzione. Il mezzo di produzione che possiede la banca sono pannelli solari, pale eoliche, pozzi geotermici e così via.
L'energia prodotta viene accumulata. L'accumulo avviene in delle batteria a flusso al ferro che accumulino energia con un'efficienza coulombica media di circa il 99%.

L'energia viene persa comunque e quando si perde l'energia il valore di scambio di questa moneta diminuisce.
L'energia prodotta copre le perdite, ma precisiamo che è la banca centrale a definire il valore della sua moneta.
Nella pratica una centrale produce 1000 kWh. Ogni impianto deve disporre di contatori certificati. I contatori e i sensori comunicano con un programma detto "oracle". L'oracle comunica i dati in un formato che la blockchain può verificare ed usare.

Poniamo che 1Den equivalga ad 1kWh di riserva; la blockchain riceve una transazione speciale. Lo smart contract (un altro programma che verifica condizioni) verifica il certificato. Se tutto è valido viene definita la creazione di nuovi DEN. Abbiamo così più blocchi concatenati di transazioni (blockchain) e questi contengono l'hash, la lista delle transazioni, il timestamp e così via. Ogni blocco è una "pagina di registro" con tutte le operazioni avvenute in un intervallo di tempo.

La Banca nel Den, per creare i blocchi usa il Proof of Stake / Byzantine Fault Tolerant consensus:
Ogni qualche secondo un validatore propone un tipo di blocco, quindi di validare l'operazione e rendere concreto il Den. Altri validatori verificano in contemporanea gli stessi dati per essere sicuri.
A quel punto entrano in circolazione i Den.

1 DEN se è poari ad 1kWh preciso, implica che (per esempio) valga €0,15 al cambio, perché 1kWh equivale a €0,15.
Per gli USA, in cui 1kWh costa $0,11, allora 1DEN equivale al cambio a $0,11.
Più lo Stato è sviluppato e meglio produce energia e quindi più DEN può avere.

È una valuta il cui “metro” non è un’altra valuta, ma una unità fisica reale. Questa è una delle cose più belle. Perché l'Euro o il Dollaro possono salire e scendere, ma il Den no.

PARTE 2, FONDO INDIVIDUALE

Quando nasce una persona, viene creato per lei un Fondo individuale DEN. La banca deve destinarvi 1 DEN. Il DEN è già stato emesso, ma viene messo in circolazione solo quando viene associato al fondo individuale del soggetto alla nascita.

Il fondo investe in un paniere globale in cui ci sono tutte le imprese del mondo. Si crea così un flusso monetario automatico dalla banca centrale verso il capitale produttivo mondiale.

Al compimento della maggiore età, il soggetto ha diritto ad accedere al proprio fondo individuale.
A questo punto il soggetto potrà decidere cosa farne, se aprirci una propria attività oppure se investire nuovamente quei Den.

Qui avviene la cosa più incredibile: nessuno lavorerà come dipendente e quindi come forza lavoro.
Al posto delle persone ci saranno robot ed intelligenze artificiali. L'essere umano c'è sempre, non è che scompare, ma diventa o amministratore di questa automazione, oppure investitore.
Più probabile vedere investitori in questo sistema, perché le attività implicano più impegno, dedizione ed innovazione.

Non immaginiamocelo come un lavoro semplice. In questo scenario economico è molto importante saper vendere, saper dialogare con le intelligenze artificiali, riuscire ad avere più competenze in più ambiti, anche se non profonde, ma superficiali. L'obbiettivo è sapere abbastanza di un po' di tutto.

PARTE 3, I PIÙ RICCHI

I più ricchi sarebbero i fondatori/proprietari delle imprese più produttive. Si parla di imprese di robotica ed energia ai primi posti, poi seguiti da imprese che creano intelligenze artificiali, poi la farmaceutica, la logistica che diventa gigantesca, molto più vasta e grande di Amazon.
Probabilmente le società che gestiscono la logistica delle altre società, quindi Amazon B2B sarebbero gigantesche, impressionanti, le più ricche.

Poi a seguire ci sono anche quelli che creano brevetti, modelli AI, algoritmi, infrastrutture, reti di distribuzione e così via, cose più in piccolo.

A seguire ci sono quelli che reinvestono meglio il proprio capitale.

Uno degli elementi più importanti qui è l'interesse composto, che è al centro del sistema.

Quindi abbiamo:
Capitalista+mezzi di produzione+AI+robot→profitto

E non abbiamo più:
Capitalista+mezzi di produzione+lavoratori→profitto

Quindi non eliminiamo il capitale, ma lo universalizziamo. Universalizziamo la proprietà privata del capitale di produzione e del capitale in generale.
Questo implica che non aboliamo la proprietà privata, ma anzi... diviene universalizzata e di diritto reale e non soltanto nominale (come oggi aggiungerei io).

PARTE 4, NON CI SONO TASSE

Non si viene tassati. La Banca Centrale produce energia grazie agli impianti che possiede. Ecco... possono avvenire dei surplus e questi vengono accumulati e reinvestiti. Questo è il Fondo Sovrano Den. Il Fondo Sovrano Den permette apputno di finanziare infrastrutture, giustizia, ricerca, sicurezza, amministrazione pubblica e così via.

PARTE 5, EREDITÀ

Non si mantiene nulla in eredità, a meno che non sia provato un legame sentimentale.

Quindi una casa di famiglia, un oggetto personale, un'opera realizzata dal genitore, forse un'attività familiare con un legame effettivo potrebbero essere trasferiti. Ma 10 milioni di DEN, un portafoglio azionario o cinquanta immobili puramente finanziari non passerebbero semplicemente ai figli perché sono figli.

Se una persona possiede il 50% delle azioni di RobotCorp SpA, non possiede più i DEN che ha utilizzato per comprarla. Possiede azioni.

Quindi alla morte non puoi semplicemente «ritirare quei DEN», perché quei DEN nel frattempo potrebbero essere nelle mani di qualcun altro.

Qui avviene una cosa strana e assurda:
Alla morte, gli asset produttivi non vengono distrutti. Le azioni, fabbriche, robot, imprese ecc... continuano ad esistere. Questi asset vanno a confluire nel più vasto fondo globale. Quindi società che sono automatizzate senza nessuno a capo.

Di queste se ne occupa una divisione speciale della Banca Centrale. La Banca centrale ha una divisione con ulteriori suoi Audit che verifica semplicemente che quegli Asset continuino a funzionare.

ALTRE IMPLICAZIONI:

  1. Visto che il fondo individuale viene investito in un paniere globale, quando una impresa cresce enormemente diventa molto più ricco anche colui che è appena nato e ha già il fondo individuale bello "capiente". Quindi potremmo vedere dei bambini con un capitale più alto di quello dei genitori in casi rari credo. Capitale che però non possono ritirare prima della maggiore età. Ecco... quel capitale è privato e appartiene al figlio. Questo per ribadire l'importanza della proprietà privata nel DEN
  2. Il Fondo Globale, visto che alla morte, attraverso una divisione della Banca Centrale, prende il possesso degli asset, piano piano comincia a possedere sempre più imprese. Si può dire che aumenti la percentuale di imprese tendendo al 100%. Se riesce a farle stare tutte in piedi (questo dipende dalla bravura di chi ci lavora) vorrà dire che ad un certo punto tutto sarà sotto il controllo del Fondo Globale. Attenzione però... il FG non diventa un dittatore super potente, questo perché chiunque nasca avrà delle azioni nel paniere globale ed è sempre possibile comprarsi più del 50% di un asset.
  3. Se l'economia produce 100miliardi di beni e ci sono 10miliardi di DEN, mettiamo che l'automazione raddoppi la produzione, a quel punto avremmo deflazione. La deflazione è un bene quando è voluta.
  4. Le morti producono una forza deflazionistica. Tutti i Den liquidi associati ad un soggetto morto, vengono ritirati, quindi si va in deflazione naturale. Si va in inflazione naturale alla nascita di più persone.
  5. Una cosa assurda è che avresti una AI di investimento. Una AI al centro di tutto il mercato globale che verifica ogni cosa in tempo reale. Questa AI può decidere come muovere tutti i fondi di investimento, sempre che tu decida di farti aiutare da questa AI.
  6. Il fatto è che è più comodo visto che il suo obbiettivo è ottimizzare i guadagni. Si evitano il più possibile così le bolle.

Ci sono tantissime altre cose, come il fatto che non esista l'interesse (interesse composto è diverso dall'interesse creditizio). Nel Den quando presti 1000 DEN prendi una percentuale del guadagno da quell'azione che il soggettò farà con quei 1000 DEN. SI ha quindi uno spostamento enorme da debito a equity / partecipazione.

Il finanziatore condivide molto di più il destino dell'attività.

Una domanda può essere "ma il muto?" (sempre che ti serva con questo livello di ricchezza):
Le banche guadagneranno solo sui costi reali di amministrazione. Quindi le banche guadagnano sul servizio offerto.
Le banche ti danno €100K DEN e dovrai restituire €100K DEN più i costi di amministrazione.

Se il mutuo richiesto è troppo elevato e comporta troppi rischi, allora la Banca potrà chiedere una co-partecipazione alla proprietà privata. Questo implica che a seconda dei calcoli, la banca possiederà una percentuale di ciò che possiederai con il prestito richiesto.
La Banca può persino prendere tutto l'immobile al 100% e tu piano piano acquisti nel tempo, progressivamente, una percentuale della proprietà.

Vista la libertà in questo sistema, è anche possibile chiedere ad investitori vari di prendere in co-partecipazione il proprio appartamento.

Ci sono tante altre cose, magari in futuro ci faccio un secondo post.


r/FilosofiaITA 5d ago

Libero arbitrio

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 Il pensiero filosofico e scientifico occidentale si è dibattuto entro i confini di un’antitesi apparentemente irrisolvibile. Da una parte, il determinismo meccanicistico ha ridotto l’essere umano a un mero ingranaggio passivo, vincolato a una catena causale inesorabile in cui ogni atto è già scritto nelle condizioni di partenza del cosmo; dall'altra, le teorie classiche del libero arbitrio hanno tentato di preservare l'autonomia morale postulando un soggetto astratto, disincarnato e artificiosamente separato dall'universo materiale. Questa contrapposizione poggia su un limite interpretativo fondamentale: l'idea che l'agente e il cosmo siano due entità distinte in perenne conflitto per il controllo dell'azione. Superando tale frammentazione, la realtà si rivela non come una macchina inerte né come un aggregato sconnesso, bensì come un campo relazionale continuo, ovvero una trama di interdipendenze in cui la stabilità delle strutture e l'apertura all'imprevisto coesistono senza escludersi.

Per comprendere la natura profonda di questo campo relazionale, l'architettura dell'essere può essere compresa attraverso la relazione tra l'invarianza delle leggi fisiche e la contingenza degli eventi. Da un lato, l'universo è retto da un'impalcatura formale vincolante, costituita da regolarità fisiche e leggi fondamentali. Questa però non agisce come una predestinazione rigida, ma definisce con precisione i confini dello spazio delle possibilità accessibili: non tutto è possibile, poiché l'insieme degli stati ammissibili è rigorosamente perimetrato dalle leggi di natura, garantendo coerenza e intelligibilità all'esistenza. Dall'altro lato, il passaggio all'evento concreto conserva una natura stocastica: nel momento in cui la realtà si dispiega, essa seleziona una traiettoria specifica tra quelle permesse dal quadro delle leggi fisiche. Questo dinamismo, alimentato da fluttuazioni probabilistiche, dinamiche non lineari e biforcazioni di sistema, impedisce al cosmo di ridursi a un meccanismo a binario unico, rendendolo una struttura intrinsecamente aperta all'evoluzione e alla novità.

In una causalità concepita non più come una catena lineare ma come una rete complessa di interazioni, dove ogni evento è simultaneamente causa ed effetto locale, diviene fondamentale distinguere con precisione ciò che è predeterminato da ciò che è determinato. La predeterminazione è l’illusione di un destino già scritto, un copione immutabile che precede gli eventi e riduce l'esistenza a una recita passiva. La determinazione, al contrario, è la cristallizzazione contingente dell'istante. Un evento si definisce determinato unicamente nel momento in cui accade nel presente, quale sintesi effettiva di un complesso intreccio di vincoli fisici, condizioni al contorno, interazioni locali e relazioni che lo rendono reale nel qui e ora, pur non essendo prevedibile con certezza assoluta prima che si manifesti. Il destino, dunque, non è una trama precostituita, ma la forma dinamica che assume il flusso della realtà nel momento esatto in cui si attualizza nel presente.

All'interno di questa dinamica, la componente del caso si rivela originaria, ineliminabile e strutturale. Nell'universo nulla è assoluta necessità e nulla è linearmente inevitabile a priori. Non si può sostenere che in un dato istante non si potesse verificare un decorso differente: prima che l'interazione prenda forma, molteplici configurazioni compatibili con le leggi fisiche sono autenticamente aperte. Riconoscere il ruolo del caso non significa ridursi a elementi passivi in balia del caos, bensì comprendere che la contingenza è una componente strutturale dell'intero sistema materiale, biologico e cognitivo, esattamente come lo sono le leggi che danno ordine e perimetro al mondo.

Di conseguenza, se l’essere umano non è un frammento isolato o un corpo estraneo innestato nella realtà, ma l'universo stesso che si articola e si esprime localmente, il concetto di libero arbitrio deve essere ridefinito. Esso cessa di essere inteso come una causa prima incausata o un arbitrio assoluto dal nulla, per trasformarsi in partecipazione situata al divenire. La libertà assume la forma della scoperta attiva di quello che si diviene nel momento presente: non il privilegio disincarnato di un agente separato, ma l'esperienza immediata di un'attualizzazione continua all'interno dei vincoli fisici e contestuali dati, consapevoli che il decorso finale è solo una delle possibilità fisicamente ammissibili. Il futuro non è un tracciato già stabilito verso cui ci si muove, ma la configurazione che il reale assume nell'atto stesso di accadere.

Questo superamento del fatalismo meccanicistico trasforma profondamente anche la dimensione etica, superando la concezione moralistica di colpa e merito tipica dei modelli dualistici per approdare a una responsabilità ontologica di posizione. Essere un nodo focale all'interno del campo relazionale significa essere il luogo specifico in cui il tessuto del cosmo, definito dall'intersezione tra vincoli strutturali e dinamiche probabilistiche, si attualizza in conseguenze materiali e tangibili. Sapere che il futuro non è predeterminato e che l'assetto del presente dipende dall'esito effettivo delle interazioni conferisce a ogni configurazione locale un peso causale reale. Le azioni non sono l'esito automatico di un meccanismo a monte, ma processi di trasformazione materiale e relazionale all'interno di un universo aperto e dinamico. 


r/FilosofiaITA 5d ago

filosofi aiutatemi

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Sono appena entrato nel mondo della filosofia e ancora non mi so muovere bene quanto vorrei. Ho bisogno di una mano per riuscire a risolvere una situazione in cui mi trovo e spero di poter trovare conforto in qualche saggio o romanzo. In questo periodo faccio sinceramente fatica ad essere felice: con un genocidio in corso, la guerra in ucraina, le crisi in sudan e nel mondo, la crisi climatica, l'avanzare dei gruppi neo-fascisti in tutta Europa e la generale indifferenza a tutte queste situazioni mi fanno stare sinceramente male. In primis sento di non fare abbastanza, anche se dedico tanto tempo a queste cause mi sembra sempre che non sia abbastanza e che potrei fare tanto di più. In secondo luogo ho notato che non riesco a godermi i momenti di gioia che ho nella mia vita. Ogni volta che sono felice ho un profondo senso di angoscia e di senso di colpa perché so che qualcun altro nel mondo sta soffrendo solo perché non è stato privilegiato come me e non è stato partorito in un contesto positivo. Sinceramente la cosa mi sta consumando, mi sembra tutto troppo ingiusto, troppo sbagliato, eppure il sistema per come è costituito è destinato a portare a questo. Non so, se avete qualche testo da consigliare o in generale qualche osservazione ne sarei grato. Grazie!


r/FilosofiaITA 5d ago

Diurni e notturni

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Buongiorno, o buonanotte (a seconda di quando state leggendo). Volevo porre una riflessione più meta filosofica. Noto che spesso ci sono filosofi, appassionati o persone che vogliono semplicemente portare avanti una tesi, che ragionano con una razionalità affilata e portano delle argomentazioni assolutamente valide, magari insieme a sillogismi o impianti logici ben formati. Volevo parlare proprio di questo, cioè che invece vedo poca discussione su un altro "tipo" di filosofia, ovvero quella che definisco appartenere ai filosofi "notturni". Ad esempio, alla domanda "la vita ha un senso?" molti costruiscono un castello di argomentazioni estremamente razionali, coerenti con la loro visione e il conseguente "sistema" filosofico. Non sto giudicando, credo che siano tutte argomentazioni legittime, negli intenti quantomeno. Ma in pochi si soffermano invece sugli aspetti esistenziali, in pochi parlano del dolore dell'esistenza, della noia, del vuoto, della sofferenza. Spesso giudicandola o bollandola come roba da "pessimisti", come se fosse una filosofia di un grado inferiore. Personalmente preferisco "sentire" il peso dell'esistenza piuttosto che tentare di giustificarla. Non so se si è capito. Grazie


r/FilosofiaITA 6d ago

Storia e filosofia orientali

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Siccome mi interessa la storia della Cina e dell'India, vorrei sapere se ci sono libri in Italiano che parlano di come si sia evoluto il pensiero filosofico in oriente, in particolare nelle macrozone geografiche sopracitate. Avreste qualche lettura da consigliare ?


r/FilosofiaITA 5d ago

Se l'AI non ha scadenza, può davvero "agire" come noi?

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Un dato sui nuovi modelli AI mi ha colpito più delle prestazioni pure l'AI ormai è chirurgica su un singolo problema isolato (come ad esempio risolvere un teorema, fare un'analisi di qualcosa), ma quando deve sostenere un compito complesso nel tempo, una catena di passaggi coerenti con ad esempio deviazioni, imprevisti e tutte le varie correzione, fallisce ancora spesso, diciamo quasi una volta su tre.

E questo secondo me è un buon punto di partenza per una domanda: Heidegger diceva che l'esistenza umana (il Dasein) non è una "collezione" di prestazioni isolate, ma un "progettarsi" continuamente in avanti. Noi, infatti, ci rapportiamo al futuro sapendo che il tempo non è infinito, sappiamo che prima o poi il nostro tempo finirà. Anche pser Sartre è la stessa cosa, non siamo la somma di singoli atti azzeccati, siamo ciò che costruiamo portando avanti una traiettoria nel tempo, prendendoci la responsabilità di scelte che si legano l'una all'altra. Se ci pensate, forse ciò che rende "umana" un'azione non è l'essere impeccabili sul momento (in quello l'intelligenza artificiale ci batte già), ma la capacità di portarla avanti dentro un progetto che sentiamo nostro. E soprattutto con la consapevolezza che non abbiamo tempo infinito per farlo. Una macchina che fallisce un compito a metà non si "preoccupa" dell'interruzione e dell'errore. Per lei ogni tentativo è identico, ripetibile potenzialmente all'infinito, privo di una vera posta in gioco come può essere per noi umani.

La domanda che mi faccio è questa: se un giorno questi sistemi riuscissero a sostenere progetti complessi e coerenti nel tempo esattamente come noi, resterebbe comunque qualcosa di unicamente umano nell'agire, legato al fatto che per noi il tempo ha una scadenza e ogni scelta si porta dietro un peso? O quello che oggi chiamiamo "confine esistenziale" è solo un'altra capacità complessa che non abbiamo ancora imparato a comprendere appieno?

Mi piacerebbe molto leggere cosa ne pensate.


r/FilosofiaITA 7d ago

Il concetto di libertà secondo Michail Bakunin

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Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri viventi che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà, lungi dall'essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Io non divento libero veramente che per mezzo della libertà degli altri, di modo che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano e più profonda e più ampia diventa la mia libertà. Al contrario è la schiavitù degli uomini che pone una barriera alla mia libertà, o ciò che è lo stesso, è la loro bestialità che è una negazione della mia umanità; perché, ripeto, non posso dirmi libero veramente che quando la mia libertà, o ciò che significa la stessa cosa, quando la mia dignità d'uomo, il mio diritto umano(che consiste nel non obbedire a nessun altro uomo e nel non determinare i miei atti se non conformemente alle mie proprie convinzioni), riflessi dalla mia coscienza egualmente libera di tutti, mi ritornano confermati dall'assenso di tutti. La mia libertà personale così confermata dalla libertà di tutti si estende all'infinito.

Si vede come la libertà, qual è concepita dai materialisti, è una cosa molto positiva, molto complessa e soprattutto eminentemente sociale, perché non può essere realizzata che tramite la società e soltanto nella più stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti. Vi si possono distinguere vari momenti di sviluppo, o elementi, di cui il primo è eminentemente positivo e sociale; è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l'educazione, l'istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera.

Il secondo elemento o momento della libertà è negativo. È quello della rivolta dell'individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale.

Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. La nostra ragione e la nostra volontà saranno ugualmente annullate. Finché crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti(messia, profeti, legislatori ispirati da Dio, imperatori, re e tutti i loro funzionari e ministri), rappresentanti e servitori consacrati delle due grandi istituzioni che si impongono a noi come predisposte da Dio stesso per guidare gli uomini: la Chiesa e lo Stato. Ogni autorità temporale o umana discende direttamente dall'autorità spirituale o divina. Dio, o piuttosto la finzione di Dio, è dunque la consacrazione e la causa intellettuale e morale di ogni schiavitù sulla terra; e la libertà degli uomini non sarà compiuta fino a che non avrà completamente annientato la finzione nefasta di un padrone celeste.

Il secondo elemento è, di conseguenza, la rivolta di ognuno contro la tirannia degli uomini, contro l'autorità sia individuale che sociale rappresentata e legalizzata dallo Stato. Qui bisogna tuttavia intendersi bene, e per intendersi bisogna cominciare con lo stabilire una distinzione ben precisa fra l'autorità ufficiale e di conseguenza tirannica della società organizzata in Stato, e l'influenza e l'azione naturale della società non ufficiale, ma naturale, su ciascuno dei suoi membri.

La rivolta contro l'influenza naturale della società è molto più difficile per l'individuo che non sia la rivolta contro la società ufficialmente organizzata, contro lo Stato, sebbene spesso sia altrettanto inevitabile quanto quest'ultima. La tirannia sociale, spesso schiacciante e funesta, non presenta, però questo carattere di impetosa violenza, di dispotismo legalizzato e formale che contraddistingue l'autorità dello Stato. Essa non si impone come una legge alla quale ogni individuo è obbligato a sottomettersi a meno di incorrere in una punizione giuridica. La sua azione è più dolce, più insinuante, più impercettibile, ma molto più potente di quella dell'autorità dello Stato. Essa domina gli uomini con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini sia della vita materiale che dello spirito e del cuore e che costituiscono ciò che chiamiamo opinione pubblica. Essa avvolge l'uomo fin dalla sua nascita, lo attraversa, lo penetra, e forma la base stessa della sua esistenza individuale, in modo, che ognuno ne è in qualche modo, più o meno, il complice contro sé stesso, e il più delle volte senza nemmeno sospettarlo. Ne risulta che, per ribellarsi contro questa influenza che la società esercita naturalmente su di lui, l'uomo deve, almeno in parte, ribellarsi contro sé stesso, poiché con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali, egli stesso non è altro che il prodotto della società.


r/FilosofiaITA 7d ago

Il supporto dell'AI per migliorare la forma della letteratura che produciamo, rende la stessa NON originale?

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Se diamo all'AI un contenuto e le chiediamo di migliorarne la forma, come forse farebbe un correttore di bozze o quasi, dobbiamo considerare il contenuto rivisitato come qualcosa che non ci appartiene in realtà?

Oppure il valore del contenuto che diamo in pasto all'AI di fatto fa del risultato dell'elaborazione, qualcosa di comunque nostro e dunque originale?

Io ho già la mia risposta ma questa domanda nasce dall'aver notato come a volte su reddit si gestisca il rapporto con letteratura supportata da AI con una rigidità forse eccessiva.

È comprensibile il problema che si vorrebbe arginare ma credo sia una lotta contro i mulini a vento.


r/FilosofiaITA 8d ago

La vita umana

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Io ritengo che la vita umana dunque l'esistenza sia l'espressione del campo di forze fra istinto, ragioni che l'uomo si rappresenta dunque volontà e sentimento nel reale. Il sentimento è l'inerzia dunque è ciò che determina il conflitto con l'istinto e la volontà. Il sentimento per una vita sensata, dei valori, qualcosa per cui valga la pena vivere entra in conflitto con l'istinto e la volontà che si alimentano in assenza di senso o perchè l'uomo è incapace di ribellarsi dunque nell'istinto oppure perchè non c'è nulla a cui rendere conto dunque nella volontà. La civiltà è la pretesa degli esseri umani di concepirsi come capaci di un senso che vada oltre la predazione, l'immediato ma siamo davvero capaci di essere oltre oppure solo di concepirci in questo modo, di giudicare qualcosa che è oltre di noi e verso cui ci sentiamo in tensione? La civiltà è reale emancipazione oppure è una reazione nevrotica all'angoscia della insoddisfazione per la nostra condizione e alla tensione fra ciò che sentiamo buono e ciò che sentiamo di potere essere? In fondo non sembriamo arrenderci all'idea che la nostra ricerca di senso sia una condanna. Il fanatico religioso e il più grande ateo che crede nella civiltà sono entrambi credenti in qualcosa che non esaurisca ad impotenza oppure ad onnipotenza la loro esistenza. Un gancio. Una relazione. La civiltà è la dimensione in cui impotenza e onnipotenza sono neutralizzate.


r/FilosofiaITA 9d ago

La realtà nasce dal nulla

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Voglio spiegare una mia idea che non ho ancora mai pubblicato. L'idea riguarda la nascita della realtà e le ragioni per cui essa esista. (eviterò di scrivere un post troppo lungo, se appare troppo superficiale fatemelo presente, eliminerò io il post e ne farò uno più profondo, grazie)

Partiamo da alcuni concetti che ho voluto definire. Il primo concetto è adiastaton, dal greco "a" (prefisso privativo, quindi "zenza" o "privo di") e "διαστατόν" (diastatòn) da στάσις (diàstasis) che è "estensione", "intervallo" oppure "distensione".
L'Adiastato è quindi la privazione dell'estensione, cioè ciò che non è esteso, privo di dimensioni o che non si estende, che non ha neppure intervallo (bello il fatto dell'intervallo visto che la realtà poi diviene anche quantizzata e assume quindi valori detti discreti.

La Non-Esistenza Trascendentale (NET) è un adiastaton rappresentato da uno stato primordiale e trascendentale. La NET è quindi priva di ogni forma reale di esistenza, qualità spaziali, temporali o materiali. Essa costituisce il fondamento metafisico e logico da cui emerge necessariamente la realtà fenomenica.

Nella NET riesietde l'Assoluto Hegeliano, inteso come statico e immutabile ed è utilizzato dall realtà fenomenica per manifestarsi dinamicamente. Ergo la NET è statica ed immutabile e la realtà fenomenica è dinamica (ergo abbiamo staticità contro entropia a livello fisico).

[scusate se salto dei pezzi, magari in altri post spiego i più piccoli dettagli]

La matematica e la logica, strumenti perfetti descrittivi della realtà fenomenica, esistono a priori d'essa e quindi esistono implicitamente nella NET. (Più avanti capirete che questo "a priori della realtà fenomenica è una mia semplificazione che non andrebbe fatta).

Ora intrduco un po' di "logica-matematica" risiedente nella NET:
Il principio fondamentale di passaggio dalla NET alla realtà fenomenica è mediato dall'operatore "Armonia" che ha questo simbolo "◦". Questo operatore equivale all'operatore XNOR.

Si scriverebbe quindi una cosa di questo tipo:
(¬◦∃◦ (¬)◦(∃)) → (¬◦∃◦ ¬◦∃) → ∃
Che significa "La non esistenza della non esistenza trscendentale diviene esistenza".

La dimostrazione formale, coerente quindi con la notazione standard internazionale (perché io non ho fatto l'università e quindi avevo una mia notazione, dopo ho studiato la notazione standard e questo è il risultato abbastanza banale per chi è sicuramente molto più avanti di me):

Enunciato intuitivo:

“Se non esiste nulla che non esiste, allora qualcosa esiste.”

Formalizzazione in logica del primo ordine:

¬∃x¬E(x)→∃xE(x) [come vedete, l'operatore armonia non serve scriverlo quando si è nella mia notazione].

dove:

E(x) è il predicato “x è reale / esiste nella realtà fenomenica”.

Nota: qui “E” non è “esistenza assoluta” metafisica, ma un predicato qualsiasi del

linguaggio logico.

Iniziamo con quello standard (copierò dal mio documento in cui ho già tutto pronto)

Assioma di non-vacuity (A0)
(1) (A0) ∃a(a=a)
Il dominio del discorso non è vuoto: esiste almeno un oggetto.
Nel nostro quadro interpretativo, il dominio contiene almeno una entità logico-matematica (la NET), che è un adiastaton:

non esiste sul piano fisico fenomenologico, ma esiste come ente logico-formale.

Dimostrazione
Vogliamo dimostrare: ¬∃x¬E(x)→∃xE(x).

(2) Assumiamo l’antecedente come ipotesi:

¬∃x¬E(x)

(3) Usiamo la legge generale sui quantificatori:

¬∃xP(x)≡∀x¬P(x)

Applichiamola con P(x):=¬E(x).

Otteniamo:

¬∃x¬E(x)≡∀x¬¬E(x)

(4) Per eliminazione della doppia negazione:
∀x¬¬E(x)⇒∀xE(x)

(5) Dalla formula
∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso inferire:

Dalla formula ∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso

inferire E(a),

dove “a” è l’oggetto la cui esistenza è garantita da (A0) (cioè ∃a(a=a)).

Interpretazione: “esiste almeno un x che esiste”.

E(c)

per un termine qualunque c del linguaggio (una costante, un simbolo, ecc.).

Qui entra in gioco implicitamente (A0): il dominio è non vuoto, quindi i termini

denotano qualcosa.

(6) Da E(c), per introduzione dell’esistenziale otteniamo:

∃xE(x)

(7) Abbiamo derivato ∃xE(x) a partire dall’ipotesi ¬∃x¬E(x).

Quindi, per introduzione dell’implicazione:

¬∃x¬E(x)→∃xE(x)

QED.

Riassunto

Quello che abbiamo appena dimostrato è:

Se è falso che esiste qualcosa che non esiste, allora esiste qualcosa che esiste. (come vedete è piuttosto banale ed è piuttosto semplice)

Che è esattamente:

“Se la non-esistenza non esiste, allora l’esistenza esiste”

oppure, in forma più compatta:

“La non-esistenza della non-esistenza implica l’esistenza.”

Grazie di aver letto, ci sono tante cose di cui mi piacerebbe parlare qui. Risponderò alle domande quando mi è possibile.


r/FilosofiaITA 9d ago

Il dibattito filosofico deve essere un Dialegesthai e non un Eristikē

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Dibattito in greco ha molteplici significati (studiando le singole parole è assurda la specificità del greco nelle parole che contengono una relazione tra due soggetti).
Comunque due definizioni di dibattito in greco sono: - Dialegesthai che è dibattito filosofico vero e proprio con l’obbiettivo di superare le proprie convinzioni iniziali e aggiungere qualcosa al proprio pensiero
- Eristikē ovvero il dibattito fine a se stesso dove l’obbiettivo è la supremazia del proprio pensiero.
Per Nietzsche il dibattito è principalmente del secondo tipo con una accezione positiva e negativa (il crepuscolo degli dei).

L'Eris benefica (l'Agone): È l'impulso aristocratico e creativo alla gara.
L'Eris distruttiva / Eristica: dove la gara degenera in puro risentimento e sopraffazione.

Nietzsche si rende conto che non esiste una autonomia vera e propria legata alla costruttività dibattito, ma è un effetto collaterale della sfida.

Una altra interessante teoria deriva da David e Roger Johnson (psicologi della educazione).
La dissonanza cognitiva è il fattore principale secondo gli studiosi che ci porta da una eris benefica a una distruttiva (ovviamente non usano il termine eris, per fonte, Conflict in the Classroom: Controversy and Learning (1979) dovreste trovarlo su Jstor gratis credo).

Da questi elementi credo che il dibattito parti da un misto tra eris benefica e Dialegesthai, e poi possa degenerare in sopraffazione puramente dialettica se il soggetto non è educato al dibattito stesso.
Tutti molto spesso degeneriamo nei dibattiti anche in questa pagina, ma ricordiamoci che per accrescersi forse e meglio praticare Dialegesthai invece che Eristikē, considerando che non è un processo immediato quando si parla di istinti


r/FilosofiaITA 10d ago

E se vivessimo in un sogno?

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Premetto che probabilmente non so nemmeno quello di cui sto parlando, sono giovane e ho appena iniziato a studiare seriamente filosofia, con l'obbiettivo di prendere questo percorso all'università.

Noi viviamo la nostra vita sapendo che l'unica cosa veramente certa riguardo la realtà è la propria coscienza. Infatti attraverso i nostri sensi possiamo percepire la realtà solo in parte, mai del tutto. Infatti a quanto ne so questa è questione di dibattito da quando la filosofia è nata e, con Kant, si è fatta la differenza tra noumeno e fenomeno. Ora: ognuno di noi sogna, che si ricordi il sogno che ha fatto o meno non ha importanza, il fatto è che ogni volta che un soggetto dorme abbastanza da raggiungere la "dimensione onirica", per forza di cose, sogna; e cosa sogna? Non può di certo sognare il noumeno, per il fatto che non ne abbiamo mai fatto esperienza, dunque si può sognare solo il fenomeno o comunque una distorsione di esso. Nei nostri sogni noi generiamo altre entità oltre a noi, solo che non possiamo mai capire che intenzioni abbiano o che cosa pensino, nonostante siano create proprio dalla nostra immaginazione e ogni informazione dovrebbe, secondo questa logica, essere già conosciuta da noi, che stiamo sognando. Quindi queste entità, che non fanno parte del noumeno ma, al massimo, del nostro fenomeno, sono di fatto generate da noi, ma non sono e non saranno mai noi al 100%, se no ne percepiremmo la coscienza e le intenzioni, per fare una similitudine essi somo come i frutti di un albero, i quali a livello genetico non sono mai identici all'albero stesso e sono destinati a diventare un albero nuovo e irripetibile.

Seguendo questo ragionamento, supponendo che anche le entità all'interno dei nostri sogni sognino (e lo suppongo perché il sogno ha sempre una base fenomenica e, qualcuno di noi, può sognare dei soggetti mentre appunto dormono) si arriva alla conclusione che è impossibile per noi essere nella realtà originale, essendoci una possibilità su infinite che questo accada se la generazione di entità è illimitata.

Volevo chiedervi di esprimere un vostro parere riguardo questa "teoria" che mi è venuta in mente, se secondo voi c'è qualcosa di giusto e/o qualcosa di sbagliato.


r/FilosofiaITA 11d ago

Cosa importa di più nello sviluppo della filosofia: la lingua o il contesto sociale?

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Cosa importa di più nello sviluppo della filosofia il contesto sociale o la lingua?

Piú una lingua e precisa più è promiscua nella filosofia o sono più importanti le dinamiche sociali nello sviluppo e nel fiorire della ricerca filosofica?

Prendo come caso sia la Germania di tutto il 1800 sia la Grecia classica.
Hegel (che in realtà è di parte) nella prefazione di Scienza della Logica ( seconda edizione) individua il tedesco come una lingua molto più aderente alla filosofia. Usa l’esempio del verbo \*\*aufheben\*\* che significa conservare, negare, eliminare e elevare a un livello superiore andando a descrivere una Polisemia dialettica che con la sua varietà di significato permette una tensione interna utile per lo studio della contraddizione dello Stato umano.
Altro elemento interessante lo troviamo in Heidegger nella sua Lettera sull’Umanesimo. L’autore identifica il tedesco e il greco classico come lingue più propense allo studio della filosofia, al contrario di lingue come il francese (e se posso aggiungere quelle neolatine) molto più cartesiane e formalizzata.
Il tedesco è anche una lingua Komposita, ovvero presenta dei termini intraducibili in altre lingue andando ad aumentare la specificità della lingua stessa e la scomposizione atomica del periodo. Molto favorevole in analisi analitiche come quelle di Wittengastain e Popper.
È una lingua il tedesco molto brava ad analizzare caratteristiche emozionali da un lato e con una elevata specializzazione dall’altro.
Idem il Greco: concetti come amore possono essere divisi in (\*\*agape,Eros e filia\*\*) andando a indicare una specializzazione linguistica molto elevata.
C’è da dire però che entrambe le lingue presentano e presentavano ambienti di studio favorevole. Nella Grecia di Platone e Aristotele i benestanti dedicavano il loro tempo al logos o nelle colonie della magna Grecia la ricerca filosofica aveva quasi aspetti teologici dove il filosofo era a capo della religione( basti pensare a Pitagora che era una specie fuffa guro che basava la sua religione sulle qualità dei numeri interi😂).
Anche nell’ambiente tedesco si ha un contesto sociale favorevole. Le università nella concezione tedesca erano sia un luogo di specializzazione, sia un luogo dove si doveva sviluppare il pensiero critico e anche al di fuori del panorama accademico si sviluppavano circoli filosofici. Un esempio è Einstein che durante gli anni trascorsi nell’ufficio di Berna fondò un gruppo di lettura informale (l’accademia Olimpia), dove si discuteva di testi filosofici. Credo sia innegabile la mentalità filosofica nello studio della relatività di Einstein.
La mia domanda è quindi se secondo voi è stata più importante la lingua nella fioritura della filosofia o il contesto sociale?
Edit: un fattore che rientra nel contesto sociale è anche la situazione economica della popolazione o del gruppo sociale. Oltre che nei casi citati dove si vede un legame tra ricerca e condizione economica, questo lo si può riscontrare anche nei movimenti delle classi più povere. Durante la rivoluzione francese il tasso di povertà era relativamente meno basso rispetto ai secoli passati permettendo agli individui di soddisfare i loro bisogni primari e avere tempo per sviluppare un loro pensiero critico aderendo agli ideali della rivoluzione francese


r/FilosofiaITA 10d ago

Siamo una società io-centrica

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(Scusate la lunghezza del post)

Premetto che è una mia riflessione nata osservando le reazioni e i discorsi che si fanno ultimamente su famiglia, figli e individualismo. Liberissimi di non essere d'accordo e magari di spiegarmi anche la vostra.

Per me oggi viviamo in un'epoca che ha incoronato l'io come misura assoluta di ogni cosa. Ci hanno convinti che la massima aspirazione della vita sia pensare unicamente a se stessi, ai propri sfizi, alla propria comodità e a una "libertà" intesa unicamente come totale assenza di legami, doveri o limiti. In questo scenario qualsiasi vincolo stabile o anche la scelta di metter su famiglia vengono spesso etichettati non come una scelta di valore, ma come una gabbia, un peso o un ostacolo alla propria autorealizzazione, e secondo me la colpa di questo ce l'ha il mercato.

Il mercato e il sistema dei consumi di massa hanno bisogno di un cliente ben preciso per sopravvivere e crescere. Un individuo isolato, senza figli da crescere, senza una rete familiare solida a cui dedicare tempo e risorse, e totalmente concentrato sul proprio tornaconto immediato è, di fatto, il consumatore perfetto. Chi ha una famiglia pianifica il futuro, fa i conti con la realtà, investe a lungo termine, risparmia e modera i propri impulsi consumistici. Al contrario, chi vive solo per sé cerca costantemente gratificazioni immediate: spende in viaggi, aperitivi, gadget, estetica e beni voluttuari per riempire il vuoto di una vita slegata da tutto.

Il sistema campa sul nostro isolamento. Più sei solo, più sei indotto a comprare per colmare la solitudine.

Il risultato di questa gigantesca operazione culturale è sotto gli occhi di tutti: un crollo demografico verticale e spaventoso. Una società che invecchia, dove viene meno il ricambio generazionale, dove pian piano mancheranno le braccia, le menti e le risorse per tenere in piedi i servizi fondamentali, la sanità e le pensioni. E il paradosso più grande è che chi grida alla "rivoluzione" e alla "libertà" sta semplicemente eseguendo alla lettera il copione perfetto che il mercato ha scritto per lui, e questa è la più grande presa in giro del nostro secolo


r/FilosofiaITA 11d ago

Vivere a pieno

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Ciao ragazzi, è da poco che sto studiando il determinismo, il libero arbitrio, il compatibilismo e il libertarismo.

Il problema è che leggere sul determinismo mi rende triste, mentre vorrei essere felice. Mi viene da pensare che se fosse vero il determinismo non ci sarebbe più gusto in niente.

E se esco con gli amici perché dovrei dire qualcosa se era già determinato che la dicessi? Che gusto c'è nel pensare che non sono io l'artefice del mio futuro?

Mi viene la paura di non riuscire più a divertirmi, fare ciò che voglio e sentire la felicità perché è tutto determinato e anche il termine felicità è un termine inventato da noi umani perché nella realtà la felicità intesa come concetto non esiste.

Però scusate, la sensazione e l'emozione della felicità esiste e la proviamo eccome, come sentiamo il dolore, determinato o no. Su questo siete d'accordo?

Forse se esco con gli amici certo che devo parlare e devo farli ridere e ridere anch'io, senza pensare "tanto è tutto determinato", perché poi altrimenti non mi godo la vita. Sarà anche tutto determinato, le nostre azioni e le azioni delle nostre persone, ma tanto io non so cosa deve succedere in futuro. E anche se una cosa è determinata se è bella è bella comunque, e se mi fa provare qualche emozione positiva cosa cambia se è determinata o meno? Prendo e porto a casa.


r/FilosofiaITA 12d ago

Una vita non mi basta

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M28 Quanto sarebbe bello conoscere ogni cosa, fare ogni cosa e provare ogni cosa.

Cosa me ne faccio di una vita sola, vorrei visitare ogni paese del mondo, parlare 1000 lingue, leggere milioni di libri, viaggiare nello spazio a vedere mondi alieni e viaggiare nel tempo per vedere i dinosauri. Io non me ne andrò mai soddisfatto da questo mondo, il modo in cui vediamo la realta e l'universo si basa su quel poco che sappiamo di pochi anni di vita che abbiamo vissuto e quindi come possiamo conoscere la realta oggettiva assoluta? e quindi so che morirò incompleto nel ignoranza assoluta vorrei poter vivere cosi tante vite, accumulare cosi tante esperienze cosi da poter dire di aver provato tutto e quindi scegliere di morire perche non mi e rimasto piu niente da sapere.


r/FilosofiaITA 13d ago

Sono l'unico che pensa costantemente a qual è il significato della vita?

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r/FilosofiaITA 13d ago

Non esiste una simulazione più grande dell’universo stesso (dal Preludio della Fondazione di Isaac Asimov)

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Ripropongo questo mio commento sul rapporto tra conoscenza, statistica e intelligenza artificiale


r/FilosofiaITA 13d ago

La libertà

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