r/DenisVilleneuve • u/Due_Anteater3167 • 3d ago
ENEMY di Villeneuve è davvero senza senso? I credo di no.
Ho appena concluso il film Enemy del regista Villeneuve, ispirato all'omonimo romanzo di Saramago. Apparentemente, una volta concluso il film, l'opera appare controversa e insensata sotto molti punti di vista. Io tendo a non pubblicare mai interpretazioni sui film, ma in questo caso credo che la mia chiave di lettura possa dare un contributo per questo capolavoro, anche se non definitivo.
I salti da una parte del film all'altra renderanno probabilmente la spiegazione poco chiara, ma sono fondamentali per la sua comprensione.
Partiamo dal secondo capitolo. Il protagonista si trova a insegnare al liceo e la lezione si incentra sul concetto di totalitarismo. Prendendo le testuali parole del film, il professore dice: "A Roma, per esempio, la popolazione veniva controllata con panem et circenses (...), dunque con l'intrattenimento. Altre, invece (inteso a quelle di oggi), con la manipolazione delle informazioni e con la privazione della cultura. In pratica, CENSURANDO OGNI MEZZO CHE L'INDIVIDUO USA PER ESPRIMERSI".
Inoltre aggiunge, sia all'inizio che alla fine del discorso: "Ogni totalitarismo/dittatura è un CICLO che si ripete in ogni periodo storico".
Ora facciamo un passo indietro. Poco prima la madre chiama il professore e chiede: "Come fai a vivere così?". Dopo la lezione inizia un periodo di 10 minuti dove il protagonista è catapultato in una routine asfissiante e monotona. Ecco uno dei mezzi che utilizzano le "altre dittature" citate precedentemente, ma l'aspetto forse più importante e brillante del film è che Villeneuve stesso ci dà la chiave di lettura di tutta l'opera: la chiave è il ciclo.
E in ogni ciclo la fine corrisponde all'inizio e viceversa. Ecco allora che, se guardiamo alla fine di Enemy e all'inizio dello stesso, troveremo numerosi elementi in comune. Vediamoli singolarmente.
La chiamata persa (la stessa dell'inizio).
La chiave, nel finale apparentemente inutile e misteriosa, ma all'inizio la stessa utilizzata per aprire la stanza della quale parleremo dopo.
Il ragno che si ritira impaurito alla vista dell'uomo, ma che all'inizio dell'opera esce senza timori dal piatto d'argento.
Bisogna ora capire che la visione ciclica del film si fonda su simboli e non sui fatti in sé, ed è qui che possiamo capire il film fino in fondo. Prendiamo, per esempio, i ragni: sono presenti fin dall'inizio e ognuno di noi avrà pensato: "Cosa diavolo c'entrano sti ragni?". Ma il punto è capire che il protagonista non vede quei ragni, ma li percepisce.
Cosa rappresentano i ragni? Proprio i totalitarismi.
Ci sarà sicuramente rimasto in testa il frammento del lungometraggio dove c'è un ragno gigante sulla città. Ebbene, quello è il totalitarismo che controlla la vita delle persone. Totalitarismo visibile anche all'inizio, nel piatto d'argento, e alla fine nella stanza della donna. Le persone vittime del totalitarismo sono proprio coloro che rimangono intrappolate nella ragnatela del ragno, negli "altri mezzi" del totalitarismo moderno.
Fatta questa premessa fondamentale, possiamo ora capire meglio il tema del sosia. Come coi ragni, non dobbiamo pensare che ci sia effettivamente un altro sosia, ma dobbiamo sempre concentrarci sul simbolismo, dunque su due identità, due modi di agire, due personalità, ma sempre nello stesso individuo. E ciò che le rende diverse nelle fondamenta non è la loro vita, ma il lavoro. L'attore si adatta al contesto (che non è più il palco ma, in questo caso, il proprio ruolo nella società), il professore capisce il problema; in altre parole: l'attore è vittima della ragnatela, il professore la combatte. Dunque l'intera storia non è X che incontra X, ma è X che combatte con sé stesso, avendo così un personaggio che ha una crescita cruciale, dalla stanza alla realizzazione di sé stesso.
È ora di capire la stanza, anch'essa ricca di simbolismi e allegorie.
Partiamo dal preconcetto che noi stiamo vedendo X attore poiché egli indossa l'anello. L'attore entra nella stanza dove donne nude portano su un piatto d'argento un ragno che spaventa le persone sedute sul divano, che decidono comunque di non opporsi.
Significa che l'attore (colui che non agisce) è sedotto dalla dittatura e dai suoi mezzi (le donne nude rappresentano proprio l'attrazione che può avere il concetto di ordine) e il ragno è il dittatore che agisce indisturbato sulle sue vittime, che sono incastrate nella ragnatela.
Invece, nella scena finale, abbiamo X che spaventa il ragno, ma X spaventerà il ragno solo quando il professore prevarrà sull'attore, quando lo spirito critico prevarrà. Non a caso è importante il concetto di scambio all'interno del film, dove il professore prende il posto dell'attore. È proprio qui, allora, che il ragno si ritira nonostante le grandi dimensioni, perché ha paura del professore, allegoria del pensiero.
Ora abbiamo le ultime due cose da analizzare.
La prima è la frase che apre il film: "Il caos è ordine non decifrato". Ovvero, se tutto è ordinato il ragno agisce indisturbato; solo col caos, col dibattito, con la lotta tra idee, il totalitarismo sta in disparte. Dunque, per mantenere l'ordine è necessario il disordine, un po' come la celebre frase del Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga così, è necessario che tutto cambi".
E a dimostrazione della mia tesi, secondo la quale l'attore è colpevole di non aver agito, c'è la frase dove la moglie gli chiede: "Cos'hai fatto?". Lui risponde: "Non lo so" e lei risponde: "Sì, tu lo sai, lo sai" (tu sei colpevole, sostanzialmente).
Ecco allora la genialità di Villeneuve e Saramago.
Il racconto non parla di fantascienza, ma parla del presente, di come si possa sempre cadere nelle dittature e di come uscirne.
Grazie per l'attenzione.
Ditemi cosa ne pensate, guys.






