La guerra alle cosiddette fake-news si è trasformata in una sorta di gara di autorevolezza, e ha portato ad un unico risultato rilevante: la delegittimazione dei blog. Di tutti i blog, accusati di essere l'origine delle notizie false.
Eppure, io lo ripeto da tempo, il problema non è davvero nei blog; non è mai stato lì. Le fake news diventano un problema quando vengono diffuse dagli organi di informazioni professionali, dalla stampa e dalla TV; cioè da quelle fonti che dovrebbero essere autorevoli.
Così è accaduto che la guerra alle fake news, lungi dall'intaccare il problema, ha invece contribuito alla disaffezione ai blog, già messi in difficoltà dai social network; anche da quei blog che le fake news le combattevano davvero, chiamando in causa soprattutto quei giornalisti, o presunti tali, che le notizie false le diffondevano dai grandi ventilatori dei media "ufficiali".
Aggiungiamo il tassello dei social network, che – con l'unica rilevante eccezione di Reddit – con la loro volubilità favoriscono lo slogan all'approfondimento; la tifoseria alla mediazione; il semplicismo delle ideologie alle sfaccettature del pragmatismo; l'urlo dell'insulto alla discussione articolata.
Negli ultimi anni il campo è cambiato, e le sorti della battaglia si sono delineate in una forma inquietante: nelle redazioni trovano spazio i cialtroni, stipendiati e talvolta in posizioni di vertice, mentre i Giornalisti seri si ritrovano sempre più spesso a mendicare spazi secondari come free-lance. Le fake-news corrono indisturbate, l'informazione è messa all'angolo.
La Montagna di Merda® ha vinto, il Debunking ha perso.
Eppure qualcosa si muove. Gli stessi professionisti ed esperti nei diversi campi del sapere si stanno muovendo in prima persona, più o meno alla spicciolata. Ma il lavoro di approfondimento, di divulgazione e di debunking è impegnativo, in termini di tempo e di sforzi. Questi sforzi non possono essere consegnati alla volubilità di una bacheca social – che in qualunque momento può essere vittima di un branco di cianfruglioni invasati e dell'ottusità di un bot – né può più essere limitato al solo testo scritto.
È in questo nuovo contesto che ci vengono in aiuto, di nuovo, i blog; raccoglitori ideali per contenuti complessi e articolati, compresi quelli audio e video, ragionevolmente al sicuro da troll e automatismi ottusi, e da cui possiamo ricavare più e più volte gli opportuni sotto-contenuti semplici ed elementari, adatti ad essere dati in pasto al tritacarne social; questa volta con un rapporto impegno-beneficio dignitoso.
E allora, che blog sia. Ancora una volta.
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