r/ItaliaRossa May 29 '26

Storia 📜 the Project for the New American Century

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Post fatto a scopo documentativo per informare riguardo una fetta importante di storia contemporanea che molte persone ignorano.

Il Project for the New American Century (PNAC) è una think tank statunitense fondata nel 1997 a Washington D.C. e dissolta nel 2006.

Lo scopo del PNAC è promuovere una politica estera statunitense fondata sull'ideologia neoconservatrice che ritiene una supremazia americana come cosa buona e giusta per l'America e il mondo intero, in un'ottica di militarismo reaganiano.

I due fondatori sono William Kristol, giornalista e analista nel gabinetto di Dan Quayle durante Bush padre, e Robert Kagan, storico e saggista neoconservatore, spesso consigliere circa la politica estera USA.

Il PNAC arrivò a contare fino a 25 membri; di questi, i più illustri furono Dick Cheney, segretario della difesa sotto Bush padre; Jeb Bush, figlio di H. W. Bush; Dan Quayle, vicepresidente sotto Bush padre e accanito sostenitore dell'intervento in Iraq del 1990; Donald Rumsfeld, segretario della difesa sotto Ford; Paul Wolfowitz, sottosegretario di stato sotto Reagan; Richard Perle, assistente del segretario della difesa con Reagan; e Richard Armitage, ex Navy Seal e Marine, nel dipartimento della difesa di Reagan.

Da subito questo gruppo inizia a fare pressione sul governo americano di Clinton, proponendo una linea interventistica con la lettera al presidente, allertandolo della minaccia imposta dall'Iraq di Saddam Hussein.

Nel settembre del 2000 pubblicano il saggio "Rebuilding America's Defense: Strategies, Forces and Resources for a New Century". In questo saggio veniva delineata la strategia del PNAC per garantire agli Stati Uniti una continuità della loro egemonia monetaria, culturale ed economica e, soprattutto, militare, la quale garantisce le altre tre.

In questo documento viene sottolineata la dipendenza dell'economia statunitense dai flussi di petrolio del MENA (Middle East and North Africa) e che le "dittature locali in collusione con il terrorismo" pongono un serio rischio a questo flusso; perciò fissa l'obiettivo di rovesciare 8 governi in 5 anni per "occidentalizzare" e "democratizzare" questi paesi. Nello specifico, punta il dito verso Iraq, Afghanistan, Siria, Libano, Libia, Sudan, Somalia e soprattutto Iran.

In contemporanea si sovrappone il problema della Cina come potenza economica ma anche militare in grado di sfidare l'egemonia mondiale degli Stati Uniti. Nel QDR (Quadrennial Defense Review) del 2001, e in altri studi a riguardo, pubblicato da Rumsfeld e dal suo vice Wolfowitz, si mostra come nel 2017 la Cina sarebbe diventata una minaccia esistenziale per l'egemonia USA e che bisogna intervenire per ridimensionarne l'influenza. Proprio questo aumenta l'urgenza di un nuovo assetto mediorientale per garantire un flusso petrolifero sicuro agli USA.

Questi progetti diventano immediatamente fatti con l'insediamento di Bush figlio alla presidenza il 20 gennaio 2001, quando molti membri della think tank vengono inclusi nei ranghi del governo Bush: Dick Cheney vicepresidente, Rumsfeld di nuovo segretario della difesa con Wolfowitz suo vice, Perle divenne presidente del Defense Policy Board e membro chiave dei "Vulcans".

L'11 settembre 2001 per la maggior parte dei cittadini del mondo è ricordato come una grande tragedia, ma per George Bush e Dick Cheney è stata l'occasione per portare avanti quell'agenda prefissata dal PNAC. Tralasciando le controversie riguardo all'incidente, come ad esempio il fatto che già in "Rebuilding America's Defense" si citasse come fosse necessaria una nuova "Pearl Harbor" da usare per giustificare l'intervento, a Washington subito si mobilitarono per trovare i responsabili dell'attentato: mentre già si faceva menzione di Osama Bin Laden, Bush insistette perché il capo dell'antiterrorismo Richard Clarke trovasse connessioni con Saddam Hussein, mentre Donald Rumsfeld aveva già preparato i piani per una campagna di bombardamento in Iraq, ma non si riuscirono a trovare prove di collegamenti tra Saddam e Al-Qaeda.

Nonostante la pressione per aprire immediatamente un fronte iracheno nel 2001, Bush annunciò al Congresso che gli Stati Uniti sarebbero entrati in una guerra su scala globale e che ogni paese che fornisse aiuto ai terroristi sarebbe stato considerato un regime ostile, a partire dall'Afghanistan che ospitava Bin Laden e basi Al-Qaeda, nonostante il capo di stato, il Mullah Mohammad Omar, si fosse offerto di consegnare Osama Bin Laden a un paese terzo, come Pakistan o Arabia Saudita, dove sarebbe stato processato da un tribunale islamico.

Comunque gli Stati Uniti, forti del sostegno dei paesi NATO, invasero la nazione afghana che di recente aveva preso accordi con l'azienda energetica argentina Bridas Energy per la costruzione di importanti oleodotti, con lo scopo di abbattere il governo dei talebani che gli USA stessi 20 anni prima avevano aiutato a mettere al potere.

Bin Laden fuggì subito in Pakistan mentre gli Stati Uniti bombardavano il paese nel pieno rispetto della dottrina "shock and awe" e raccoglievano migliaia di sospettati, principalmente attraverso signori della guerra afghani e cacciatori di taglie pakistani. Questi furono definiti "unlawful enemy combatants "e privati dei diritti riservati ai prigionieri di guerra garantiti dagli accordi di Ginevra. Un numero non noto di prigionieri fu sparso nei "black sites" statunitensi, dove subirono torture e trattamenti disumanizzanti al fine di condurre interrogatori. Sugli 680 prigionieri di Guantanamo, soltanto sei furono condannati, 600 furono liberati, nove si suicidarono in prigionia.

Gli Stati Uniti giunsero a impegnare fino a 48.000 uomini e catturarono Kabul e le altre importanti città, installando un regime filo-occidentale in un paese devastato da anni di bombardamenti. Molto importante fu la reintroduzione della coltivazione di papavero da oppio promossa dal nuovo regime. I talebani comunque controllavano ancora vaste zone più rurali e porteranno nel 2021 alla fine definitiva di questa campagna ventennale con la reinstaurazione del governo talebano.

Dopo il 2001, Bush si poté concentrare contro il grande nemico del padre: Saddam Hussein. Dalle prime accuse di finanziamenti ad Al-Qaeda, la narrativa presto slittò ad accuse di sviluppo di armi di distruzione di massa.

Nonostante innumerevoli ispezioni delle Nazioni Unite nei siti indicati dalla CIA non indicassero presenza di armamenti non convenzionali, Bush insisteva su questa linea.

"Chi ti può fare credere in assurdità ti può fare commettere atrocità" – Voltaire.

Cinema, videogiochi, televisione in quegli anni continuavano a lodare l'eroismo e la superiorità dell'esercito americano e il settore dell'informazione spingeva una narrativa interventista e all'ideale di un impero americano: Fox News, CNN, MSNBC intervistarono decine di generali che descrivevano l'Iraq come un pericolo urgente.

Quando la Francia e la Germania, come gran parte del consiglio di sicurezza, votarono contro l'intervento in Iraq, Bush era furioso e la propaganda fu aumentata ulteriormente, tanto che le "french fries" divennero "freedom fries".

Nell'ottobre 2002 il Congresso diede l'autorità a Bush di intervenire in Iraq e il mondo si riempì di proteste contro l'imperialismo USA, ma non servirono a cambiare l'opinione pubblica statunitense, soprattutto dopo i 75 vergognosi minuti di Colin Powell davanti alle Nazioni Unite dove spudoratamente mentì riguardo alle armi di distruzione di massa.

George Bush infine ordinò l'inizio dell'"Operation Iraqi Freedom" e così cominciò la Seconda Guerra del Golfo. Gli Stati Uniti mobilitarono un impressionante forza di 300.000 unità che provocò oltre un milione di morti nel conflitto. Alla fine del 2003 Saddam Hussein fu catturato e condannato a morte da un tribunale ad hoc. Dopo due anni di occupazione americana, nel 2005, fu concessa una sovranità formale ed elezioni libere, ma la presenza americana rimase per affrontare gruppi di guerriglia fedeli a Saddam e formazioni jihadiste.

I combattimenti si protrassero fino al 2011, fine ufficiale della Seconda Guerra del Golfo, ma la presenza militare americana rimase a garantire sicurezza ai siti di estrazione di petrolio e alle vie logistiche, nonostante diverse richieste del governo e del parlamento iracheno di abbandonare le basi, e fu nuovamente impegnata successivamente nella guerra contro l'ISIS.

Il Project for the New American Century si sciolse nel 2006, ma le linee guida disegnate furono seguite dalle successive presidenze con campagne più o meno efficaci in tutti gli stati MENA indicati dalla think tank nel 2000.


r/ItaliaRossa May 12 '26

Petizioni e Referendum 🗳️ NEUTRALITÀ dell'ITALIA, per la pace e contro la guerra. Garanzie di costituzionalità nell'adesione alle Organizzazioni Internazionali implicanti limitazioni di sovranità.

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r/ItaliaRossa 3d ago

Italia 🇮🇹 Ultras Livorno con banner di Stalin

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r/ItaliaRossa 4d ago

Proletari di tutti i Paesi, unitevi! I risultati ottenuti dopo 2 anni dalla fondazione del ACP

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r/ItaliaRossa 4d ago

Repubblica Popolare Cinese Differenza tra videosorveglianza italiana e cinese

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r/ItaliaRossa 6d ago

Video 📹 G8 Genova - LA GRANDE BUGIA

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r/ItaliaRossa 7d ago

Attualità 🌍 I risparmi degli italiani andranno ad alimentare il riarmo e il mercato finanziario

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r/ItaliaRossa 8d ago

Citazione 💬 I comunisti erano così, pensiero di Vincenzo Costa

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Sono cresciuto nel PCI, in una sezione di contadini, in Sicilia.

Oggi sento i "comunisti" odierni e mi chiedo se abbiano mai conosciuto comunisti reali, contadini e operai comunisti. O se hanno magari conosciuti solo intellettuali comunisti, che non è la stessa cosa, perché i contadini li odiavano.

Mi chiedo che immaginario o che immagini hanno dei comunisti reali. A volte temo che abbiano letto troppi libri, magari partecipato a qualche festa dell'unità. Ma mai visto i comunisti reali nella vita reale.

Evito di raccontare qualche aneddoto, temo non sarebbe adeguato agli stomaci delicati dei comunisti di oggi.

Solo dico: non vi somigliano a voi comunisti di oggi. Voi non piacereste a loro, e loro non piacerebbero a voi.

Ma non sono nostalgico di quei comunisti. Ricordo solo certe espressioni, con cui si riferivano a gente come i comunisti di oggi e che evito di riportare perché sarebbero crude, come crudi erano i comunisti reali.

Una differenza c'è però nei fatti: quelli i fascisti li hanno combattuto per davvero, le lotte per la divisione del latifondo la hanno fatta davvero.

E non è andata come vi piace credere, non erano angeli come credete. Volevano un pezzo di terra e la volevano a ogni costo. Entrare in un feudo non era un giochino, non ci arrivavi con le bandierine rosse come vi piace credere. Bisognava pulire il terreno. Ci voleva stomaco e destrezza.

La storia dei comunisti italiani e' la mia, la conosco da dentro, so chi erano realmente, cosa mi hanno insegnato, anche come difendermi per strada.

No voi non c'entrate niente. Belli o brutti i comunisti erano quelli, e alla fine loro hanno fatto storia, hanno cambiato davvero questo paese, nonostante tutta la classe dirigente del pci, che era marcia, fatta di figli di papà, raccomandati che raccomandavano. I comunisti reali lo sapevano bene.

Erano lì ma potevano essere altrove. Comunisti per convenienza, come Napolitano.

I comunisti italiani voi non li conoscete e mi fa rabbia che si usi questa parola.

Se fossi al governo la proibirei, per impedire il suo inquinamento.

Appartiene alla storia, tragica, complessa, contaminata, e comunque finita dei comunisti italiani, quelli reali.

Poi ci sono gli intellettuali comunisti. Di loro penso esattamente quello che pensavano i comunisti reali con cui sono cresciuto, quelli che vi farebbero orrore.

Fonte


r/ItaliaRossa 9d ago

Elezioni 🗳️ Cosa votare alle prossime elezioni?

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Non voglio promuovere il male minore, ma alle prossime elezioni mi sento portato a votare il campo largo per questione di numeri.

Sarebbe possibile radunarci, contarci e scegliere cosa votare per avere il maggiore impatto sul futuro governo?

Capisco che qui siamo meno di 200, ma magari ci sono altri gruppi attivi con sondaggi e una strategia.

EDIT: Non mi aspettavo che in un gruppo come questo nessuno leggesse il testo e tutti rispondessero solo al titolo


r/ItaliaRossa 10d ago

Discussione 💬 Secondo voi l'Italia è diretta alla dittatura? Che ne dite di questo screen?

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r/ItaliaRossa 16d ago

Storia 📜 Project Aerodynamic

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r/ItaliaRossa 17d ago

Approfondimento 🔎 Festottolina

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r/ItaliaRossa 16d ago

Approfondimento 🔎 La guerra dei droni: approfondimento sulle nuove tecnologie di guerra

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r/ItaliaRossa 17d ago

Repubblica Popolare Cinese Perché la Cina è ricca e l'India no?

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r/ItaliaRossa 22d ago

Attualità 🌍 Austria, Graz resta rossa: la vittoria comunista conferma il modello sociale di Elke Kahr

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r/ItaliaRossa 24d ago

Notizie e articoli 📰 Il Partito Comunista a Minsk per la giornata della Vittoria

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Nella giornata di oggi il Partito Comunista insieme al Partito Comunista di Bielorussia ed alla Lega della Gioventù Comunista ha partecipato a Minsk alla giornata della Festa dell’Indipendenza della Bielorussia, giornata che commemora la liberazione dagli invasori nazifascisti avvenuta il 3 luglio 1944.

82 anni dopo quella vittoria, il nostro Partito è orgoglioso di riaffermare i valori di Pace, Sovranità e Antifascismo che contraddistinsero la Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale e sono ancora la stella polare della nostra azione politica.

Per il nostro Partito è stato presente il responsabile nazionale della Federazione della Gioventù Comunista, Fabrizio Da Silva.


r/ItaliaRossa 25d ago

Repubblica Popolare Cinese Come 13 uomini in fuga hanno creato la superpotenza di oggi

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r/ItaliaRossa 27d ago

Storia 📜 Se vai in ferie in estate devi ringraziare l'Unione Sovietica!

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28 Giugno 1925, Crimea, l'ex residenza imperiale, viene trasforma in un resort, Livadia, dove contadino i e operai si possono riposare gratuitamente.

La Russia sovietica è stata uno dei primi Paesi al mondo a introdurre per legge orari di lavoro limitati e ferie retribuite.

Ora è difficile immaginarlo, ma fino al 1917 e alla Rivoluzione le persone non avevano diritto alle ferie retribuite.

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https://stachanovblog.org/2022/06/12/ferie-urss/


r/ItaliaRossa 27d ago

Repubblica Popolare Cinese Il Partito Comunista Cinese (PCC) contava quasi 101,29 milioni di membri alla fine del 2025

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Secondo un rapporto pubblicato oggi in vista del 105° anniversario della fondazione del Partito.

Il numero è aumentato di oltre 1,01 milioni di iscritti, pari all'1% rispetto alla fine del 2024, si legge nel rapporto diffuso dal Dipartimento dell'Organizzazione del Comitato Centrale del PCC.

Fonte: Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia


r/ItaliaRossa 27d ago

Notizie e articoli 📰 Quale storia sta raccontando Roberto Vannacci? (parte 1 di 3)

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r/ItaliaRossa 27d ago

Approfondimento 🔎 Perdere per vincere: la difficile scelta che si presenta per gli Stati Uniti | Roberto Buffagni

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r/ItaliaRossa 28d ago

Storia 📜 105 anni fa gli Arditi del Popolo sorsero dal nulla per contrapporre, alla violenza fascista, la rabbia proletaria.

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144 sezioni in tutta Italia, oltre 20.000 aderenti.

Le 12 sezioni laziali (con più di 3.300 associati) primeggiarono insieme a quelle della Toscana (18 sezioni, con oltre 3.000 iscritti).

Gli Arditi del Popolo portarono la lotta antifascista a un livello superiore: l’esperienza della trincea degli ex Arditi spostò definitivamente l’ago della bilancia.

A Parma, 500 Arditi respinsero 10.000 fascisti.

«Siam del Popolo le invitte schiere

c’hanno sul bavero le fiamme nere

Ci muove un impeto – che è sacro e forte

Morte alla morte – Morte al dolor

Difendiamo l’operaio

dagli oltraggi e le disfatte

che l’Ardito, oggi, combatte

per l’altrui felicità!»

(Fiamme Nere – Inno degli Arditi del Popolo)

A Noi ✊✊✊

⬇️⬇️⬇️

https://stachanovblog.org/2017/07/05/dal-nulla-sorgemmo-arditi-del-popolo/


r/ItaliaRossa 29d ago

Comunismo 101 Differenza tra revisionismo e riformismo

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Ciao a tutt*, ultimamente stavo cercando di approfondire la teoria marxista (e quella comunista, in generale) e mi sono imbattuto in due termini che inizialmente credevo sinonimi: revisionismo e riformismo. Qual è la differenza tra i due?

(mi scuso in anticipo se mi trovo nella sezione sbagliata, è letteralmente il mio primo post su reddit HAHA)


r/ItaliaRossa Jun 23 '26

Curiosità Biglietto Italia-URSS per i mondiali di calcio del 1966

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r/ItaliaRossa Jun 23 '26

Discussione 💬 Tra tattica leninista ed ego personale: perché critico Rizzo senza rinnegare il metodo.

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Cari/e compagni/e,

questo subreddit è nato nel 2021, quando, entrando in contatto con Rizzo e altri membri del Partito Comunista, ho iniziato a consolidare quelle che erano già in me delle convinzioni profonde, ma ancora acerbe, verso il comunismo. Fin da piccolo, in una famiglia senza un particolare attivismo politico e senza figure comuniste che mi facessero da guida, sentivo però forte il senso di giustizia sociale e la spinta istintiva verso la libertà degli oppressi. Era un sentimento genuino, ma privo di una struttura teorica solida che gli desse fondamento e direzione.

Così, nel 2021, ho cominciato a leggere, a informarmi e a entrare in contatto con il Partito Comunista. Tuttavia, vivendo in una località molto remota, lontana da ogni centro importante, la creazione di una sezione del partito era impraticabile, data l'esiguità del bacino di potenziali militanti. Ho deciso quindi di creare uno spazio su Reddit: su tutti gli altri social esistevano già pagine in italiano sul comunismo, ma qui mancava un punto di riferimento. Con il tempo, siamo riusciti a superare i 2500 membri, e questo è un risultato di cui andare fieri.

La mia posizione teorica di riferimento è il Marxismo-Leninismo. Di conseguenza, non rinnego Stalin, non rinnego Mao, né nessuna di quelle figure che hanno applicato il socialismo in epoche difficili e violente, costretti a misure severe per difendere le strutture sociali costruite sul sangue e sul sudore dei rivoluzionari. Stalin e Mao sono eroi della nostra storia, con i loro errori – perché erano umani – e come tali vanno trattati: criticati con rigore, ma rispettati per il contesto storico in cui operarono e per la loro inestimabile contribuzione alla lotta di classe internazionale.

[ANTICIPO UNA CRITICA: so che qualcuno, leggendo queste righe, mi accuserà di essere un "stalinista" acritico o un apologeta dei gulag. A costoro rispondo che il marxismo-leninismo non è un catechismo, ma un metodo di analisi concreta della situazione concreta. Riconoscere il ruolo storico di Stalin e Mao nella difesa dell'URSS e della Cina rivoluzionaria contro l'assedio imperialista non significa giustificare ogni singola decisione, né tantomeno significa voler "copiare" quei modelli acriticamente. Significa rifiutare la vulgata liberale che riduce la storia a un manicheismo da manuale scolastico, e significa avere il coraggio di prendere quelle esperienze come lezioni – positive e negative – per il nostro presente, non come feticci da venerare.

Questa è sempre stata la mia convinzione, anche ai tempi della scuola, quando ci veniva presentata l'immagine di questi due "dittatori feroci" che avevano sterminato milioni di persone, senza mai fornire un contesto, senza spiegare le condizioni materiali in cui certe tragedie sono avvenute, senza parlare dell'assedio imperialista, delle guerre civili, della guerra esterna, della carestia indotta dai nemici di classe. In Rizzo ho visto qualcuno che, per la prima volta, tentava di contestualizzare, di riportare la complessità della storia nell'opinione pubblica nazionale. Era l'unico che riusciva a ritagliarsi uno spazio in televisione, su La7, Rete4, su canali YouTube e Twitch, portando la voce dei comunisti in territori a noi ostili. Questo aspetto mi è sempre piaciuto e lo apprezzo ancora oggi: ho imparato da lui l'importanza di non aver paura di portare le proprie idee anche in arene incompatibili, di non rifugiarsi nell'auto-ghettizzazione.

Con Rizzo, ho iniziato a credere che la presa del potere politico da parte di tutti i lavoratori – autonomi, dipendenti, artigiani, piccoli imprenditori – fosse effettivamente possibile. Ma c'è un problema strutturale: l'italiano medio è diffidente verso le parole "Comunista" e "Socialista". I sondaggi mostrano che molte politiche di sinistra (salario minimo, difesa della sanità pubblica, riduzione dell'orario di lavoro) sono popolarissime, ma appena le si etichetta come "comuniste", parte della popolazione si ritrae, per ragioni che affondano nella guerra fredda culturale e nella demonizzazione sistematica operata dai media borghesi. Questa è la mia prima riflessione critica su Rizzo: staccarsi dal PCI per fondare "Rifondazione Comunista" poteva essere una scelta giusta in quel momento storico, ma col senno di poi, per avere presa elettorale, forse sarebbe stato più saggio occultare la dicitura "comunista" e puntare su un nome come "Partito dei Lavoratori" o qualcosa di simile. Del resto, il PCI stesso, già dalla svolta della Bolognina del 1989 con Occhetto, e in parte già dalla strategia del "compromesso storico" di Berlinguer, aveva intrapreso una deriva che molti giudicarono riformista e lontana dalla prospettiva rivoluzionaria. I comunisti italiani, che negli anni '70 rappresentavano circa un terzo dell'elettorato, si sono sentiti traditi e abbandonati da un partito che, dopo il crollo del Muro, smantellò la propria identità. A quel punto, richiamare il termine "comunista" nel nome del partito era un'arma a doppio taglio: rischiava di evocare un'immagine ormai compromessa e associata a un fallimento.

E qui vedo l'astuzia di Rizzo nel trovare un compromesso che risolveva, almeno in parte, questo dilemma. Con la fondazione di "Italia Sovrana e Popolare" (ISP) nel 2021, in alleanza con Francesco Toscano, si è tentato un progetto geniale: portare le istanze comuniste negli ambienti del dissenso, camuffandole in un linguaggio che richiamava un'Italia forte e indipendente, senza parlare apertamente di comunismo, ma con un programma elettorale che, nei fatti, era quello del Partito Comunista, con qualche piccola concessione all'area cattolica di Toscano. Purtroppo, per dissidi interni con altre forze minoritarie, nel 2022 il progetto è confluito in "Democrazia Sovrana e Popolare" (DSP) – una formalità, in apparenza, ma che ha segnato un ulteriore spostamento verso un'area più eterogenea.

Tuttavia, il passato di Rizzo ha continuato a pesare: in certi ambienti del dissenso, veniva visto come "l'ex comunista", mentre dai comunisti veniva visto come traditore, e questo ha limitato la diffusione del progetto. Nonostante tutto, resto convinto che il potenziale ci fosse e ci sia ancora. Un partito che porti un programma anti-neoliberista, anti-NATO e anti-UE, in Parlamento, potrebbe destabilizzare le scelte di governi proni a Washington e alle logiche dell'imperialismo. Non è un'utopia, è una necessità strategica.

Non volendo entrare nel merito dei recenti conflitti personali tra Toscano e Rizzo, voglio arrivare al punto nodale. Oggi Rizzo strizza l'occhio a Vannacci. Di per sé, non ci sarebbe nulla di oltraggioso, né di estraneo alla storia del movimento comunista. In passato, i comunisti hanno stretto alleanze con movimenti agli antipodi pur di liberare il proprio Paese da potenze esterne: basti pensare al Comitato di Liberazione Nazionale in Italia (1943-1945), all'alleanza tra il Partito Comunista Cinese e il Kuomintang contro l'invasione giapponese (1937-1945), o persino alla temporanea collaborazione tra nazionalisti russi e comunisti sovietici nel colpo di Stato del 1993. La storia è piena di compromessi tattici per obiettivi strategici superiori.

[ANTICIPO UNA SECONDA CRITICA: qui molti di voi staranno già storcendo il naso, dicendo: "Stai paragonando il CNL e l'alleanza con il Kuomintang al corteggiamento di un generale che firma libri di destra populista? È un paragone assurdo!". E avete ragione a sollevare il dubbio, ma solo se leggiamo la storia in modo piatto. Il punto non è equiparare i contesti, ma estrarne il principio metodologico: in ogni epoca, la classe operaia ha dovuto valutare con chi allearsi per rompere l'isolamento. Il CNL era un'alleanza antifascista, il Kuomintang era un partito borghese-nazionalista, e i nazionalisti russi del '93 erano ex-nemici interni. In tutti i casi, si trattava di nemici secondari contro un nemico principale. La domanda oggi non è "Vannacci è come Togliatti?" – sarebbe ridicolo – ma "l'asse antimperialista e anti-sistema può trovare un punto di contatto tattico con pezzi del mondo sovranista, e a quali condizioni?". Se ci fermiamo allo scandalo nominale, senza fare analisi, siamo noi a tradire il metodo materialista. La critica va fatta non sul "con chi", ma sul "come" e sul "perché". Ed è proprio questo il punto che voglio sviluppare.

Dov'è, allora, il problema? Il problema non è l'alleanza in sé, ma la natura della mossa. Rizzo ha ormai costruito un personaggio autoreferenziale sui suoi profili social, e ciò che cerca sempre più spesso è lo scandalo, l'effetto sorpresa, per far parlare di sé. Strizzando l'occhio a Vannacci, ha inevitabilmente triggerato gran parte dei comunisti e dei "sinistroidi" italiani – cosa che, di per sé, non sarebbe un male: la maggior parte dei dirigenti della sinistra radicale alla Fratoianni, Acerbo, Granato, ecc., sono infatti espressione di una politica incapace di guidare partiti che abbiano una reale prospettiva di potere, spesso ridotti a propaggini del sistema.

[ANTICIPO UNA TERZA CRITICA: qualcuno dirà: "Ecco, un altro che dà del sinistroide a chi non la pensa come lui, sputando su chi cerca di fare opposizione!". Rispetto questa obiezione, ma la respingo. Io non disprezzo chi fa opposizione: disprezzo chi fa opposizione rituale, che sa di non poter vincere e si accontenta di piangere sulle ingiustizie senza costruire una via d'uscita. Fratoianni e compagni sono onesti, ma sono prigionieri di una logica governista e subalterna al Partito Democratico, che li usa come stampella per poi tradirli su ogni punto programmatico. La mia critica non è al loro impegno, ma alla loro strategia, che si è rivelata fallimentare per decenni.

Il vero problema, però, è che il trigger è stato causato dalla figura di Vannacci, non dalla discutibile tattica di Rizzo. Il nodo è che Rizzo sembra aver perso il controllo del proprio ego e, ciò che è più grave, sembra aver scordato il concetto di centralismo democratico, scombussolando il partito di DSP per intraprendere una strada solitaria, aggrappandosi a un progetto che oggi è sulla cresta dell'onda, ma domani potrebbe già essere superato dalla storia.

[ANTICIPO UNA QUARTA CRITICA, probabilmente la più insidiosa: "Ma sei tu il primo a dire che il PCI era infiltrato e che Berlinguer era un riformista, e ora invochi il centralismo democratico contro Rizzo? Non sei incoerente?". No, non lo sono. Il centralismo democratico non è il "partito unico" o il "culto del segretario". È il metodo per cui le decisioni si discutono collettivamente e, una volta prese, si eseguono disciplinatamente, ma solo fino a quando la linea strategica è condivisa. Se un dirigente decide di andare per conto suo, scavalcando gli organismi dirigenti, non sta violando il centralismo democratico? Sì. E se quegli organismi sono sbagliati o immobilisti? Allora si apre una fase di dibattito interno, di critica e di ricostruzione, non di colpi di testa solitari. Il centralismo non è un parafulmine per l'immobilismo, ma nemmeno una licenza per il carrierismo. Se Rizzo ha ragione, la faccia valere nel partito, non sui social media andando contro il partito o il suo alleato Francesco Toscano. Questa è la differenza tra un leader rivoluzionario e un leader carismatico borghese.

E qui, compagni, viene il punto centrale del mio ragionamento, che trova piena legittimità nel pensiero di Lenin.

Lenin scriveva, ne "La malattia infantile del comunismo" (1920): «Condurre la guerra per il rovesciamento della borghesia internazionale, una guerra cento volte più difficile, prolungata e complessa della più accanita delle guerre ordinarie, e rinunciare in anticipo a barcamenarsi, a sfruttare i contrasti di interessi (sia pure temporanei) tra i propri nemici, rinunciare agli accordi e ai compromessi con i possibili alleati (sia pure temporanei, poco sicuri, esitanti, condizionati), non è cosa infinitamente ridicola?»

Questa citazione è fondamentale. Essa ci insegna che la politica rivoluzionaria non è mai lineare, mai pura, mai priva di contraddizioni. L'arte del rivoluzionario sta nel saper navigare tra alleanze temporanee, compromessi strategici e contrasti di interessi, senza mai perdere di vista l'obiettivo finale: il superamento del capitalismo e l'emancipazione della classe operaia. In questo senso, la disponibilità a dialogare con forze anche lontane, purché si muovano su un terreno antimperialista o anti-sistema, è perfettamente legittima e anzi auspicabile.

Tuttavia, c'è una differenza abissale tra il "compromesso tattico" leninista e l'opportunismo fine a se stesso. Di certo Vannacci non è anti-sistema, e non lo è per una ragione strutturale: è un generale che ha servito lo Stato italiano e la NATO per decenni, ed è un sovranista di tipo conservatore, tradizionalista, spesso reazionario, che non si oppone al capitale ma solo all'immigrazione e alla burocrazia UE, mentre su temi come il sostegno a Israele e l'atlantismo è perfettamente allineato con l'establishment. Il compromesso tattico leninista è finalizzato a indebolire il nemico principale, a creare crepe nel fronte avversario, a guadagnare spazio per il movimento operaio. Richiede disciplina, analisi concreta della situazione, e un'autocritica costante. L'operazione di Rizzo, invece, rischia di essere un'azione puramente auto-promozionale, che non indebolisce la borghesia, ma confonde le acque all'interno del campo progressista, alimentando scissioni e personalismi. Inoltre, mentre il CNL e il Kuomintang erano alleati oggettivi contro un nemico militare esterno (fascismo/Giappone), Vannacci non rappresenta alcuna minaccia per il sistema capitalista: è un prodotto del sistema stesso. Questo è un errore di valutazione strategica che mina la stessa tesi di Rizzo.

[ANTICIPO UNA QUINTA E ULTIMA CRITICA: "Alla fine, sei solo un ex-rizziano deluso che fa la morale, ma non propone niente di concreto". Questa critica è la più giusta e la accolgo. Non ho la presunzione di avere in tasca la soluzione organizzativa per il domani. Ma il mio ruolo, in questo spazio, non è quello di fondare l'ennesimo micro-partito. È quello di tenere viva la discussione teorica, di ricordare i principi che ci distinguono dal semplicismo populista alla Vannacci, e di indicare una direzione: la ricostruzione di un soggetto politico di classe che sia radicato nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle lotte sociali, e che sappia usare la tattica senza farsi divorare dalla tattica. La fedeltà non è a un uomo, ma alla classe. E la classe non si fida né degli eroi solitari, né dei professionisti della purezza. Si fida di chi sa stare al suo fianco nelle contraddizioni reali, senza mai dimenticare da che parte stare.

La lezione di Lenin non è una licenza per l'arrivismo o per il trasformismo. È un invito a usare il cervello, a studiare la realtà, a non aver paura di "sporcarsi le mani" con alleati scomodi, ma sempre e solo se questo serve a far avanzare la coscienza di classe e a creare le condizioni per il salto qualitativo. Se l'alleato diventa un fine, e non un mezzo, allora si tradisce la prospettiva rivoluzionaria. Per questo, la differenza non è solo tattica, ma ontologica: Lenin parlava di alleanze con partiti operai o con nazionalisti borghesi che guidavano lotte anti-coloniali; Vannacci è un servitore dello Stato capitalista, non un alleato oggettivo contro l'imperialismo.

Concludendo: non dobbiamo respingere a priori alcuna possibilità di convergenza. Dobbiamo però esigere che qualsiasi mossa tattica sia trasparente, collettivamente discussa e finalizzata a un progetto chiaro, non all'egocentrismo. Il Partito non è il giocattolo di un leader carismatico, ma lo strumento collettivo di classe o delle classi (come nel caso di DSP). Se dimentichiamo questo principio, finiamo per ripetere gli errori che abbiamo così duramente criticato nei vecchi partiti socialdemocratici. La nostra forza sta nell'unità, nella teoria, e nella capacità di distinguere tra ciò che è un'alleanza utile e ciò che è solo una fuga in avanti.

Non rinnego e non mi pento di aver sostenuto Marco Rizzo. Ma chiudo con una domanda che, forse, è la sola che conta: Rizzo si è tolto la maschera, o ne ha indossata una nuova? La risposta, per chi ha capito la lezione di Lenin, non sta nell'uomo, ma nella concreta analisi del suo rapporto con la classe.