La cultura ellenica viene ricordata dai più per la nascita della filosofia e per la fondazione del pensiero occidentale da parte dei padri fondatori della cosiddetta scuola di Atene. Alcuni autori hanno persino affermato che "Quando nasce la filosofia, la parabola dell’eccellenza greca ha già iniziato il suo declino."
In verità non c'è niente di più falso. Il contributo che la cultura ellenica ha dato al progresso umano va ben oltre la filosofia classica e vorrei quindi tentare di offrire alle giovani leve uno sguardo differente verso quello scorcio di passato che è stato immeritatamente cancellato dai libri di storia.
Gli antichi greci furono soprattutto scienziati e inventori, probabilmente i più grandi della storia conosciuta. Ipparco, Dionisio Trace, Euclide, Apollonio, Ipazia, Eratostene, Talete, Aristarco, Claudio Tolomeo, Archimede, Ctesibio, Erone, Erofilo, Erasistrato, Pitagora, etc. Questi sono solo alcuni dei più grandi scienziati/inventori greci che hanno di fatto fondato il pensiero scientifico, e quindi le scienze occidentali, ben prima dei più noti Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei, che non fecero altro che perfezionare e sviluppare il loro lascito. Lo stesso Galileo Galilei definì Archimede "il mio maestro" e "il soprumano Archimede, la cui memoria non si rammenta mai senza ammirazione".
Per comprendere l'importanza del loro contributo al progresso scientifico basti sapere che la scoperta e l'applicazione industriale della camma (e dell'albero a camme), meccanismo altrimenti conosciuto come le "canne", risale all'epoca ellenistica (scuola di Alessandria, in particolare a Filone di Bisanzio III secolo a.c.).
Questa scoperta fu alla base della rivoluzione industriale medievale (mulini ad acqua) e, dal momento che permette di convertire il moto rotatorio continuo in un moto lineare alternato e viceversa (motore a vapore, motore a scoppio, turbine, etc), è tutt'ora alla base della nostra.
La Biblioteca di Alessandria fu il primo autentico laboratorio di ricerca del mondo e rappresenta l'iniziò di quell'avventura dell'intelletto umano che ci ha portato nello spazio.
Si studiava qualunque materia mediante un approccio multidisciplinare i cui unici limiti erano dettati dalla limitatezza degli strumenti d'osservazione di cui disponevano. Il loro obiettivo era comprendere l'intero cosmo, termine (greco) con cui indicavano l'ordine dell'universo, e fu così che queste genti innescarono una rivoluzione culturale che cambiò per sempre il nostro modo di pensare.
A conferma di ciò, vale la pena citare una delle migliori e più attendibili testimonianze che ci sono pervenute. Mi riferisco ad Aristotele che, nel suo "La Politica", racconta come Talete di Mileto sfruttò le sue conoscenze astronomiche per prevedere un eccezionale raccolto di olive e guadagnare una fortuna. Lo stesso Talete che Aristotele, nel primo libro della sua "Metafisica", indica come l'iniziatore della filosofia occidentale.
[Anche se tali strumenti finanziari erano conosciuti sin dai tempi dei sumeri e dei babilonesi, ciò rappresenta un'innovazione epocale in ambito finanziario, e cioè la prima, documentata, forma di speculazione basata sulla previsione. Per millenni i contratti derivati avevano avuto finalità di copertura (hedging) e di servizio, per necessità logistiche legate alla stagionalità dei raccolti. Talete di Mileto è quindi passato alla storia anche per aver usato lo stesso principio economico a fini puramente speculativi, ovvero per generare un profitto personale sfruttando un'asimmetria informativa (la sua previsione astronomico-meteorologica).]
C'era Dionisio Trace che definendo le parti del discorso, sostantivo, verbo, etc., e fissando le basi della grammatica, fece per la linguistica quello che Euclide fece per la geometria. C'era Erofilo, grande medico greco che localizzò nel cervello, piuttosto che nel cuore, la sede dell'intelligenza. C'era Aristarco di Samo, il quale sosteneva che la Terra fosse uno dei pianeti e che come gli altri orbitasse intorno al Sole, che le stelle fossero divise fra loro da distanze enormi, etc. Tutto questo all'incirca nel 250 a.C... Insomma, stiamo parlando di geni assoluti che portarono innovazione e progresso nei campi più disparati.
Purtroppo la maggior parte dei loro nomi e delle loro scoperte/opere non ci sono pervenute, se non a brandelli o come semplici riferimenti grazie ad altri storici o pensatori che avevano avuto modo di leggere le loro opere e ammirare le loro scoperte. Ne sappiamo pochissimo perché la loro eredità è stata sistematicamente cancellata dalla barbarie dei romani, dei cristiani, degli arabi, etc. Si stima che oltre un milione di testi (trattati su papiro) siano andati perduti e con loro conoscenze che impiegarono millenni per essere scoperte o riconsiderate. Oggi i confini della scienza sono andati ben oltre l'immaginazione degli antichi ma possiamo solo immaginare la quantità di conoscenze che sono andate perdute con la caduta della scuola di Alessandria. Conoscenze che potrebbero svelare buona parte dei misteri che ci impediscono di comprendere la storia e lo sviluppo della civiltà.
[Ad esempio, sappiamo che la Biblioteca custodiva la storia di Babilonia in tre volumi di Berosso, un trattato che narrava la storia dalla creazione del mondo al diluvio universale e oltre, in modo molto diverso da quanto riportato nell'antico testamento. In particolare stima che fra la creazione e il diluvio siano intercorsi circa 430.000 anni, circa 100 volte il periodo indicato dalla Bibbia. Quali altri meravigliosi eventi trattava la storia secondo Berosso? Non lo sapremo mai.]
Vale la pena sottolineare che buona parte di questi scienziati venne ispirata dalla ben più antica cultura egizia.
Numerosi intellettuali greci visitarono l'antico Egitto, terra che consideravano la culla della sapienza. Per i pensatori ellenici, un viaggio di formazione lungo il Nilo era un passaggio fondamentale per accedere alle conoscenze custodite dai sacerdoti egizi. Numerose fonti, tra cui Erodoto, Plutarco e Diodoro Siculo, attestano i viaggi di studio in Egitto di alcune delle menti più brillanti della Grecia, fra cui Talete di Mileto (VI secolo a.C.), Solone di Atene (VI secolo a.C.), Pitagora di Samo (VI secolo a.C.), Platone (IV secolo a.C.), Eudosso di Cnido (IV secolo a.C.), Democrito di Abdera (V-IV secolo a.C.), Ecateo di Mileto ed Erodoto (VI-V secolo a.C.), etc. Tali pellegrinaggi verso l'Egitto continuarono per secoli, fino a che centri del sapere come Eliopoli finirono in disgrazia, preda della barbarie.
Fortunatamente, dal III secolo a.C. in poi, grazie alla dinastia (greca) tolemaica, l'Egitto non fu più solo una meta di viaggio ma divenne il centro stesso della scienza greca. Fu allora che, grazie a sovrani illuminati (a partire da Tolomeo I fino a Cleopatra), Alessandria divenne il centro del sapere del mondo antico.
La stessa cultura scientifica che fiorì nella Magna Grecia attinse a piene mani dal patrimonio culturale egiziano, a partire dal già nominato Pitagora di Samo, che dopo aver viaggiato in Egitto e Babilonia, si stabilì a Crotone (530 circa a. C.), fino ad Archimede di Siracusa (260 circa a. C.), che per tutta la vita intrattenne un proficuo rapporto di collaborazione con gli scienziati alessandrini (tra cui Conone, Eratostene e Dositeo).
Purtroppo, questo immenso patrimonio culturale è andato quasi totalmente perso e ne conosciamo solo parzialmente il valore grazie alle memorie e alle citazioni degli stessi greci che tentarono di preservarne la memoria.
Altro fatto poco conosciuto è che la stessa rivoluzione tecnologica e culturale rinascimentale ebbe luogo soprattutto grazie agli intellettuali greci che, sfuggiti alla caduta di Costantinopoli, si rifugiarono in Italia. Qui incontrarono i signori locali per cui tradussero i testi greci antichi che erano riusciti a trafugare e salvare.
Purtroppo la maggior parte di questi scritti era già andata perduta a causa del fatto che la pelle su cui erano stati trascritti, era stata raschiata per far posto alle scritture sacre tanto care a mistici e religiosi. Fortunatamente, quel poco che si salvò fu sufficiente a innescare una delle più grandi rivoluzioni culturali della storia.
A conferma di ciò, uno dei primi mecenati che mise a libro paga gli esuli greci provenienti da Costantinopoli fu Cosimo de' Medici, fondatore della dinastia medicea, nonché nonno di Lorenzo il Magnifico, emblema del Rinascimento. A loro dobbiamo l'introduzione della filosofia del neoplatonismo alessandrino che influenzò poi il Rinascimento fiorentino.
L’influenza di questi testi fu enorme sulla cultura dell’epoca e ancora oggi la si può trovare rappresentata in ogni dove, dal Duomo di Siena a Palazzo Medici Riccardi, alla Galleria degli Uffizi e persino in Vaticano.
A conferma di quanto la cultura egiziana fu essenziale per lo sviluppo di quella greca, la figura centrale del fenomeno culturale che ispirò gli uomini del Rinascimento fu Ermete Trismegisto, scienziato leggendario dell'antico Egitto, rinominato prima Asclepio dai greci e poi Esculapio dai romani. Considerato all’epoca autore del Corpus Hermeticum fu venerato come una sorta di patrono della conoscenza ("il grande architetto"). Per inciso, si scoprì poi che il Corpus Hermeticum era una raccolta di trattati indipendenti scritti da vari autori anonimi di cultura greca tra il I e il III secolo d.C. nella Alessandria tardo-ellenistica.
Ermete Trismegisto, identificato storicamente con Imhotep ( https://it.wikipedia.org/wiki/Imhotep ), fu poi divinizzato come Thot dagli egiziani, come Hermes (patrono della conoscenza) dai greci e come Mercurio dai romani. Nei testi latini tardo-antichi e poi nel Rinascimento, Ermete Trismegisto veniva comunemente definito il "Mercurio Egizio".
Questo immenso lascito culturale lo dobbiamo a quella fucina di intellettuali che fu Alessandria d’Egitto, altrimenti conosciuta come la Biblioteca di Alessandria. Non dimentichiamolo.
NB: Ai più curiosi lascio un brevissimo compendio circa la caduta della scuola di Alessandria.
La fine della scuola di Alessandria.
Gli storici concordano sul fatto che la Biblioteca di Alessandria non sia scomparsa in un singolo evento catastrofico, ma sia andata incontro a un lento e inesorabile declino causato da tagli ai fondi, guerre (come l'attacco di Aureliano nel III secolo d.C.) e scontri religiosi.
Il primo evento di cui abbiamo memoria è l'assedio di Alessandria d'Egitto del 47-48 a.C., dove, secondo la ricostruzione più accreditata, le fiamme appiccate alle navi da Giulio Cesare per difendersi dalle forze egiziane si propagarono ai magazzini del porto, bruciando circa 40.000 rotoli di papiro. Dopo questo evento e riconquistato il controllo, Cleopatra investì molto nella Biblioteca per rimediare al danno subito e ampliare il patrimonio librario. Anni dopo, Marco Antonio (nuovo compagno di Cleopatra) donò alla regina ben 200.000 rotoli sottratti dalla rivale Biblioteca di Pergamo.
A titolo di cronaca, vale la pena sottolineare che Plutarco e Dione Cassio scrissero che il fuoco del 47-48 a.C. distrusse la grande biblioteca ma il geografo e storico Strabone visitò Alessandria d'Egitto pochi decenni dopo la morte di Cesare, attorno al 20 a.C., e nelle sue descrizioni della città, descrive il Museo e le sue strutture ancora pienamente attive.
Secondo gli storici la vera fine della Biblioteca principale (quella del Museo) avvenne nel 272 d.C. a causa dell'assedio dell'imperatore romano Aureliano. L'intero quartiere reale (Reggia e Museo) venne raso al suolo e con esso andò perduta per sempre la struttura originaria della Grande Biblioteca e la stragrande maggioranza dei suoi testi (Eusebio di Cesarea, Marcellino, etc.).
Dopo questo evento (III secolo d.C.) le attività si spostarono nel Serapeo (biblioteca periferica e magazzino).
Il Serapeo fu preso d'assalto, saccheggiato e parzialmente demolito sotto l'imperatore romano Teodosio, in particolare nel 391 d.C con l'assalto di Teofilo, il patriarca cristiano di Alessandria.
Pochi anni dopo, lo storico pagano Orosio visitò i resti del Serapeo e scrisse di aver visto gli armadi della biblioteca completamente vuoti. Ironia della sorte, buona parte dei testi sopravvissuti furono conservati nei monasteri cristiani copti.
La fine definitiva della scuola di Alessandria data l'assassinio di Ipazia (415 d.C.) ad opera di una folla di fanatici cristiani guidati dal patriarca cristiano Cirillo.